Le dodici fatiche di Ercole vengono associate al percorso del Sole nei 12 segni e nelle 12 case astrologiche. L’associazione può essere costruita arbitrariamente cercando un nesso di senso fra le fatiche e le qualità dei segni, non ne esista una lista definitiva anche se spesso si ricorre a quella di Alice Bailey. Rileggendo i miti e riflettendo sui segni zodiacali ho costruito una mia griglia associativa cercando delle relazioni fra un mito e l’altro, fra segni diversi e divinità che trasversalmente si trovano in questo o quel mito. Come ad esempio nel mito dell’Ariete troviamo dei riferimenti a Nettuno, Apollo, Marte che ci rimandano ad altri racconti che nulla hanno a che fare con le dodici fatiche allo stesso modo dobbiamo raccontare il tema natale attraverso contaminazioni di storie, di immagini e di archetipi restando sulla trame di base, amplificandone i simboli.

Ercole aveva avuto come compito da Euristeo quello di portare a Micene le pericolose cavalle di Diomede che si nutrivano di carne umana. In alcuni dipinti vascolari sono rappresentate alate come le Arpie, le Gorgoni, le Erinni. Tra gli animali con la capacità di volare in relazione con il segno dell’Ariete troviamo il Vello d’Oro, figlio di Poseidone e Teofane, che viene poi sacrificato al dio Marte, padre di Diomede. Tra le punizioni del passato vi era quello di essere squartati da quattro cavalli che tiravano il corpo del malcapitato per gli arti in direzioni opposte. Anche a Urano toccò qualcosa di simile venne bloccato da quattro dei suoi figli di titani ai quattro angoli del cielo che lui rappresentava, messo in qualche modo in croce ed evirato, privato della virilità della potenza fecondante. Da lui nacquero anche le Erinni che ricordano le cavalle di Diomede. Come si nota già in questi primi racconti ci sono dei forti nessi di senso e dei rimandi, dei tratti comuni, degli isomorfismi, delle vicinanze archetipiche. I cavalli rappresentano, così come i tori, le energie ctonie, libidiche che spingono all’azione, che non possono restare ferme, se stagnanti creano danni. La tematica dello squartare, del divorare carne umane, antropofagia possono farci  pensare al fatto che quando non agiamo non seguiamo la nostra libido siamo quasi autofagocitanti, possiamo in qualche modo crearci danno, quasi autoflagellarsi.

Le cavalle erano quelle che erano utilizzate dal cocchio di Ade e conducevano al regno dei morti, agli inferi. Ade era anche conosciuto come klytópolos, «celebre per i suoi cavalli». “Gli Eroi gli portavano destrieri. Quando si vede rappresentato qualcuno seduto sul trono o disteso e nello stesso tempo una testa di cavallo che guarda da una finestra, non c’è alcun dubbio, che con quel dipinto si vuole onorare un morto. Su vasi sepolcrali molto antichi i cavalli figurano attaccati solennemente al carro funebre di un eroe, nelle storie di narratori più tardi vengono rappresentati mentre lacerano” K. Kerényi

Ercole prima di arrivare da Diomede da Admeto che può essere vista come una prima iniziazione alla morte perché combatte proprio contro di lei per salvare la vita di Alcesti. Superata questa avventura giunse da Diomede dove trovò le cavalle legate con catene di ferro (metallo di Marte) alla mangiatoia di bronzo (metallo di Venere e della Luna). In una prima versione della storia Ercole ha vita facile, prende Diomede e lo dà in pasto alle sue cavalle, mentre in un altro racconto sempre Kerényi ricorda:“Avrebbe rubato le cavalle ai loro custodi e le avrebbe spinte dal paese dei Bistoni verso il mare. Diomede lo avrebbe inseguito coi Bistoni; l’Eroe avrebbe lasciato allora le cavalle in custodia al suo caro Abdero; sceso in lotta con gli inseguiti, avrebbe ucciso Diomede e messo in fuga i Bistoni. Intanto Abdero sarebbe caduto vittima delle cavalle: queste lo avrebbero trascinato a morte oppure lo avrebbero dilaniato come era loro abitudine.

Ercole è un immortale ma decide di affidare in maniera impulsiva le cavalle ad Abdero dimenticando la sua fragilità in quanto uomo, infatti viene ucciso. L’importante è stata l’azione, la conquista e non si è pensato alle conseguenze.

Si racconta in una seconda versione del mito che dopo questo lutto, ma comunque con la fatica superata Ercole si fosse unito alla spedizione degli argonauti per la conquista del Vello d’Oro, ancora elemento marziale, tellurico come scrivevo all’inizio, in questo racconto si unisce a quello di Giasone altro archetipo arietino. In un’altra versione ancora Ercole, dopo l’impresa delle cavalle di Diomede, sarebbe andato a combattere contro altri due figli di Marte: Licaone e Cicno. Kerényi scrive: “In Euripide egli chiama questo il suo daimon”. Combattere contro i figli di Marte, contro la distruzione, l’impulsività è il suo destino. Della battaglia con Cicno Kerenjy racconta: “A giudicare dal nome, Cicno, «il cigno», apparteneva ai servi e ai favoriti di Apollo. Abitava in un boschetto a lui sacro presso Pagase in Tessaglia e assaliva gli adoratori del dio che passavano da quelle parti con le loro ecatombi, avviandosi a Delfi. Però anche secondo questa narrazione egli era tutt’altro che un servo d’Apollo. Gli stava personalmente vicino suo padre Ares coi due aurighi Deimos e Fobo, «spavento» e «paura». Eracle combatté contro Cicno sul suo carro guerresco, accompagnato da Atena, che teneva in mano la vittoria e la fama. Il suo ardito auriga era l’Eroe Iolao, ma il cavallo attaccato al cocchio era il divino Arione, creato da Poseidone e Demetra.Eracle non lo aveva rubato, ma l’aveva avuto in dono o a prestitoe poi lo aveva dato a Adrasto. Si narrava anche che Ares avesse aiutato Cicno, ma che alla fine della lotta una folgore di Zeus avesse separato i contendenti. Secondo la maggior parte dei narratori però Cicno fu ucciso dall’Eroe, e Zeus entrò nella lotta con la folgore soltanto quando i suoi due figli, Ares e Eracle, lottavano già uno contro l’altro.”

Il Sole, Apollo, appare ma come divinità da servire, in questo caso il Sole attivo è Ercole. Il cavallo era il figlio di Poseidone e torniamo ai discorsi iniziali, sua madre era Demetra e ci riconduce a Proserpina che è rapita da Ade, i cavalli di Ade, ancora quanto scrivevo all’inizio. C’è un isomorfismo, una somiglianza nei racconti che lascia basiti, ma ci conferma come, in effetti, oltre il domicilio di Marte, in Ariete ci “stanno bene”, hanno un senso l’esaltazione del Sole eroico e Plutone. Mi sarebbe piaciuto pensare anche a qualcosa con Nettuno da ritrovare nella simbologia dell’Ariete, ma pur non essendoci come governatore, domicilio, cadute, esili, esaltazioni possiamo sempre nell’interpretazione, quando un Nettuno è forte assieme a Marte o al segno dell’Ariete, inserirlo nel nostro racconto al consultante. Il mito descritto nell’ultima citazione si conclude con la lotta di Ercole contro Marte, che poi viene interrotta da Zeus; la potenza arietina si fa sentire, l’intervento di Zeus può essere utilizzato anche nell’interpretazione del tema natale per capire come i valori Ariete impulsivi possano essere “regolati”.