Ho riletto il capitolo del Codice dell’anima di James Hillman a proposito del cattivo seme, della malvagità in relazione alla figura di Hitler e anche di alcuni serial killer, alla fine dell’articolo ho inserito delle considerazioni astrologiche sul tema natale di Hitler e di come fosse pregnante il racconto della vita del medesimo riportato da Hillman.

IL CATTIVO SEME

La vita umana è purtroppo segnata da episodi violenti fra persone partendo dalle guerre sino ad arrivare alle stragi, agli omicidi dove siamo in compagnia della morte violenta, feroce, scelta dal soggetto che ammazza. Desidero riflettere su questa tematica cercando di analizzare quanto i così detti omicidi/serial killer portino in sé il seme della violenza sin dalla nascita e come questo abbia “germogliato” in relazione con l’ambiente, evidenziando il fatto che il soggetto seppure “destinato” alla malattia mentale per cause genetiche, di relazione con i genitori, ecc… debba sempre mantenere la responsabilità delle scelte effettuate, quando ne abbia, ovviamente, le capacità mentali, le capacità di discernere. Per fare questo mi appoggerò a una rilettura del capitolo del Codice dell’anima di James Hillman dal titolo il “cattivo seme” in cui lo psicoterapeuta ha analizzato i concetti appena descritti, declinandoli sulla vita di Adolf Hitler, sui racconti dei suoi comportamenti, cercando di evincerne le possibili patologie sottostanti. Hitler diventerà la rappresentazione archetipica del demonio, non del daimon, che si può nascondere dietro le patologie.

Quando parlerò di daimon nel presente lavoro dobbiamo rifarci ai concetti espressi da Hillman nel Codice dell’anima e alla rilettura del mito platonico di Er. Il daimon in questa metafora è il “genio” che ci ricorda nella nostra vita, il nostro scopo, il destino che abbiamo scelto quando la nostra anima si è reincarnata, ma che abbiamo dimenticato. Il daimon è sempre lì a pungolarci, a spingerci nella direzione del nostro destino, quando avvertiamo delle frizioni, qualcosa che non va nella nostra vita a livello profondo, secondo Hillman è il daimon che ci manda dei segnali, che cerca di indirizzarci verso delle scelte più vicine a quelle che ci fanno star bene, ma trattandosi di scelte la responsabilità resta nostra e non del destino che abbiamo scelto, e neppure del daimon. Un destino, un kleros, è una forma, un archetipo come scriverebbe C. G. Jung, a riempire questa forma ci pensa il soggetto attraverso le sue scelte di vita. Dunque il daimon indirizza verso il destino, verso il kleros scelto, ma all’interno del medesimo ci possono essere più strade, posso scegliere, semplificando, di andare a destra o a sinistra, di essere buono o cattivo con gli altri, quello dipende da me, io se avrò scelto secondo il daimon sarò appagato e felice. Infatti in greco felicità si dice: eudaimonia che significa “buon daimon”.

Ladri e assassini, poliziotti sadici e maniaci sessuali, tutti gli abitatori, grandi e piccoli, dei bassifondi (il m ondo infero): anche la loro anima è discesa dal grembo di Necessità? Plotino, come sempre, si era posto il problema secoli fa: «Come può un carattere malvagio essere dato dagli Dei?» Esiste una vocazione al delitto? Può la ghianda albergare un cattivo seme? O forse il criminale psicopatico non ha affatto un ’anima?[i]

L’interpretazione di alcuni comportamenti di Adolf Hitler è particolarmente istruttiva rispetto all’analisi di altri casi estremi, come quelli di assassini e torturatori sadici. Questa scelta si basa su due vantaggi principali che sono ripresi da Hillman stesso:

Affinamento del Metodo: Analizzare un caso estremo come quello di Hitler permette di perfezionare l’approccio utilizzato fino a quel momento. Si sostiene che comprendere gli “estremi” aiuti a capire meglio ciò che è considerato normale.

Osservazione del Carattere e delle Azioni: L’esame approfondito di Hitler consente di osservare in maniera dettagliata come le tendenze patologiche si manifestino nei tratti caratteriali e nelle azioni quotidiane.

Un elemento fondamentale da prendere in considerazione nella vita di Hitler è un cattivo seme inserito in una personalità che non si opponeva al male, ma sceglieva la parte opposta, negativa del suo destino che risultava felici per lui senza pensare al danno arrecato ad altri. Analizzando in modo ovviamente parziale per quello che ci è dato sapere alcuni comportamenti e tratti di personalità e sapendo che ha rappresentato l’incarnazione del male assoluto potremmo applicare a titolo di studio il medesimo ragionamento anche ad altri criminali e serial killer del passato e recenti.

IL GHIACCIO E IL FUOCO

Hitler nel suo modo di parlare utilizzava spesso le parole ghiaccio e fuoco che sono in contrapposizione fra loro, sono archetipiche e possono essere lette alla luce degli avvenimenti che l’hanno visto come protagonista.

A proposito del ghiaccio Hitler descrive se stesso e viene descritto dagli altri come avendo un “cuore di ghiaccio”, un’espressione che sottolinea la sua freddezza emotiva e la capacità di rimanere impassibile e distaccato anche in situazioni estreme. Questa caratteristica viene vista come un punto di forza, specialmente in momenti di crisi. Inoltre l’associazione del ghiaccio con la malvagità ha radici profonde nella cultura europea, come illustrato da Dante Alighieri nel suo descrivere il fondo dell’inferno come un regno di ghiaccio, abitato da figure traditrici come Caino, Giuda e Lucifero. Questa immagine riflette la convinzione che il male supremo sia freddo e privo di ogni calore umano così come nel tardo Medioevo e nel Rinascimento, era diffusa la credenza che il diavolo avesse un corpo freddo, simbolizzando la sua natura malefica e contraria alla vita. Questo legame tra il male e il freddo si ricollega alla descrizione di Hitler, suggerendo una profonda malvagità e distacco dalle emozioni umane.

La personalità di Hitler è caratterizzata da una estrema rigidità, una resistenza al cambiamento e un’incapacità di adattarsi o modificare le proprie opinioni. Questa inflessibilità si manifesta in tutti gli aspetti della sua vita, dalle abitudini quotidiane alle reazioni in situazioni di crisi, simboleggiando la sua chiusura verso qualsiasi forma di flessibilità o cambiamento. Le abitudini di vita di Hitler, estremamente ripetitive e ritualizzate, riflettono questa rigidità. L’aderenza ferrea a routine fisse, persino nelle azioni più banali, evidenzia un rifiuto di ogni forma di spontaneità o deviazione dalla norma.

Riflettendo su queste prime caratteristiche possiamo trovare delle relazioni con alcune patologie descritte nel DSM 5 in alcuni criteri.

Basandomi sui punti evidenziati riguardanti la personalità e il comportamento di Adolf Hitler, ma non è possibile diagnosticare specifiche condizioni psichiatriche senza un’analisi accurata di un professionista, ma si può offrire, per gli scopi del presente lavoro, una panoramica di come alcuni aspetti del suo comportamento potrebbero essere messi in relazione con alcuni disturbi presenti nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, Quinta Edizione (DSM-5).

 

Dalle caratteristiche descritte si possono notare:

  1. Fredda distanza emotiva
  2. Associazioni simboliche con il male e il freddo
  3. Rigidità e inflessibilità
  4. Resistenza al cambiamento
  5. Ripetitività e ritualizzazione delle abitudini

Questi tratti possono suggerire dei collegamenti con dei disturbi di personalità, in particolare:

Disturbo di Personalità Antisociale: Caratterizzato da un disprezzo per e violazione dei diritti degli altri. I comportamenti che violano i diritti altrui per puro guadagno personale o piacere, che è una componente chiave di questo disturbo sono noti a tutti, inoltre la freddezza emotiva e l’indifferenza verso il benessere altrui possono essere in linea con alcuni aspetti di questo disturbo.

Disturbo di Personalità Narcisistico: Include un senso grandioso di importanza, una mancanza di empatia per gli altri e un bisogno di ammirazione eccessiva. Alcune descrizioni di Hitler potrebbero allinearsi con queste caratteristiche, ma mancano dettagli specifici sull’egocentrismo o sulla ricerca di ammirazione.

Disturbo di Personalità Schizoide: Caratterizzato da un distacco dalle relazioni sociali e da una gamma ristretta di espressioni emotive in contesti interpersonali. La descrizione di Hitler come freddamente distaccato potrebbe suggerire tratti schizoidi, così come l’attaccamento agli animali, in questo caso i suoi cani che è un altro dei criteri del DSM 5 per questa patologia.

Disturbo di Personalità Ossessivo-Compulsivo: Caratterizzato da perfezionismo, rigidità e un’insistenza su regole e organizzazione. La rigidità, la resistenza al cambiamento e le abitudini ripetitive di Hitler potrebbero rientrare in questo disturbo.

Per quanto concerne il fuoco è tradizionalmente associato al daimon o spirito guida di una persona, assume un ruolo centrale nell’interpretare la figura di Adolf Hitler, offrendo una lente attraverso cui esaminare sia la sua ascesa al potere sia le catastrofiche conseguenze del suo regime. Per esempio l’incendio del Reichstag, un evento che non solo simboleggia l’uso letterale e metaforico del fuoco da parte del daimon di Hitler ma anche prepara la scena per la sua salita al potere, sottolineando come il fuoco sia stato un elemento chiave nella sua retorica e nelle sue azioni distruttive. Questo simbolismo del fuoco si manifesta attraverso le metafore infuocate dei suoi discorsi, le città europee ridotte in cenere e i forni crematori dei campi di sterminio, culminando tragicamente nella sua stessa morte, con il corpo cosparso di benzina e divorato dalle fiamme nel bunker di Berlino. La visione di Hitler sulla distruzione e il suo impatto devastante su scala globale viene ulteriormente sottolineata dal Hillman nella conversazione del 1932 con Hermann Rauschning, in cui prevedeva non solo la propria rovina ma anche quella della Germania, con l’avvertimento che avrebbe trascinato il mondo intero in un inferno di fiamme, evocando l’immaginario apocalittico del “Crepuscolo degli dei” di Wagner.

Questo aspetto riflette la dimensione tragica e profondamente distruttiva della sua visione, sottolineando una predisposizione al nichilismo. Nonostante il fuoco abbia valenze simboliche molteplici, tra cui trasformazione, iniziazione e illuminazione delle tenebre, per Hitler queste potenzialità erano limitate alla sua natura distruttiva. L’esempio del bombardamento di Dresda rappresenta il culmine della sua visione demoniaca, un atto che ha lasciato un’impronta indelebile sul popolo e sulla cultura europea, trasformando la chiamata alla distruzione in una realtà tangibile e devastante. Attraverso questo prisma, l’uso del fuoco da parte di Hitler emerge non solo come strumento di potere e distruzione ma anche come espressione finale della sua ideologia, segnando irrevocabilmente la storia con le cicatrici del suo passaggio. Ovviamente non ci sono tratti di piromania, ma questi vissuti risuonano particolarmente con il disturbo di personalità antisociale.[ii]

IL LUPO

Da giovane, Hitler adottò il soprannome di “Herr Wolf” e persino fece cambiare il cognome della sorella per riflettere questa identificazione, inoltre “durante l’ultimo periodo, teneva nel bunker un cucciolo a cui aveva dato il nome di Wolf e che curava personalmente, senza permettere a nessun altro di toccarlo[iii], si veda come scrivevo in precedenza l’ipotesi di disturbo schizoide di personalità. La sua affezione per il simbolismo del lupo è evidenziata dal nome che diede a un cucciolo nel suo bunker e dalla derivazione del suo nome, Adolf, da “Athalwolf”, che significa “nobile lupo”. Questo tema prosegue con la denominazione di tre dei suoi quartieri generali con nomi che rimandano al lupo e la sua preferenza per i cani lupo alsaziani, chiamando le SS “il mio branco di lupi” e citando la canzone “Chi ha paura del lupo cattivo?”.

L’identificazione di Hitler con il lupo ha avuto profonde implicazioni storiche. I servizi segreti americani, convinti che Hitler potesse rifugiarsi in un fortino nelle montagne della Baviera con i suoi “lupi mannari”, dirottarono le truppe americane verso sud, permettendo così a Stalin di entrare per primo a Berlino. Questa mossa strategica rifletteva la paura e il mito creati attorno alla figura di Hitler e al suo simbolismo del lupo.

M-L. von Franz scriveva a proposito del lupo a conferma di quanto già proposto: “ll lupo è associato anche al dio della guerra, Marte o Ares, di cui è l’attributo teriomorfo, e di conseguenza al suo metallo, il ferro. Nella mitologia tedesca uno dei nomi del lupo è Isegrim, sguardo truce o ferreo: infatti il lupo ben si adatta a simboleggiare quel tipo di rabbia che diventa fredda e spietata. Tutti hanno forse sperimentato quella rabbia che, quando raggiunge una certa intensità, viene improvvisamente sostituita da un risentimento calmo, freddo e feroce. Questo è il lupo; esso è la misteriosa determinazione omicida che nasce dall’ira. Ciò non è solo negativo: infatti secondo la mitologia tedesca esiste anche una santa collera — ein beiliger Zom — che pervade le persone allo spettacolo delle drammatiche ingiustizie di questo mondo. Questa santa collera, al prendere possesso di loro, dona l’inflessibile determinazione di restaurare l’ordine e di portare la luce della giustizia nelle tenebre dei tempi. Ecco perché il lupo non è soltanto distruttore. Ciò dipende dalla modalità con cui opera e dalla situazione in cui compare.”[iv] Ancora una volta vediamo la scelta di Hitler in linea con il suo destino, del suo cattivo seme, di usare la parte oscura della simbologia archetipica del lupo.

 

L’IMMERSIONE NELL’ADE

Nel contesto della psicologia del profondo e dell’analisi del carattere, il comportamento e le abitudini personali di Adolf Hitler offrono un fertile terreno di indagine. Specificamente, la sua notoria ossessione per l’igiene, le pratiche dietetiche, e le inclinazioni sessuali rivelano aspetti profondamente radicati nel concetto di analità. Secondo le testimonianze, Hitler ricorreva frequentemente a clisteri, era tormentato da persistenti problemi di flatulenza, e mostrava una preoccupazione eccessiva per i contatti fisici, la digestione e l’igiene personale. Queste ossessioni sono ulteriormente accentuate da affermazioni che lo descrivono come incline a trarre piacere sessuale da pratiche umilianti da parte delle sue partner ovvero la coprofilia. In questo possiamo ritrovare ancora una volta dei tratti di ossessione e compulsività.

Nel profondo del tumulto e dell’orrore che avvolse l’Europa durante il regime di Adolf Hitler, emerge una narrativa inquietante che trascende i già noti crimini e atrocità del Terzo Reich. Questa narrazione si concentra su due particolari aspetti dell’entourage di Hitler che riflettono non solo la sua personalità distorta ma anche la perniciosa influenza che esercitava sulle persone a lui vicine. Attraverso l’esame delle tragiche storie di donne che si suicidarono o tentarono il suicidio e la presenza di figure con evidenti deformità fisiche nel suo circolo più stretto, possiamo scorgere un’oscura proiezione dei suoi disturbi.

Tra le donne legate a Hitler, almeno sei hanno trovato nella morte, volontaria o desiderata, una fuga dalle loro sofferenze. Tra queste, la giovane Mimi Reiter e la nipote Geli Raubal, quest’ultima spesso descritta come “l’amore della sua vita”, rappresentano soltanto gli episodi più noti di una serie di tragedie personali che gravitano attorno a questa figura storica. La tendenza di Hitler a circondarsi di donne psicologicamente fragili o la sua capacità di instillare in loro un tal livello di disperazione da spingerle a considerare il suicidio come unica via d’uscita suggerisce un’influenza distruttiva e forse persino un’intenzionale ricerca di soggetti vulnerabili. Alcuni interpretano questo modello come l’espressione di una natura “demoniaca”, dove la vicinanza a un essere tanto privo di empatia quanto Hitler potrebbe aver reso la morte un rifugio desiderabile dal suo mondo di crudeltà, ma è una interpretazione a mio avviso parziale.

Parallelamente, la presenza di individui con deformità fisiche all’interno dell’entourage di Hitler assume una connotazione altrettanto sinistra. La figura dell’autista nano, di Goebbels con il suo piede caprino, del fotografo gobbo e di altri individui storpi o mutilati emerge non solo come un’anomalia statistica causata dalle ferite della Grande Guerra, ma come un riflesso della fascinazione di Hitler per l’aberrazione e la deformità. Questa predilezione per le figure deformi, esacerbata dalla sua passione per film come “King Kong” e “Biancaneve e i sette nani”, potrebbe rivelare un’attrazione verso ciò che è percepito come deforme, fuori dalla norma, riecheggiando antiche associazioni demonologiche con l’alterità e la diversità fisica.

 

IL SENTIRSI “DESTINATO” A GRANDI COSE

Adolf Hitler sentiva di essere sotto la protezione di una forza superiore, un sentimento che ha plasmato sia la sua percezione di sé che le sue azioni, si considerava un prescelto, un predestinato, guidato dalla Provvidenza con la certezza assoluta di un sonnambulo, come ha dichiarato lui stesso in un discorso del 1936. Questa percezione lo ha reso una figura isolata e misteriosa ai tempi della Grande Guerra, durante la quale è rimasto incredibilmente illeso nonostante la costante vicinanza alla morte, suscitando stupore tra i suoi commilitoni.

La narrazione di questa presunta invulnerabilità si estende a vari episodi della sua vita, compreso il fallito attentato della birreria del 1923, durante il quale fu salvato da un atto eroico della sua guardia del corpo, e l’attentato mancato del luglio 1944, da cui si salvò quasi per caso.

Hitler parlava spesso di dee del fato e del destino, posizionandosi in un contesto mitico e trascendentale, oltre il mondo umano, in una dimensione dove credeva di abitare gli dèi in pieno complesso narcisistico. La sua assoluta convinzione di essere nel giusto trovò eco nella nazione tedesca, alimentando errori e orrori. La natura disturbata di tale certezza emerge nell’analisi del suo comportamento autoritario fin dall’infanzia, la sua incapacità di ascoltare altri pareri e la sua pretesa di onniscienza, dimostrata attraverso la memorizzazione di una vasta quantità di dati per impressionare e sopraffare gli altri, tratto che rientra nel disturbo ossessivo compulsivo, ovvero il ritenere che nessuno possa fare meglio del soggetto.

 

QUALI SONO LE “CAUSE” DELLA MALVAGITA’ DI HITLER MA ANCHE DI ALTRI PERSONAGGI DELLA STORIA?

E’ impossibile avere delle risposte certe a questa domanda, si può pensare al rapporto con il padre, all’ambiente in cui hanno vissuto, ai geni, ma l’eziopatologia dei disturbi mentali si basa sui sintomi e non sui segni come ricorda Jasper. I sintomi sono narrati. Senza dubbio l’ambiente vissuto influenza la crescita dell’individuo, la percezione della realtà, in qualsiasi situazione ci si trovi l’uomo è sottoposto quotidianamente allo stress, che genera l’ansia, la quale può essere vissuta positivamente o negativamente. Le risposte all’ansia proveniente dallo stress possono essere: distress o eustress. Nel primo caso ci s’irrigidisce cercando di ristabilire un’omeostasi con l’ambiente, ponendosi in modo rigido rispetto al mondo e chiedendo anche tanto a se stessi, nel secondo caso possiamo scegliere di essere più accomodanti con noi e rileggere la realtà e gli eventi che ci sono capitati in modo diverso, utilizzare la parte archetipica “buona”, guardare al destino che ci è capitato in sorte in modo diverso, quindi essere responsabili delle nostre scelte. Possiamo scegliere di non scegliere, come scriveva Kirkegaard in aut aut, ma alla fine scegliamo e creiamo il nostro destino, la rappresentazione archetipica del nostro destino. Affermare che il nostro passato ci segni è senza dubbio vero, così come è stato per tanti serial killer, ma l’ultima parola su cosa vogliano fare della nostra vita spetta sempre a noi. A titolo di esempio riporto alcuni spezzoni biografici di alcuni serial killer.

Molti serial killer nella storia hanno avuto infanzie difficili, caratterizzate da abusi, violenze, trascuratezza, o altri traumi. Tuttavia, è importante ricordare che non tutti coloro che subiscono abusi o violenze nell’infanzia diventano criminali o serial killer. Di seguito, alcuni esempi di serial killer noti per avere subito violenze o abusi nell’infanzia:

 

Ted Bundy: Nonostante Bundy fosse considerato affascinante e carismatico, la sua infanzia fu turbata. Bundy scoprì in adolescenza che la donna che pensava essere sua sorella era in realtà sua madre, e che era stato cresciuto dai nonni. Anche se non ci sono prove concrete di abusi fisici, questo shock e la possibile stigmatizzazione sociale potrebbero avere influenzato il suo sviluppo psicologico.

Jeffrey Dahmer: Conosciuto anche come il “Mostro di Milwaukee”, Dahmer ebbe un’infanzia relativamente normale fino al divorzio dei genitori. Dopo il divorzio, Dahmer affermò di essersi sentito abbandonato e trascurato, cosa che lo portò a isolarsi e a sviluppare interessi morbosi.

John Wayne Gacy: Prima di diventare noto come il “Killer Clown”, Gacy subì abusi sia fisici che verbali dal padre, che lo denigrava e lo picchiava frequentemente. Questi abusi hanno contribuito a formare il quadro psicologico che lo ha portato a diventare uno dei più famigerati serial killer americani.

Aileen Wuornos: Wuornos, che ha ucciso sette uomini tra il 1989 e il 1990, ha avuto un’infanzia estremamente difficile. Fu abbandonata dai suoi genitori biologici, cresciuta dalla nonna che la trascurava e abusata sessualmente dal nonno.

Henry Lee Lucas: Lucas aveva una madre violenta che lo abusava e lo obbligava a guardare mentre lei aveva rapporti sessuali con uomini. Questa infanzia traumatica è spesso citata come una possibile causa del suo comportamento da adulto, che lo ha portato a diventare uno dei più noti serial killer americani.

Richard Ramirez: Conosciuto come “The Night Stalker”, Ramirez subì abusi fisici da parte del padre e fu esposto a storie di violenze e abusi sessuali da un cugino che era tornato dalla guerra del Vietnam. Questi eventi influenzarono profondamente Ramirez, che divenne uno dei più infami serial killer degli anni ’80.

Ultimo non per importanza è Charles Manson, noto per essere stato il leader carismatico di quella che è stata chiamata la “Famiglia Manson” e che ha perpetrato uno degli eccidi più noti quello di Cielo Drive, a Los Angels, dove vennero uccise 5 persone tra cui la moglie del regista Roman Polansky, Sharon Tate che era per di più incinta. La storia di Manson è segnata da una serie di violenze subite che hanno avuto un impatto significativo sulla sua formazione psicologica e comportamentale.

Infanzia di trascuratezza e instabilità: Manson nacque in un ambiente di grande instabilità. Sua madre, Kathleen Maddox, era una ragazza madre di 16 anni al momento della sua nascita. Kathleen era spesso assente dalla vita di Manson e quando era presente, il suo comportamento era irresponsabile e a volte violento. La figura paterna era completamente assente nella sua vita, lasciandolo senza un modello maschile positivo.

Ambiente familiare disfunzionale: La giovinezza di Manson fu caratterizzata da trascuratezza, abuso emotivo e abbandono. Sua madre fu più volte in carcere per vari crimini, e durante questi periodi, Manson fu affidato a parenti o a case temporanee, dove non sempre trovò un ambiente accogliente o stabile.

Esposizione alla criminalità: Manson fu testimone di vari comportamenti criminali e disfunzionali da parte degli adulti intorno a lui, inclusi furti, truffe e abuso di alcol. Questi comportamenti diventarono norma per lui, mancando di esempi positivi da seguire.

Formazione del culto e manipolazione: Le esperienze di Manson con l’abuso, la trascuratezza e l’isolamento contribuirono a formare la sua personalità manipolatrice e paranoica. Utilizzò queste abilità per radunare intorno a sé un gruppo di seguaci vulnerabili e in cerca di un senso di appartenenza, che poi manipolò per commettere una serie di omicidi brutali.

La vita di Charles Manson è un altro esempio di come un’infanzia segnata da abusi, trascuratezza e violenza possa avere un impatto devastante sullo sviluppo di un individuo. Tuttavia, è fondamentale ricordare che le circostanze dell’infanzia, per quanto tragiche, non giustificano le azioni criminali compiute in età adulta. Manson divenne uno dei criminali più infami della storia americana, responsabile di influenzare i suoi seguaci a commettere atroci omicidi.

Questa storia come le altre raccolte dovrebbero invitarci a pensare a come poter fare prevenzione in situazioni di disagio acclarato, come poter mitigare queste situazioni familiari ancora presenti, magari non tutte così violente, ma che indubbiamente lasciano il segno e possono non permettere immediatamente la “scelta” del bene. Questo ovviamente non elimina la colpevolezza del soggetto, ma ci porta alla comprensione, in alcuni casi, dei perché, fermo restando che ognuno di noi nasce con un carattere e dei tratti di personalità già definiti che però non necessariamente devono patologicizzare.

Riportando sempre Hillman “La prevenzione, pertanto, dovrebbe essere imperniata sul tentativo di ripristinare un equilibrio tra la debolezza della psiche e la potenza del daimon, tra la chiamata trascendente e la personalità alla quale essa si rivolge. La costruzione della personalità è un compito psicologico che va oltre il «rafforzamento dell’Io» e anche oltre la Bildung, l’idea tedesca di formazione culturale e morale. Joseph Mengele, il più efferato medico dei campi di concentramento, che condusse atroci esperimenti sui detenuti, era colto, amava la musica e leggeva Dante. Cikatilo, altro serial killer, era un maestro di scuola; Hitler dipingeva e fino all’ultimo si dedicò a disegnare tavole di architettura; Manson, in carcere, scrive musica e testi di canzoni pop;[v].

Sebbene fattori come la fisiologia, l’educazione ricevuta durante l’infanzia e l’influenza del gruppo di pari durante l’adolescenza possano giocare un ruolo nel modellare queste scelte, Hillman sostiene che non sono determinanti nell’analisi dei costi e dei benefici associati a ogni azione criminale. La decisione di intraprendere una determinata azione criminale viene presentata come il risultato di un calcolo utilitaristico di dolore e piacere, secondo il modello proposto da Jeremy Bentham e ripreso da James Q. Wilson e Richard Herrnstein. In particolare, se il beneficio percepito (ricompensa) dall’azione criminale supera il costo percepito (punizione), l’individuo sarà propenso a compiere tale azione.

 

I POSSIBILI DISTURBI DI PERSONALITA’ DI HITLER STANDO AD ALCUNI RACCONTI BIOGRAFICI

Rileggendo il lavoro di Hillman su Hitler a mio avviso appaiono evidenti alcune caratteristiche da prendere in considerazion a proposito della sua personalità:

Mancanza di empatia: Un’apparente mancanza di empatia o calore emotivo verso gli altri.

Mancanza di senso dell’umorismo: Difficoltà a comprendere o apprezzare l’umorismo, che può essere indicativo di una rigida interpretazione delle interazioni sociali.

Certezza assoluta, arroganza, inflessibilità: Tratti che possono suggerire una personalità narcisistica o un disturbo di personalità narcisistica, con un senso gonfiato di importanza personale e una scarsa tolleranza alle opinioni diverse.

Proiezione fanatica dell’Ombra: Tendenza a proiettare aspetti negativi di sé stessi sugli altri (gli ebrei, gli zingari, ecc…), un meccanismo di difesa psicologico che può indicare una lotta interna con parti inaccettabili della propria personalità.

Fede mistica nella fortuna: Un’adesione irrazionale al concetto di destino o fortuna, che può riflettere un senso distorto di controllo o fatalismo.

Rabbia se impediti, ostacolati o contraddetti: Intolleranza alla frustrazione e alle limitazioni, che può essere un segno di disturbi della personalità.

Richiesta paranoide di fiducia e lealtà assolute: Paranoia e sospettosità eccessive verso gli altri, tipiche di disturbi deliranti o paranoici.

Fascinazione nei confronti di miti e simboli del “male”: Un interesse morboso per simboli negativi o malevoli, che può indicare una fissazione su temi di potere e distruzione.

Rapimenti estatici, crisi convulsive, momenti di assenza e/o tensione alla trascendenza: Potenziali segni di disturbi neurologici o psicotici, come episodi di dissociazione o alterazioni della coscienza.

Desiderio di potenza per paura di essere ordinario, ignorante, impotente: Un bisogno compulsivo di dominio e controllo per compensare sentimenti di inadeguatezza o vulnerabilità.

Distinzione tra inadeguatezza e impotenza: La paura di essere inadeguato può manifestarsi in varie forme, tra cui il demonismo o la megalomania, indicando potenzialmente un disturbo di personalità.

Questi segni suggeriscono la presenza di una gamma complessa di possibili disturbi psicologici, tra cui disturbi di personalità, tendenze paranoiche, e potenzialmente disturbi psicotici o deliranti. È importante notare che la diagnosi di tali condizioni richiede una valutazione approfondita quello che evinco nel presente lavoro sono considerazioni a posteriori sullo stato mentale che si basano esclusivamente su osservazioni storiche o biografiche, quindi prive di contenuto scientifico, ma permettono una riflessione su quello che poi potrebbe accadere nella vita reale. A tal proposito elenco alcuni dei disturbi che hanno fra i loro criteri diagnostici alcune delle caratteristiche riportate e relative correlazioni.

Il Disturbo di Personalità Antisociale, Schizoide, Narcisistico e Ossessivo Compulsivo di cui ho già scritto in precedenza a cui possiamo aggiungere anche:

Disturbo Paranoide di Personalità: La richiesta paranoide di fiducia e lealtà assolute e l’intolleranza alla contraddizione possono rientrare in questo disturbo, che è caratterizzato da sospettosità e diffidenza verso gli altri.

Disturbo Borderline di Personalità: La rabbia intensa quando si è impediti, ostacolati o contraddetti può essere legata a questo disturbo, caratterizzato da instabilità nelle relazioni interpersonali, nell’autoimmagine e nell’affettività.

CONSIDERAZIONI ASTROLOGICHE

Hitler era Toro Ascendente Bilancia, quindi un venusiano, per giunta Venere era in domicilio in Toro congiunta a Marte, ma a proposito del “freddo”, del “ghiaccio” possiamo notare Saturno che è nella X Casa, quindi altissimo fa sentire la sua temperatura: freddo, distaccato, distante nel Segno del Leone, Fuoco, che forma una quadratura alla congiunzione Venere Marte in VII Casa, gli altri, la distruzione dell’altro, la paranoia, l’antisocialità. Il narcisismo lo ritroviamo nella posizione forte di Venere, che nel mito desidera essere amata da tutti, guai se non fosse così. Venere a causa del suo temperamento ha scatenato la guerra di Troia, la fuga di Psiche, la ferita di Dafne e così via… Le regole e le compulsioni sono ancora di Saturno, non dimentichiamo la congiunzione della Luna in esilio proprio in Capricorno, e di Mercurio vergineo che però si trova in Ariete, in VI Casa – la ritualità – opposto a Urano, l’eccesso. Il lupo è rappresentato da Marte che abbiamo visto essere in esilio in Toro e fortemente dominante nel tema.

Le donne sono rappresentate nel tema di Hitler dalla Luna in Capricorno, da Venere e da Marte governatore della VII Casa, quindi il Saturno di cui ho scritto può essere declinato anche nell’ambito del suo rapporto con le donne e della sofferenza che queste ultime devono aver provato. L’analità è in relazione ai valori di Marte e Plutone, quest’ultimo forma un aspetto di quinconce con la Luna (donna) e si trova in VIII Casa, settore che si può mettere in rapporto sempre con l’analità. Il denaro era definito lo sterco del diavolo, con Plutone in VIII Casa che governa la II (denaro, risorse personali) ritroviamo anche questa simbologia.

Per trovare ulteriori riferimenti fra disturbi della personalità e tema natale potete leggere il mio libro: Astrologia e Personalità, i disturbi della Psiche come simbolo.

[i] J. Hillman, Il codice dell’anima, Adelphi Edizioni, Milano, 1999, p. 267

[ii] Cfr. Ivi, p. 271

[iii] Ivi, p. 272

[iv] M-L. von Franz, Le Fiabe interpretate, Bollati Boringhieri, Torino, 1980

[v] Ivi, p. 301