CHI E’ CRONO/SATURNO?
Dobbiamo leggere l’intero racconto mitico per capire chi sia Crono, ma diventa ancor più importante il fatto che lui sia legato ad Urano, divinità del cielo e governatore dell’Acquario dove il pianeta farà il suo ingresso il 22 marzo 2020.
Crono e Saturno sono le stesse divinità, come accade per altri dei come loro: Zeus/Giove, Venere/Afrodite, uno possiede il nome greco e uno quello latino.
Nel caso di Crono/Saturno ci sono delle differenze importanti. Crono può essere messo in relazione con il tempo lineare, Saturno con il tempo circolare, il ritorno delle stagioni perché è più in stretta relazione con i miti agricoli. Certo è che il Saturno latino nasce dal Crono greco o quanto meno subisce le contaminazioni.
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Crono/Saturno è il governatore del Segno del Capricorno, il sol invictus la fine del principio si potrebbe dire. Questo Segno apre l’inizio dell’inverno, il punto più basso in cui si trova il Sole sull’orizzonte. Il solstizio d’inverno indica il giorno con meno luce dell’anno, ma da quel momento in poi, nei giorni successivi, le ore di luce aumenteranno.
L’etimologia della parola Crono è incerta, nel linguaggio comune rappresenta il tempo, il suo scorrere lineare. G. Semerano a proposito dell’etimo evidenzia che è diventato di uso popolare associarlo allo scorrere del tempo. Attraverso le opere di altri linguisti evidenzia che può derivare da un verbo pelasgico che significa inghiottire, cosa che Crono fece con i propri figli. Il tempo, infatti, ingoia il futuro facendolo diventare presente. I figli inghiottiti e quelli che tentò d’inghiottire erano il futuro che però poi si è manifestato comunque, è ritornato in altro modo; Estia, Era e gli altri dèi ingurgitati sono stati liberati da Zeus che ha avvelenato Crono affinché li vomitasse. Il futuro, sembra affermare Crono, appare diverso da come l’abbiamo immaginato, prospettato, ma non può fare a meno di essere e di esistere. Sempre Semerano indica una possibile radice del nome Crono ad una particella indoeuropea che significa “cima” o “quello delle montagne”. Il Capricorno è appunto la rappresentazione di una capra di montagna con la coda di pesce che ricorda la trasformazione del dio Pan in pesce mentre scappava dal gigante Tifeo durante la guerra fra titani e dèi olimpici. La costellazione del Capricorno nasce grazie alla trasformazione di Pan, da parte di Zeus, in essa. Per le caratteristiche di Pan rimando agli articoli presenti sul blog, la cosa da ricordare è che Pan era la divinità che avrebbe dovuto allietare gli dèi, cosa che di fatto accade durante i saturnalia, le feste in onore di Saturno, ma Pan viene abbandonato da sua madre, Driope, perché ritenuto brutto. Il padre di Pan è Ermes, possiamo pensare, dunque, che Ermes-Mercurio debba essere in relazione con il Segno del Capricorno, cosa vera se pensiamo alla dialettica Senex (Saturno) – Puer (Mercurio). Stiamo scoprendo un po’ alla volta come questa divinità, questo pianeta sia ricco di sfumature e significati non sempre negativi, anzi. Crono è il pianeta che si fa carico del suo destino, delle sue scelte, come leggeremo.
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Sempre tornando all’etimo del nome Semerano aggiunge: “Ci si limitò a congetturare che fosse una divinità preellenica. Le feste Cronies celebrate in Atene d’estate, per solennizzare la raccolta delle messi, dei frutti della terra, mostra chiaramente che è una divinità propizia all’agricoltura, alla vita feconda dei campi.”. Crono, quindi, si festeggiava alla fine dell’estate, quando si raccoglievano le messi, nel Segno della Vergine che sappiamo essere in relazione con la divinità della Terra, Demetra. Crono è la divinità che ha insegnato l’agricoltura agli uomini, questo tratto è ancora più evidente nel mito del Saturno romano. Il solco dell’aratro, tagliare le messi ricordano proprio la falce di Saturno. Tornando al nome di Saturno è importante ricorda che tra i suoi diversi appellativi aveva anche quello di Stercutus ovvero la divinità del concime che rende fertili i campi e porta ricchezza. Lo sterco del demonio, il denaro è spesso messo in relazione con Ade-Plutone, ma come si leggerà anche Crono-Saturno è in relazione con il regno dei morti, delle anime felici, dei beati. Un appunto importante è che: “Il Saturno dei Romani non era ricordato per aver regnato nel mondo prima di Giove, ma per aver regnato sul Lazio (o sull’Italia) prima di Roma. Il punto di vista romano non conosce altro cosmo che Roma e il suo impero; non per niente a Roma il mito di nascita della città tiene il posto di un mito cosmogonico. Quando però l’identificazione di Saturno con Kronos era diventata operante, si dovette relativizzare il dio romano al punto di vista greco; si favoleggiò allora di un Saturno-Kronos cacciato da Giove-Zeus che si rifugia nel Lazio dove viene accolto da Giano” Santucci.
Cicerone nel De Natura dei afferma che Saturno: “[…] Per giustificare l’antica tradizione, nota a tutta la Grecia, secondo la quale Cielo sarebbe stato evirato dal figlio Saturno e Saturno, a sua volta, messo in ceppi dal figlio Giove,. Si applicò a questi irrispettosi racconti un’interpretazione di tipo naturalistico non priva di acutezza: si ritenne cioè che quel mito stesse a significare che la sublime ed eterea sostanza, cioè il fuoco, di cui risultano costituiti gli dèi delcielo e che tutto genera dal suo seno, manchi di quegli organi che, per procreare, abbisognano dell’unione con un altro essere. Saturno fu identificato col dio che regola i movimenti nello spazio e lo scorrere del tempo; il suo nome greco sta ad indicare proprio questo: Crono altro non è se non una leggera variante di cronos, il tempo. Quanto poi al nome Saturno deriva dal fatto che questo dio è saturo di anni. La finzione che egli divorasse i propri figli sta a simboleggiare che il tempo distrugge i giorni che passano e fa degli anni trascorsi il suo nutrimento senza riuscire mai a saziarsi. Analogamente si immaginò che il figlio Giove lo mettesse in ceppi per evitare che si abbandonasse a movimenti disordinati e per conservarlo avvinto al moto degli astri. Il nostro Iuppiter al contrario, cioè il pater iuvans (che nei casi obliqui denominiamo semplicemente Iovem dal verbo iuvare) è celebrato dai poeti come «padre degli dèi e degli uomini » e fu denominato dai nostri antenati « ottimo massimo », anzi « ottimo » (cioè sommamente benevolo) prima ancora che « massimo », essendo cosa assai più meritoria e gradita fare del bene a tutti che possedere molta potenza.”
Zeus, quindi, si fa garante del moto degli astri, del cielo, degli dèi che riempiono il tema natale e scandiscono il tempo presente, passato, ma soprattutto futuro che Crono non deve più ingoiare.
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LA SCELTA DI CRONO, LIBERARSI DEL PADRE URANO
Urano è la prima divinità a nascere dal ventre di Gea. Esiodo narra che dal Caos identificato non come una divinità, “ma – come – soltanto un vuoto «spalancarsi»”, nacque Gea “dall’ampio seno, solida ed eterna sede di tutte le divinità che abitano lassù”. Kerényi scrive: “Gea invece prima di ogni altra cosa partorì come suo simile il Cielo stellato, Urano, affinché questi l’abbracciasse interamente e fosse sede solida ed eterna degli dèi beati. Essa partorì poi le grandi montagne, nelle cui valli dimorano così volentieri certe dee, le Ninfe. Infine, diede alla luce Ponto, il Mare deserto e spumeggiante. Essa creò tutto ciò senza Eros, senza accoppiamento.” Prima dell’universo, del tempo stesso, esisteva il Caos che racchiudeva le infinite possibilità di manifestazione e di esistenti; il fatto che fosse Gea la prima a nascere ci mostra come il principio femminile avesse enorme importanza prima dell’avvio storico della fase patriarcale. Il femminile viene naturalmente prima del maschile perché è quello che permette la “nascita”, è il contenitore del tutto, così come l’uovo primordiale. Nel nostro mondo in cui il tempo scorre dal passato al futuro, generando un pensiero causale, non possiamo non sentire fortemente la presenza dell’archetipo dell’inizio/principio, ovvero quello della madre/donna. Gli archetipi sono in relazione tra loro quando si trovano nell’inconscio collettivo, nel momento in cui diventano rappresentazione archetipica possono perdere questa relazione o mantenerne alcune; l’archetipo dell’inizio/principio è in relazione naturale, come in un legame di appartenenza tra due insiemi, con quello della madre. L’archetipo del padre/maschile, sembra non essere toccato dall’archetipo dell’inizio/principio, ma appare all’umanità dopo che si è avuta coscienza della forza generatrice maschile, ovvero quando la donna è incinta. Ciò non significa che l’uomo, il maschile, sia inferiore al femminile, ma semplicemente che noi, nel nostro mondo, fatto di tempo causale, prendiamo coscienza della sua necessità per pro-creare in un secondo momento. Il tempo causale nasce con lo schiudersi dell’uovo cosmico, possiamo affermare che Gea e Urano nascano contemporaneamente, la prima appare immediatamente, nel senso di “senza mediazione”, il secondo passa attraverso di lei, ma esisteva e nasceva anch’esso con lei.
Kerényi ricorda che: “Urano si accoppiava ogni notte con Gea. Odiava però sin da principio i figli che generava con lei. Appena nascevano, li nascondeva e non li lasciava uscire alla luce, li nascondeva nella cavità interna della Terra. In tale malvagia azione – dice Esiodo esplicitamente – egli provava gran gioia. L’immensa dea Gea ne era costernata e si sentiva troppo angusta per il peso che rinserrava in sé. Così escogitò anche lei un inganno crudele. Trasse rapidamente dalle sue viscere il terribile acciaio, ne fece una falce con denti aguzzi e si rivolse ai suoi figli.”. Falce estratta dal ventre che è in relazione con la Luna che sorge al’orizzonte.
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Per dirla con una terminologia cara a Erich Neumann, Urano viveva prima della sua nascita, ma per volontà di Gea, in una fase d’incesto uroborico, totalmente legato a lei, dipendente dalla dea; una volta venuto alla luce non è riuscito a raggiungere la fase dell’incesto matriarcale che avrebbe portato alla creazione di un Io differenziato e maturo. Dal canto proprio però, Gea, aiutava simbolicamente i figli nel loro processo d’individuazione, e chiedeva ella stessa aiuto per sé, chi risponde all’appello, come ricorda Kerényi è il “tortuoso Crono”: “Nel suo turbamento Gea parlò ai figli, ma particolarmente a quelli maschi: «Ahi, figli miei e di un padre scellerato, non volete ascoltarmi e punire vostro padre per la sua malvagia azione? Fu egli il primo ad escogitare un atto obbrobrioso!». I figli inorridirono e nessuno aprì bocca. Soltanto il grande Crono, dai pensieri tortuosi, si fece coraggio: «Madre» disse «io lo prometto e compirò l’opera. Non m’importa di nostro padre, nome odioso. Fu lui il primo ad escogitare un’azione scellerata!». Allora Gea si rallegrò, nascose il figlio in luogo propizio all’agguato, gli diede in mano la falce e gli spiegò lo stratagemma. Quando di notte venne Urano, ardente d’amore, e abbracciò la Terra coprendola tutta, dal suo nascondiglio il figlio lo afferrò con la mano sinistra. Con la destra prese l’enorme falce, rapidamente recise la virilità al padre e la gettò dietro le spalle… Gea raccolse in sé le gocce di sangue dello sposo. Fecondata da queste, partorì le Erinni, le «forti», come dice Esiodo, i Giganti e le Ninfe del frassino, le Ninfe Meliadi, dalle quali nacque una dura stirpe umana. La virilità del padre cadde nel mare e così nacque Afrodite.”. Nello stesso tempo ci sarebbe dovuto essere anche l’assassinio simbolico della Grande Madre, Gea, da parte di Saturno affinché potesse raggiungere la piena individuazione, ma ciò non avvenne, infatti Crono ripeté con sua moglie Rea il medesimo errore di suo padre, Urano, divorando anche lui i propri figli per paura di essere spodestato.
Secondo Graves: “All’inizio di tutte le cose, la Madre Terra emerse dal Caos e generò nel sonno suo figlio Urano. Dall’alto delle montagne Urano guardò la dea con occhio amoroso e versò piogge feconde nelle sue pieghe segrete, ed essa generò erba, alberi e fiori, unitamente alle belve e agli uccelli. Quelle stesse piogge fecero poi scorrere i fiumi e colmarono d’acqua i bacini, e così si formarono laghi e mari.”
L’autogenerazione appare essere un principio femminile, l’uomo non può generare da sé, ma Urano assieme alla madre terra permette la nascita della vita. Urano viene generato nel sonno è quindi una manifestazione inconscia, è qualcosa che esisteva parimenti alla madre terra ma attendeva la “chiamata”, la manifestazione archetipica. L’archetipo si manifesta, secondo Jung, quando dei contenuti di coscienza si scontrano con l’inconscio. La madre terra, in cuor suo, attendava l’amato. Urano è figlio della terra secondo il mito olimpico. La parola Urano in greco significa volta celeste, ma contiene anche la sillaba Ur che è in relazione con il fuoco primordiale.
L’evirazione di Urano
Graves racconta attraverso Esiodo di come Urano avesse prima rinchiuso i ciclopi, suoi figli, nel Tartaro e di come Gea avesse convinto i Titani a liberarsi del padre: “Colsero Urano nel sonno e Crono spietatamente lo castrò col falcetto, afferrandogli i genitali con la sinistra (che da quel giorno fu sempre la mano del malaugurio) e gettandoli poi assieme al falcetto in mare presso Capo Drepano. Gocce di sangue sgorgate dalla ferita caddero sulla Madre Terra, ed essa generò le tre Erinni, furie che puniscono i crimini di parricidio e di spergiuro; esse sono chiamate Aletto, Tisifone e Megera. Le Ninfe del frassino, chiamate Melìe, nacquero anch’esse da quel sangue.” In seguito i Ciclopi vennero liberati dai Titani, ma non appena Crono ebbe il governo su tutto, li ricacciò nel Tartaro.
“In questo mito le tre Erinni, o Furie, che nascono dal sangue di Urano, sono la triplice dea stessa; vale a dire che, durante il sacrificio del re, destinato a fecondare i frutti e i campi, di grano, le sacerdotesse della dea indossavano minacciose maschere di Gorgoni per spaventare e scacciare i visitatori profani.” E’ importante ricordare che Saturno, Asclepio, Apollo vengono dipinti con un corvo di fianco e l’animale “era un uccello oracolare e si supponeva che ospitasse l’anima del re sacro dopo il suo sacrificio”. In qualche modo le tre figure utilizzando il medesimo strumento, il corvo, mostrano lati diversi della loro personalità.
Oltre alla Erinni nacquero anche le ninfe Melie come descrive Robert Graves: “Le Ninfe del frassino; sono le tre Furie sotto un aspetto più benigno: il re sacro veniva consacrato al frassino, di cui ci si serviva in origine durante le cerimonie propiziatorie della pioggia. In Scandinavia il frassino divenne l’albero della magia universale; le tre Norme, o Parche, amministravano la giustizia all’ombra di un frassino e
Odino, attribuendosi la paternità del genere umano, ne fece il suo magico destriero. Nell’antica Grecia come in Libia, la pioggia fu senza dubbio invocata dalle donne mediante arti magiche.”
Inoltre Eric Fromm aggiunge: “Pare che il sabato sia stato un’antica festività babilonese, che si celebrava ogni sette giorni (Shapatu). Ma il suo significato era completamente diverso da quello del sabato biblico. Lo Shapatu babilonese era un giorno di lutto e di penitenza. Era un giorno tetro, dedicato al pianeta Saturno (anche il nostro “sabato” è, nella sua etimologia, giorno dedicato a Saturno), di cui si voleva placare l’ira con la penitenza e la contrizione; ma con l’andar del tempo questa festività cambiò il suo carattere. Perfino nel Vecchio Testamento non è più un giorno “cattivo”, ma un giorno buono, consacrato al benessere dell’uomo. Attraverso ulteriori svolgimenti, il sabato si oppone sempre più al sinistro Shapatu, e diventa il giorno della gioia e del piacere. Mangiare, bere, cantare, fare l’amore, oltre allo studio delle Scritture e delle altre opere religiose più recenti hanno caratterizzato la celebrazione del sabato ebreo negli ultimi duemila anni. Da giorno di sottomissione ai malvagi influssi di Saturno, il sabato è divenuto un giorno di libertà e di gioia. Questo mutamento di carattere e di significato può essere pienamente compreso soltanto se si considera ciò che rappresenta Saturno. Saturno (nell’antica tradizione astrologica e metafisica) simbolizza il tempo. Egli è il dio del tempo e quindi il dio della morte. In quanto l’uomo è simile a Dio, dotato di un’anima, di ragione, di amore e di libertà, egli non è soggetto al tempo o alla morte; ma in quanto è un animale, con un corpo soggetto alle leggi della natura, egli è schiavo del tempo e della morte. I babilonesi cercavano di placare il signore del tempo con la penitenza. La Bibbia, con il suo concetto del sabato, compie un tentativo completamente nuovo per risolvere il problema: facendo cessare per un giorno l’interferenza nella natura, si elimina il tempo. Invece di un sabato in cui l’uomo si inchina al signore del tempo, il sabato biblico simbolizza la vittoria dell’uomo sul tempo; il tempo è sospeso, Saturno è detronizzato proprio nel suo giorno, il giorno di Saturno”
Considerazioni
Saturno distrugge l’unione fra cielo e terra, fra microcosmo e macrocosmo, potremmo definirlo il Big Bang mitico o la cacciata dal paradiso terrestre di Adamo ed Eva. Sono simboli diversi, ma indicano la frattura tra maschile e femminile. Non sono d’accordo con Liz Greene quando nel suo libro su Urano afferma che in qualche modo la divinità avendo cacciato i Titani e i Ciclopi, comunque suoi figli, l’abbia fatto per mantenere l’armonia, poiché i primi erano giganti dalla 100 braccia, gli altri con un occhio solo e si nutrivano di carne umana. Non vedo il “fin di bene” per l’umanità, piuttosto noto il distacco e l’opportunismo, tutti uraniani, nell’affrontare le vicende personali scomode. Urano sia con Gea, sia da solo (attraverso il sacrificio) resta fecondo. E’ la creazione anti-solare, nata dal trauma anziché dall’amore. Quante volte dopo un abbandono sentimentale, una rottura ci si lancia in nuove avventure. E’ l’azione dettata dal trauma e dal voler rimpiazzare velocemente l’altro per poter dimenticare più facilmente. Questo accade a Urano detronizzato nel mito, non viene ucciso, ma scacciato dal suo regno e se ne perdono le tracce, è dimenticato. “Il mondo divino titanico, che noi conosciamo soprattutto per mezzo dei nomi eloquenti della maggior parte dei Titani, non può esser definito antropomorfo, simile agli uomini, bensì piuttosto simile agli astri, anzi prevalentemente simile al sole. Kronos, che ci è apparso come la figura più vicina a Prometeo, compie la sua primordiale azione sanguinosa con una falce, immagine di quella luna che per la prima volta emerge dalla più completa oscurità notturna, ma anche questa sua azione è piuttosto un atto solare e a Kronos non si può negare ogni carattere solare” Miti e Misteri.
I Ciclopi e i Titani, aggiungo, vengono rispediti nel Tartaro, sotto terra, ovvero nuovamente nell’utero di Gea, da un certo punto di vista vengono “abbandonati” alla madre. L’uraniano, infatti, tende facilmente al distacco e all’allontanamento dai propri problemi “scaricando” le responsabilità. Questa non è una critica, chi scrive è un uraniano, ma un modo di fare che se utilizzato correttamente può portare crescita personale e vantaggi.
Dai genitali di Urano gettati in mare nacque, invece, Afrodite. La separazione fra cielo e terra ha comunque generato una figura mitica rappresentante la bellezza e l’armonia. Attraverso queste qualità l’uomo può ricongiungersi al creato e riunire in sé macrocosmo e microcosmo. L’armonia passa attraverso i numeri, l’ordine anche se tutto è generato dal Caos, ma per interpretarlo c’è bisogno dei valori appena citati. Allo stesso tempo il sangue di Urano caduto sulla terra genera le tre Erinni: Aletto, Megera e Tisifone: il loro compito era quello di vendicare i delitti, soprattutto quelli compiuti contro la propria famiglia, torturando l’assassino con le armi che portavano con loro, fino a farlo impazzire. Le Erinni in opposizione al significato di Afrodite-Venere possono spiegare come nel mondo vi sia sempre un equilibrio fra bene e male, non esiste l’uno senza l’altro
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COSA FA SATURNO DOPO AVER CASTRATO URANO?
Saturno sposa sua sorella Rea, generano diversi figli, ma Saturno per timore di essere spodestato decide d’ingoiarli. Come scrivevo all’inizio c’è il timore che i figli possano distruggere lo status quo. Ma mentre Saturno con l’evirazione in qualche modo si è fatto ostetrica e madre, ha permesso la nascita della bellezza, di Afrodite, di colei che dà la forma, in questo caso teme che queste forme prendano il sopravvento, perché non sono titani, posseggono un’immagine, possono essere immaginati, pregati. Una volta giunto a dover ingoiare Zeus, Rea sua madre mette una pietra in fasce a la porge a suo marito che non si accorge di nulla e porta in salvo suo figlio presso il monte Ida dalle ninfe. A Creta, l’antica pietra che Crono ingoia è “la pietra del fulmine ”, e cioè la pietra meteorica che simboleggiava in Frigia la dea Cibele, una delle forme anatoliche di Rea. Zeus sarà la divinità delle folgori che riceverà in dono dai Ciclopi, figli di Gea e Urano che lui aveva liberato. Zeus viene cresciuto da una ninfa Admantea e beve il latte della capra Amaltea, che lo renderà forte e potente. Il nome Amaltea, così come quello della ninfa, è composto dalla voce sumerica “amma” che significa madre e dall’accadico “alàdu” che significa che produce. Si dice che Zeus fece ascendere Amaltea al cielo come costellazione del Capricorno. Si noti come il Capricorno torni sempre nei racconti di Crono/Saturno anche passando attraverso Zeus che sembra fare da mediatore. Abbiamo due elementi Pan e Amaltea che sono il Capricorno, è un fatto importante: maschile e femminile uniti in una costellazione.
Zeus una volta adulto ascese all’olimpo e affrontò suo padre liberando i fratelli inghiottiti, iniziò la guerra fra dèi olimpici e titani che sarà vinta dai primi. Crono viene sconfitto, alcuni dicono venga ricacciato nel tartaro e legato altri invece che sarà allontanato ad ovest, verso i campi Elisi, in cui sarà re, ma non avrà più alcuna relazione con uomini o dei. In quest’ultima versione ritroviamo un elemento importante che accomuna Crono alla morte, ad Ade. Platone nel Gorgia ricorda che le anime dei morti potevano andare nel Tartaro, all’inferno, oppure nei campi Elisi, terra di Crono. A suo modo anche Crono condivide qualcosa con la morte, accoglie le anime buone, le anime pie, mentre Ade quelle che non lo sono state. Ci sono tre giudici mortali, figli di Zeus, che decidono, guardando l’anima, quale sia la sua strada. Il terzo giudice è colui che si esprime sui casi dubbi. Crono è il re della terra in cui albergano le anime giuste, Ade è il re dell’inferno in vivono quelle ingiuste. Ma Pan nel segno del Capricorno, il dio che allieta cosa ci fa? Il Capricorno non sembra essere un segno che ami divertirsi in modo sfrenato, invece a ben guardare i saturnalia, le feste di Saturno, è vero il contrario, probabilmente è l’effetto legato ad Ermes suo padre.
La festa di Saturno, i Saturnali, innaffiati dal vino nuovo, il carnevale dei Romani, è in qualche modo simile alle celebrazioni delle Antesterie greche, festa agraria e mistica in onore di Dioniso, ma non è detto che sia imitazione di esse. La scritta Saeturni pocolom dell’orcio votivo risalente al III secolo a. C. ricorda la festa greca delle brocche e delle pentole con la gara dei bevitori più robusti, alla presenza del sacerdote di Dioniso. Questi brevi accenni fissano l’origine della voce di Saturno come Satiro, allegro seguaci di Dioniso, dalla base corrispondente ad accadico satüm che beve tanto. La forma caprina dei Satiri, così come quella di Pan, mostra il loro originario elemento lunare: il capro, come attesta anche il vaso etrusco di Tragella ella, è destinato a tirare il carro o la nave celeste della luna. Nello zervanismo il tempo indeterminato viene chiamato saeculwn e Saturnus. Dio dell’agricoltura, della vegetazione, Saturno ha per simbolo il falcetto, come il babilonese Sin, il dio lunare, vecchio dalla fluente barba, di cui Saturno conserva tutti gli attributi. È il dio buono, creatore, il dio sapiente, il cui simbolo originario sarà stato lo spicchio lunare che si confuse col falcetto. Cfr. Semerano
I Saturnalia erano una festività che cadeva verso la fine di dicembre, più precisamente il 17 in vicinanza del prossimo sol invictus, quando l’energia luminosa riprende la sua forza e ad illuminare per più tempo le giornate. Durante queste feste l’ordine civile era invertito: gli schiavi diventavano i padroni e viceversa, ci si mascherava, ubriacava, s’invertiva tutto, si portava il caos che sarebbe stato foriero per l’inizio del nuovo anno, di un nuovo ordine, in gennaio (janua), tempo di Giano, in cui la divinità bifronte guardava contemporaneamente, nelle rappresentazioni e nelle statue a destra e sinistra, si poneva come porta fra i tempi. Proprio in gennaio, il nuovo ordine, nasceva nel Segno dell’Acquario, la rivoluzione per eccellenza, ma anche il mantenimento di uno status quo nascosto.
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SATURNO ENTRA IN ACQUARIO
““Da sempre l’Acquario è stato caratterizzato come un segno d’aria, e ha a che fare con il vento primaverile che porta con sé le nuvole da pioggia; è il segno di questo stesso periodo, che, nei paesi in cui ebbe origine lo zodiaco babilonese – in Mesopotamia, per esempio –, è la stagione delle piogge. In questa stagione il vento si leva portando con sé dal mare le piogge invernali. Qui si fa strada la primavera, il cui primo segnale, l’inondazione, corrisponderebbe con i Pesci, e in seguito giunge l’Ariete, la prima fertilità, i primi germogli – le spinte dell’Ariete sono appunto le spinte delle prime foglie verdi. Ora, essendo un segno di vento, l’Acquario è ovviamente un segno pneumatico, un segno di movimento spirituale, delle atmosfere e delle perturbazioni atmosferiche. In aggiunta a ciò, l’Astrologia moderna ha associato con l’Acquario il pianeta Urano, e Urano è il pianeta degli avvenimenti inaspettati o dei casi imprevisti, un pianeta assolutamente “elettrico”, fonte di tempeste e di eventi irregolari e non prevedibili.” C. G. Jung
Saturno entra a casa di suo padre Urano. Urano non c’è, è lontano nel segno del Toro, non si trova a proprio agio, sbraita contro suo figlio che l’ha evirato o che vorrebbe evirarlo, ma è lontano. Fa ancora la voce del padrone. Urano nel mito, come abbiamo letto, desiderava lo status quo, nulla doveva cambiare. Non è una visione che può essere definita patriarcale, perché lui è stato il primo padre degli dèi, dopo di lui si è potuto parlare di questa visione a causa delle azioni di Saturno. Urano porta in nuce sia il patriarcato che la soluzione allo stesso, l’atto rivoluzionario di suo figlio che lo evirerà. Il sole in gennaio, in febbraio durante il Segno dell’Acquario continua ad aumentare la sua presenza sulla terra, ad illuminare il mondo per ancora più tempo, Saturno desidera organizzare e strutturare questa luce, questa nuova energia, lo fa con guanti di velluto in pugno di acciaio, infatti il sole al momento dell’ingresso di Saturno in Acquario si trova in Ariete. Zeus che abbiamo visto funge da mediatore con Saturno si trova nel Segno del Capricorno, ancora nella casa del padre, sta rimettendo ordine a quello che ha combinato, sta liberando i fratelli, si prepara alla battaglia finale o all’armistizio. Mercurio forma dai Pesci un sestile con Urano, sembra voler dire di non fare mosse azzardate ma cercare la mediazione. E’ a mio avviso un buon “segno” per l’ingresso di Saturno in Acquario. Anche la Luna è in Pesci, ammorbidita, Venere è in domicilio in Toro assieme a suo padre Urano, comunicano tra loro, vanno d’accordo, Urano vorrebbe più spazio, meno confini e cerca di far passare questo messaggio alla propria casa, l’Acquario in cui c’è Saturno, ma quest’ultimo è il pianeta delle restrizioni. La dialettica che si evidenzia nei prossimi due anni fino a quando Saturno sarà in Acquario è quella della mediazione forzata, tensioni che si sciolgono, ma che comunque nascono, definizione dei limiti territoriali, possibilità di lasciarsi andare ad azioni impulsive sull’onda dell’emotività pensando di creare ordine. Pensando a queste affermazioni possiamo capire quando è il momento di mettere un freno e riflettere prima di agire. Abbiamo letto che Saturno è molte cose: scelte scellerate e responsabili, divertimento e durezza, ricchezza e opportunità, vita beata o vita angosciata, sta a noi cercare di fare la scelta giusta e indirizzare le immagini di Saturno in Acquario.
SATURNO, IL SENEX E HILLMAN
“Senex è la parola latina per “vecchio”, che ancora oggi ritroviamo in vocaboli quali “senescenza”, “senile” e “senatore”.
Il tempo del senex era, per i romani, quello che andava “dalla seconda metà del quarantesimo anno in avanti”, e non si riferiva soltanto agli uomini, ma anche alle donne.”
Saturno intorno ai 42 anni si trova al punto opposto rispetto a quello di nascita, mentre in quasi contemporanea si ha l’opposizione di Urano a se stesso. Padre e figlio vivono la crisi, non sono sicuri di quello che stanno per fare o hanno fatto. Saturno di volere evirare il padre, Urano di volere rimandare i propri figli nel tartaro, ci possono essere momenti di crisi, di trasformazione, momenti in cui il destino ci pone davanti a scelte importanti, siano esse fisiche, immerse nelle realtà che semplicemente psicologiche.
A 14 anni Saturno si è opposto per la prima volta a se stesso è il momento dell’adolescenza in cui sembra più che altro il Puer a prendere il sopravvento, possiamo pensare, quindi, che intorno ai 42 voglia tornare il Puer, con una forma meno fanciullesca, ma più strutturata, in qualche modo. Urano a 14 anni circa, si trova nella fase crescente del primo sestile a se stesso, energia che si espande, che prova a strutturarsi.
Ogni processo di maturazione possiede in sé, il Puer e il Senex, Saturno e Mercurio.
“Ed è tuttavia proprio a questo primo livello, dove il Senex influisce sulle nostre esistenze e sul nostro invecchiamento, che forse è più facile per noi coglierne la portata. L’esposizione che segue parte da due presupposti: primo, il Senex è un archetipo; secondo, quest’archetipo è quello di maggior rilievo per il Puer. Con ciò voglio dire che il Senex è una complicatio del Puer, che nella struttura puer è implicato il Senex e che, di conseguenza, gli eventi puer sono complicati”
Come leggerete passare da Senex a Saturno è immediato, le parole di Hillman sembrano una disamina astrologica puntuale del significato astrologico di Saturno. In alto ho scritto di Pan che è in relazione con il Capricorno, Pan era figlio di Ermes, il Puer per antonomasia, nel Capricorno, convive la dinamica archetipica Senex-Puer. Anche Amaltea è trasformata nel Segno del Capricorno, il latte, in relazione con il Segno del Cancro che è opposto al Capricorno, ha cresciuto Zeus e grazie ad esso Crono è stato sconfitto. Forse proprio nelle simbologie del Cancro, del contenimento dobbiamo cercare la soluzione al corona virus, come scrivevo in un altro articolo. La regola per non contagiarsi e contenere e restare in casa, ancora simbologia cancerina, nutrire Zeus, ma non farlo andare via perché non è ancora pronto. Quando lo sarà? Probabilmente quando anche lui passerà nel Segno dell’Acquario in cui ci sarà ad aspettarlo suo padre, Crono, ma nel regno di Urano. Crono avrà paura nelle terre di suo padre, inoltre Urano si troverà in Toro, innervosito, arrabbiato per il confinamento (segno del Toro) che ha dovuto subire, Crono rischia di essere punito.
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“L’archetipo del Senex è però molto più che qualcosa di “psicologico”, più di un derivato dell’esperienza o di un aspetto dell’uomo e del suo comportamento, più di un’icona sovrapposta alla vita dall’immaginazione idolatra dell’uomo.
Il Senex è piuttosto una delle cristallizzazioni di Dio, un suo numen multiplex; o, meglio, il Senex è egli stesso un Dio, una realtà universale il cui potere ontologico è manifesto nella natura e nella cultura, e nella psiche dell’uomo.
Man mano che i processi naturali, culturali e psichici maturano, acquisiscono ordine, si consolidano e si disseccano, noi possiamo osservare i peculiari effetti formativi del Senex.
Le personificazioni di questo principio si presentano nelle vesti del sant’uomo o del vecchio saggio, del padre o del nonno potenti, del grande re, del dominatore, del giudice, dell’orco, del consigliere, dell’anziano, del sacerdote, dell’eremita, del reietto e dello storpio.
Sono suoi emblemi la roccia, il vecchio albero– specialmente la quercia–, la falce o il falcetto, l’orologio (o crono-metro) e il teschio.
Le aspirazioni a una conoscenza superiore, all’imperturbabilità e alla magnanimità, esprimono sentimenti senex, così come li esprime l’intolleranza per tutto quanto si frappone al proprio sistema e alle proprie abitudini.
Anche nelle idee e nei sentimenti relativi al tempo, al passato e alla morte, si manifesta con forza il Senex.
E riflettono questo archetipo anche la malinconia, l’angoscia, il sadismo, la paranoia, l’analità e le ossessive ruminazioni della memoria. Nella nostra cultura, inoltre, l’immagine prevalente di Dio è quella di un Dio senex–onnisciente, onnipotente, eterno, assiso e barbuto, che governa mediante principi astratti di giustizia, moralità e ordine, e una fede nelle parole che però non si esplicita nel linguaggio; benevolo ma iroso quando se ne ostacola il volere, distante dal femminile (celibe) e dall’aspetto sessuale della creazione; superno, lassù, col suo mondo geometrico di stelle e pianeti, nella notte fredda e lontana dei numeri–, un Dio immaginato attraverso l’archetipo del Senex: il Dio eccelso della nostra cultura è un Dio senex, e noi siamo creati a sua immagine, con una coscienza che riflette tale struttura. Uno dei lati della nostra coscienza è dunque irrimediabilmente senex.
Grazie alla sua capacità di esprimere tutto quanto è vecchio, ordinato e stabilito, questo archetipo ha un peso determinante nella nostra cultura, che lo considera il Dio morto o morente.
Il crollo della struttura è la morte di questa particolare struttura, di colui che è il principio stesso di Struttura; se questa fissazione centrale delle nostre coscienze religiose è invecchiata in una remota trascendenza e deve appassire e morire, allora l’immagine in cui siamo stati modellati, riflettendo questo Dio principale, sta anch’essa scomparendo.
Un tipo di coscienza sta trapassando.
La “de-struzione” della cultura e i crolli nelle singole esistenze individuali sono le conseguenze di questa transizione della dominante senex, che è stata anche una dominanza del Senex: l’usurpazione da parte di un solo Dio su molti, di una forma archetipica sulle altre, di uno stile di coscienza che ha ricacciato gli altri nell’incoscienza.”
Bibliografia.
Le origini della cultura europea, Giovanni Semerano
LA CONSULENZA ASTROLOGICA – COMMENTI
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La lettura del tema natale attraverso il significato del mito è stata un'esperienza arricchente e densa di contenuti, sia a livello personale che artistico. Una fonte di ispirazione creativa e un'interessante chiave di lettura, utile ad approfondire le proprie dinamiche psicologiche.
Un incontro speciale, quello con Paolo :
la possibilità di rivedere un intero percorso di vita alla luce del mio mito personale , indicazioni su cui riflettere , conferma di intuizioni , ma anche una visione nuova ed arricchente.
La frase che mi ha colpito di più “ il destino è la destinazione…”
Grazie Paolo!
La lettura del tema natale con Paolo è stata una esperienza unica proprio come l'utilizzo del mito pe descrivere il proprio tema natale.
Paolo non è solamente una persona molto competente ma anche umana e la capacità di spiegare i concetti in maniera chiara e semplice.
Questa è sicuramente un modo per lavorare su se stessi e conoscersi meglio.
È stata una esperienza realmente interessante e significativa. Mi ha dato apporti e indicazioni utili sia sul piano concreto sia su quello più astratto e filosofico. Le scoperte sono state davvero sorprendenti. In alcuni casi si è trattato di “conferme” di intuizioni e consapevolezze pregresse, mentre in altri casi di rivelazioni del tutto nuove e inedite che mi hanno permesso di vedere diversi aspetti della mia vita attuale e passata sotto un’altra prospettiva e ne hanno illuminato risvolti interessanti. La competenza, la simpatia e la “serietà” di Paolo sono stati fattori importanti tali da creare un clima di fiducia e di tranquillità. Infine l’incontro è stato oltre che utile anche divertente, dando a questo aggettivo il senso originario di “qualcosa che ti porta fuori dal solito ordinario percorso”.
Sono sempre stata affascinata dall’astrologia e dalla filosofia, da qualche anno ho iniziato un percorso di psicanalisi e devo dire che l’esperienza di confronto con Paolo racchiude davvero tutti e tre questi aspetti. Un racconto di se stessi attraverso il racconto per eccellenza, il mito, che è necessità di sapere e esplorazione, della natura umana. Ogni parola detta risuona esattamente come può fare l’analisi o la filosofia, nulla è banale. Grazie davvero a Paolo.
Grazie a Paolo per la sua grande competenza e per la sua disponibilità e chiarezza. E' stata un'esperienza che non mi aspettavo: un'analisi e un racconto che mettono in luce le proprie tendenze più profonde e le proprie questioni più importanti, di vederle in modo più chiaro e di recuperare un contatto con le parti più autentiche di sé stessi. Sono esperta di psicologia e conosco molti strumenti per lo studio della personalità ma non conoscevo questo argomento e questa disciplina, la consulenza avuta con Paolo ha acceso in me anche un grande interesse per l'astrologia junghiana: essa si rivela un potente strumento per la conoscenza di sé. Grazie ancora
Quello che Paolo Quagliarella offre non è una semplice analisi del proprio tema astrale, ma una vera immersione in fondo al nostro io, in un intreccio affascinante di astrologia e mitologia che rivela angoli sconosciuti e incantevoli del nostro percorso. Un modo entusiasmante per conoscersi meglio e comprendere dove stiamo andando e perché. Un viaggio consigliatissimo.
La lettura del tema natale è stato un viaggio intenso e profondo. È stato un guardarsi dentro attraverso il potere della narrazione del mito. Esperienza ricca ed entusiasmante, resa possibile dalla professionalità e dalla grande competenza di Paolo.
Grazie di cuore
La lettura del tema natale mi ha dato la possibilità di guardarmi dentro, Paolo attraverso le storie, gli archetipi e le sue spiegazioni molto chiare ed esaurienti mi ha permesso di portare luce in alcuni punti che fino ad ora sono stati un pò in ombra. Un viaggio dentro me stessa che mi ha fatto sentire bene, ho capito tante cose e mi ha dato molti spunti di riflessione, consiglio a tutti di farlo, non è facile trovare persone cosi preparate ed attente.
Veramente interessante la lettura del piano natale, dei pianeti e delle case attraverso la mitologia. Trovare riscontri e comprensione del proprio vissuto è importante per comprendere i blocchi, i nodi e poi provare a scioglierli. Professionista preparato ed accogliente. Un'ora scorre velocissima! Grazie
È la prima volta che mi approccio all’astrologia in questo modo e sono rimasta molto colpita dall’esattezza di questa analisi. Le spiegazioni di Paolo sono state molto affascinanti e comprensibili; è un’esperienza che consiglierei a chiunque sia interessato a comprendere meglio la propria personalità e le proprie attitudini innate!
IL MIO APPROCCIO CON PAOLO È STATO MOLTO EMPATICO, SUL TEMA NATALE L’ESPOSIZIONE È STATA VERAMENTE PREGNA DI SIGNIFICATO SIA EMOTIVO CHE DI STUDIO, NON CONOSCENDO LA MITOLOGIA MI È SEMBRATO DI VEDERE UN "FILM". LA MIA ESPERIENZA RISPETTO ALLA CONSULENZA,SVOLTA IN UN CLIMA MOLTO SERENO E NON DIDATTICO, MI HA PERMESSO DI INTERAGIRE CON SEMPLICITÀ E CON CURIOSITÀ SULL’ARGOMENTO, SEMPRE NEL PERIMETRO DEL MIO TEMA NATALE. PAOLO NON SI È MAI “DISTANZIATO” DANDO SEMPRE PRECISE E PUNTUALI RISPOSTE ALLE MIE DOMANDE. UN PROFESSIONISTA A MIO AVVISO MOLTO PREPARATO E CHE ESPRIME I CONCETTI CON IL CUORE OLTRE CHE CON LA MENTE. A CONCLUSIONE NON POSSO CHE DIRE: ESPERIENZA EMOZIONALE MOLTO POSITIVA!
CONSULENZA VERAMENTE INTERESSANTE ED ESAUSTIVA..TI FA CAPIRE NELO PROFONDO LE DINAMICHE CHE TI ABITANO E TI DA MOLTI SPUNTI PER FARE MOLTO MEGLIO NELLA TUA VITA
Molto interessante e stimolante sono state le due consulenze sul mio tema natale che ho fatto con Paolo. Avevo già fatto un consulto sul mio tema natale, ma ero rimasta molto delusa perché mi era stata presentata una gabbia di pianeti e annessi influssi dove albergare tutta la vita senza via di scampo. La prima cosa che mi ha colpito dell'approccio di Paolo è il dinamismo della sua lettura. D'altronde la psiche non è statica! Lui, novello Virgilio ti accompagna nel tuo personale viaggio mitologico offrendoti nuove chiavi di lettura e stimolanti riflessioni sul tuo passato, sui punti di forza e di debolezza della tua struttura caratteriale. Ovviamente è quasi superfluo sottolineare la sua preparazione che spazia dalla filosofia alla psicanalisi. Che dire, per chi vuole approfondire la propria conoscenza è un'esperienza che consiglio.
Incuriosita ho voluto ascoltare la storia dei miti e degli archetipi celati nel mio tema natale e ne sono rimasta incantata. Paolo ha narrato storie che hanno risuonato in me in modo sorprendente dandomi la possibilità di cercare soluzioni per imparare a gestire le emozioni sottese che spesso attivano dinamiche limitanti. Grazie Paolo, la storia della mia vita talvolta così ricca di tensioni emotive si svolgerà di sicuro più consapevolmente.
Pur interessandomi da tempo di astrologia
e conoscendo dunque già (o pensando di conoscere) le caratteristiche del mio tema natale, ho trovato molto interessante e perfino illuminante l' interpretazione di Paolo, che attraverso il racconto mitologico ha evidenziato con sensibilità e competenza gli aspetti salienti della mia carta, offrendomi preziosi spunti per gestirli in maniera costruttiva. Di questo gli sono molto grata.
Molto interessante soprattutto alla luce della mitologia greca.
Una consulenza davvero speciale! Quella di Paolo è una lettura del tema natale davvero divina! Attraverso la sua voce fluida e sicura, mi sono ritrovata catapultata nel mito e con mio grande stupore, personaggi mitologici a me affini, prendevano vita in me. La loro forte energia risuonava in tutto il mio essere! E mentre Paolo, con professionalità, bravura e competenza mi raccontava "il mito" nel mio immaginario scorrevano scene di vita vissuta che si ricollegavano, in modo per me sorprendente, al personaggio mitologico. Una lettura del tema natale davvero entusiasmante! Una consulenza che consiglio vivamente. Grazie Paolo, un abbraccio.
Ho amato sin da subito l'approccio concreto e professionale di Paolo. Ogni passaggio è spiegato in maniera chiara, con le parole giuste, che risuonano in maniera perfetta. La spiegazione attraverso i miti, che pensavo mi avrebbe confusa, è stata invece la cosa che più mi ha aperto alla comprensione del mio tema natale. Lo consiglio vivamente, è stata una delle letture del mio tema più entusiasmanti in assoluto e non vedo l'ora di riascoltare la traccia con l'interpretazione che viene mandata subito dopo la sessione. Soldi ben spesi e come dicevo scherzando (ma non troppo) durante il colloquio: una seduta come questa corrisponde per me a 10 di psicanalista.
Una consulenza illuminante ed ispiratrice. In modo empatico e professionale mi ha accompagnato alla ri-scoperta di alcuni aspetti della mia personalità attraverso l'affascinante racconto dei Miti. Un piacere ascoltarlo e nel farlo in lui traspare chiarezza, sincerità e passione per quello che ama e studia da anni. Preziosissimi i suoi spunti, i suoi esercizi e suggerimenti bibliografici. Grazie Paolo!




















