Ho commentato uno dei capitoli del notissimo libro di Umberto Galimberti, La Casa di Psiche, che è dedicato al rapporto tra psicologia, astrologia e cosmo. Le citazioni sono estratte dal lavoro del filosofo.


La determinazione, il de-finire senza gradi di libertà – per utilizzare un termine caro alla chimica – conduce alla malattia delle stelle, non ci parlano più come un tempo, le abbiamo ristrette in un recinto, in contenitore che le lega assieme – il verbo cingere – al nostro bisogno di ottenere risposte certe, sicure.

Un giorno anche le stelle si sono ammalate. Dopo aver vegliato su un mondo inferiore alle aspettative, alcune di loro si sono ritirate diventando stelle oziose, altre invece si sono mescolate troppo nelle vicende umane mettendo definitivamente a rischio la loro natura celeste, altre infine si sono date troppe determinazioni, diventando più rispondenti ai calcoli degli astronomi che agli dèi. Le stelle si sono ammalate.”

Astronomi, misuratori e dèi, non vanno d’accordo, ogni tentativo di definire in modo semplice, dimenticando la complessità della vita e della psiche, ci fa perdere il contatto profondo con le stelle e le divinità che rappresentano per noi.

 

Le figure celesti ci hanno abbandonato e il mondo ha perso il suo incanto.”

Questo è ciò che accade quando mettiamo in atto quello che ho descritto prima, ci sembra di essere stati abbandonati dal cielo, invece abbiamo soltanto cambiato modo di comunicare con loro, abbiamo cambiato linguaggio e inseriti in un sistema di riferimento che non è il loro. E’ come se volessimo parlare a uno straniero in italiano, e lui non conoscendo la nostra lingua non ci comprendesse.  Ma se con la gestualità, le espressioni del viso si provasse a comunicare con lo straniero, così come fanno i bambini tra di loro, forse riusciremmo a farci capire o quanto meno, presagiremmo che l’altro ci stia capendo e che in qualche modo abbiamo fatto di tutto per entrare in relazione con lui.

 

Forse le figure celesti sono state sempre impietose con gli uomini, ma la venerazione degli uomini le placava. Gli oroscopi sono il precipitato storico di questa supplica dove un misto di invocazione e di terrore si addolciva nella figura del buon presagio. La primitiva angoscia si smorzava nell’andamento tranquillo della narrazione, dove il lavoro della ragione stemperava le tracce della follia che da sempre abita l’uomo e di cui il buon presagio è la prima parola.”

Mettendo da parte per un attimo la ragione ma comunicando in modo più diretto, irrazionale, animistico, immaginale, l’angoscia di non essere capiti si stempera. Il buon presagio è, dunque, una narrazione più diretta, più semplice per l’uomo, che arriva direttamente alla nostra pancia. Noi abbiamo perso l’origine degli dèi, da dove nascono, qual è il loro scopo, quindi ne cerchiamo degli altri nella tecnica, nella routine frenetica. Non conosciamo il loro nome, non possiamo e-vocarli, chiamarli fuori, e farli venire da noi.

Ora, resi esangui dalla nostra ragione, i rimandi astrologici continuano ad abitare i nostri sogni, le nostre passioni, le nostre angosce, in quegli itinerari incerti e bui della nostra anima, dove ognuno deve vedersela da solo con demoni e dèi, ma di loro abbiamo perso l’origine, il luogo e il nome.”

L’astrologia diviene per l’uomo una strada alternativa alla ricerca del senso: “il simbolo astrologico rivela quella potenza creativa che accompagna il mutamento inconsapevole della storia individuale e collettiva. Non si deve chiedere che cosa significano i simboli, perché i simboli non significano, i simboli operano

Nello stesso tempo l’astrologia diventa qualcosa di utile per contenere la storia individuale, collettiva è necessaria per sedare i nostri timori, le nostre paure. Se pensiamo che ci sia un ordine celeste che può indicarci dove stiamo andando, quale sia il nostro scopo, cosa ci potrà accadere traiamo sicurezza da questa concezione, siamo rassicurati, ma dobbiamo lasciare sempre spazio al fatto che il futuro si compone di una serie infinita di possibilità che rientrano nello schema astrologico, ma non sappiamo quale futuro ci accadrà. Noi conosciamo la trama, gli intrecci, sappiamo che la lana utilizzata per descrivere il destino delle Moire produrrà un effetto, ma non possiamo sapere quale. Se la lana è rossa avrà questo colore: ma potrà essere un maglione, una sciarpa, un paio di calzini rossi, non saprò prima cosa sarà, so soltanto che il telos avrà come base il colore rosso. Allo stesso modo l’astrologia può aiutare a contenere, a unire storia e metastoria, permettere di scrivere la propria storia individuale.

Come orizzonte della crisi, il presagio astrologico circoscrive la negatività del negativo evitandole di espandersi; come luogo di de-storicizzazione del divenire la relativizza, consentendo di affrontare le prospettive incerte “come se” tutto fosse già deciso sul piano metastorico, secondo i modelli che esso esibisce. In questa saldatura fra astrologia e storia, e nel rapporto fra storia e metastoria che ogni lettura astrologica inaugura, è possibile cogliere l’essenza di quel che chiamiamo “oroscopo” e offrire una spiegazione del suo senso nascosto. L’esistenza, infatti, è sempre esistenza precaria, che non potrebbe reggere senza quelle strutture protettive che l’astrologia, al pari della mitologia, della religione, della magia, della chiromanzia e della stessa ragione, si incaricano di inaugurare e sostenere.

L’astrologia è un linguaggio analogico, ma Galimberti, come leggeremo afferma non sia poetico. E’ vero per un certo modo di fare astrologia, quella che intendono i più e Galimberti, ma la narrazione, la poiesis, il mio modo di fare astrologia si discosta da quella descritta dal filosofo. Proprio perché l’astrologia che pratico è narrazione e lascia al consultante la possibilità d’identificarsi in una divinità o in un’altra, di scegliere la propria storia, sempre attraverso l’analogia, possiede un significato diverso, in cui è il soggetto che diviene il centro e l’artefice della sua storia e del suo oroscopo. E’ il soggetto che sceglie cosa prendere della storia astrologica e analogica narrata, è contenuto nella visione dell’oroscopo personale, ma è libero di muoversi all’interno di confini morbidi, mai invasivi. La sua storia è la sua storia, quella che sceglie al momento del consulto, si rassicura da solo, trova il suo telos, cerca il senso che le Moire hanno voluto fornire al suo “destino”, sceglie se avere un paio di calzini, una sciarpa o altro ma la lana, la trama e il tessuto restano gli stessi, così come il colore.

Per accedere al linguaggio analogico, di cui l’astrologia si nutre, è dunque necessario oltrepassare le procedure logiche della nostra ragione, non per approdare alla follia, che è quel passar di cosa in cosa nel farsi deserto della ragione, ma per accedere a quell’ulteriorità a cui ogni cosa accenna come completamento del suo senso. “Ana-logia” significa infatti “pensare (légein) verso l’alto (ana)”, quindi oltre-passare la de-terminazione in cui la logica della ragione blocca, terminandoli, i significati delle cose. Solo se non spegniamo il senso delle parole nel recinto del loro significato abituale, l’astrologia avrà ancora molto da dire anche nel tempo del disincanto del cielo, non tanto in ordine ai contenuti empirici, ma in ordine a quel modo di pensare che è un passare, un passare oltre, attraverso l’analogia, in quella regione aperta dove la potenza del simbolo, anche se non viene nominata, come quella del sole, è già in mezzo alle cose

Quando l’uomo credeva nelle necessità e nel destino ineluttabile viveva in armonia con il cosmo, proprio la parola cosmesi è in relazione con Venere/Afrodite, la divinità che armonizza, cerca di dare forma, non ordine, ma visione de bello.

Questo cosmo che, di fronte a noi, è il medesimo per tutti, non lo fece nessuno degli dèi né degli uomini, ma fu sempre, è, e sarà fuoco sempre vivente che divampa secondo misure e si spegne secondo misure.” Eraclito

Uomo e divinità vivevano nel cosmo e seguivano naturalmente le sue regole. Le città erano edificate secondo i movimenti del cielo.

Platone scriveva: “Anche quel piccolo frammento che tu rappresenti, o uomo meschino, ha sempre il suo intimo rapporto con il cosmo e un orientamento a esso, anche se non sembra che tu ti accorga che ogni vita sorge per il Tutto e per la felice condizione dell’universale armonia. Non per te infatti questa vita si svolge, ma tu piuttosto vieni generato per la vita cosmica

Noi viviamo in un mondo, in un destino celeste, in qualche modo “segnato”, quando abbiamo dimenticato la nostra appartenenza al cosmo di cui anche gli dèi, i pianeti fanno parte, abbiamo fatto ammalare il cielo e di conseguenza anche noi siamo stati colpiti. Quando l’uomo ha agito non seguendo le leggi dell’armonia e del cosmo si è persa la misura, l’uomo è diventato il titano, ovvero colui il quale è senza misura.

A mutare, infatti, non è solo il misurato, ma la misura, per cui, rispetto all’ordine del cosmo, l’uomo occidentale appare s-misurato, cioè fuori misura. Nel Tutto non “rappresenta la sua parte”, com’era nell’invito della legge antica, ma al Tutto “impartisce la parti”, e così capovolge quella gerarchia aristotelica per la quale l’economia, la politica e l’etica, avendo per oggetto l’uomo, non potevano essere le scienze più alte, perché ciò avrebbe significato pensare l’uomo come l’essere più alto nel Tutto-cosmico

L’astrologia, la mitologia il divino non appartengono più all’ordine naturale delle cose e del cosmo, cerchiamo l’oroscopo, la previsione quotidiani perché ci siamo “persi”.

Fu così che la lettura del cielo, la sua regola, la sua norma, la sua misura sprofondò nell’inconscio degli uomini e si mescolò nelle trame confuse dell’irrazionale per riemergere come assillo quotidiano circa il senso del tempo e la sorte futura. Ma oggi non siamo più all’altezza dell’antico paesaggio, non ne individuiamo più i contorni, i pieni, i vuoti, i volumi di senso, perché non conosciamo più il cielo che le parole degli antichi descrivevano come una volta che abbraccia il mondo, e tanto meno l’anima universale nel suo dibattersi tra il cielo e la terra. Oggi conosciamo solo anime individuali rese asfittiche dall’incapacità di correlare la loro sofferenza quotidiana con il dolore del mondo.

La psicologia, scrive Galimberti, ha spazzato via un “volume di senso” di relazione fra uomo e cosmo “delimitando il campo alla semplice descrizione dei processi psichici individuali o alla problematica normalizzazione dei comportamenti”. Non ha più risposto alla domanda se “l’uomo fosse l’autore di una storia con tutto il ventaglio delle sue creazioni, o semplicemente l’esecutore di un destino già scritto nello spessore della materia.

Conclude il capitolo aggiungendo che non avendo risposto alla domanda precedente la psicologia e l’astrologia:

non possono rispondere se non sollevando di molto i loro impianti categoriali, fino a portarli alla densità dell’interrogazione che nella sapienza antica ha trovato lo spazio per dirsi. Ma per questo è necessario che le macchine psicologiche e i calcoli astrologici mettano in gioco i loro strumenti non più sul terreno della sorte individuale, ma su quello più arduo dell’esistenza, che è capace di storia proprio perché rifiuta l’idea di destino. A meno che il destino, come sembra lasciar intendere Jung con la sua teoria degli archetipi, poi radicalizzata da Hillman, non ci abbia da sempre giocato, e la storia non sia altro che il nostro inganno per vivere

LE RECENSIONI DEI CLIENTI

Ho conosciuto Paolo perché cercavo una visione dell'astrologia che non fosse di superficie e che potesse indagare l'animo umano con consapevolezza e studio. Con lui l'ho trovata. Persona di grande cultura che attraverso analogie e racconti riesce a unire simboli in un panorama complesso aiutando il cliente nel cercare le risposte e offrendo possibilità di conoscersi più a fondo grazie a questa bellissima arte.
Inoltre è una persona gentile e disponibile!
Consigliatissimo!

Interessante

Ho trovato molto interessante l'approccio di Paolo nell'interpretazione del mio tema Natale. Credevo di conoscerlo avendo praticato l'Astrologia per lunghi anni, ma la sua lettura è stata vivificante. Ha gettato una nuova luce sui miei pianeti e sui loro aspetti. Un racconto che piano piano ha costruito una trama di vicende estremamente vitali e incredibilmente attuali. Direi che si è creata una danza tra la sua interpretazione basata sui miei miti di riferimento e la risonanza che si è venuta a creare col mio vissuto. Sono ancora qui in religioso ascolto dell'eco che la consulenza ha lasciato dentro di me. La consiglio caldamente a chiunque desideri conoscersi più in profondità guidato da un' anima competente e gentile

Tema natale

Una lettura del tema natale da un
punto di vista differente.
Paolo è stato incredibilmente
chiaro, approfondito e lieve nel modo di
manifestarsi e dialogare con me, in un
momento difficile, di “bella” crisi e cambiamento.
Miti vivi che mi abitano, sincronicita’
e intuizioni che grazie alla sua lettura del tema natale
e alla competenza in materia hanno ridato fiducia e conferme al mio personale cammino verso...
Grazie

Astrologia nel Paese delle Meraviglie

Un viaggio emozionante e istruttivo. Vedere rispecchiata la mia vita nel mito mi ha fatto sentire meno solo, ho capito che i miei processi interiori sono stati condivisi da generazioni prima di me, che hanno provato a spiegarli tramite l'immaginazione.
Complimenti a Paolo per la delicatezza e l'arguzia nello scegliere le tematiche più appropriate.
Gran bel lavoro, complimenti

by Patrizia on Consulenza astrologica
Consulenza affascinante e specifica

Ringrazio Paolo per la bella consulenza che ha sviluppato su mia richiesta rispetto sia al mio tema che sui miei transiti. La lettura simbolica dei miti che accompagnano la vita di ognuno di noi apre a comprensioni nuove ed inattese.
Il nostro scambio è stato sicuramente facilitato dalla comune formazione astrologica che ci ha fornito un linguaggio comune, al di là del linguaggio universale che porta con sè una lettura simbolica junghiana.

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Su questa pagina puoi conoscere il pensiero di M. L. von Franz sulla sincronicità

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