L’ultima immagine di James Hillman e Silvia Ronchey – una rilettura astrologica di alcune pagine

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Che cosa sono le immagini? A questa domanda cerca di rispondere James Hillman durante la conversazione con Silvia Ronchey. Si parte da pag 95. del nuovo libro: L’ultima immagine, edito da Rizzoli, una raccolta di conversazioni fra i due. Hillman inizia raccontando che un’immagine è come se fosse un insieme di tessere, un puzzle che la compone, quindi un’immagine rappresenta il tutto di una parte, è come se fosse, appunto, un’immagine archetipica, per dirla con Jung, una forma olografica.

Ognuna di queste parti, di queste tessere può essere messa in relazione con le altre in modo da formare un’immagine, una figura. Quando un artista crea, ma allo stesso modo quando ciascuno di noi compie un’azione all’esterno, crea portando fuori qualcosa di sé, attinge a un’immagine interiore di ciò che rappresenta ma che è in relazione a ciò che vede all’esterno, a ciò che percepisce dall’esterno. E’ la relazione fra me e l’altro,

cosicché, diciamo, la faccia visibile, la sembianza, che ne risultava, era in realtà il carattere o la forza dell’anima.  Credo quindi che la vera immagine sia quella della forma interiore, della forma psichica, della forma dell’anima. Ed è qualcosa che abbiamo perso. Abbiamo confuso l’immagine con il visibile. Pag. 96

Questo accade spesso quando gli astrologi cercano di definire l’immagine con qualcosa di deterministico, di fisso, di visibile al 100%, l’astrologia perde in questo modo il contatto con l’anima mundi e con il tutto, il contatto con l’archetipo che è fondante l’immagine di cui scrive Hillman, è molto vicina quest’ultima alla fusione con lo stesso concetto, ma ne mantiene le distanze epistemologiche. L’archetipo rappresenta la possibilità delle infinite manifestazioni dell’inconscio collettivo nella nostra realtà, l’immagine è la possibilità delle infinite manifestazioni dell’anima mundi, nella nostra realtà. Ogniqualvolta definiamo in modo costrittivo qualcosa o qualcuno lo priviamo dell’anima mundi, lo priviamo della sua libertà, da questo deve stare lontana l’astrologia o qualsiasi altra disciplina che tenda mettere in relazione l’uomo con la sua vita e con la sua interiorità.

L’astrologia diventa la possibilità di vedere la figura dietro il visibile, il noumeno dietro il fenomeno, per dirla con Kant, la parte nascosta ma che dà senso alle possibili manifestazioni di quella immagine nella nostra vita.

Pensiamo alle immagini nella loro sola manifestazione materiale, come se coincidessero con la parvenza visibile, mentre la mente antica riusciva a vedere la figura dietro le tessere del visibile. L’immaginazione degli antichi era connessa al cosmo. Riuscivano a leggerlo. A scorgere nel cielo figure invisibili all’occhio Pag. 96

Le costellazioni zodiacali sono proiezioni umane nel cielo, così come le divinità associata ai pianeti, le figure sono aspettative dei moti umani, non un solo significato, ma diversi e infiniti possibili significati associabile alla medesima figura o forma. L’eikon, l’icona platonica è ciò che sta dietro all’immagine è qualcosa che la fonda ed è in relazione ultima con la natura. L’uomo quindi, l’artista vedono l’icona, la colgono e cercano di rappresentarla, ne mostrano una parte, ma mai l’intero proprio perché sarebbe impossibile cogliere l’insieme il tutto. L’astrologia deve cercare di comunicare il più possibile in forma artistica, mostrare il più possibile l’intero cercando di de-finire il meno possibile e lasciare che quest’ultimo passaggio sia fatto dal consultante, così come quando una persona guarda un’opera d’arte o ascolta la musica, è lui a comprenderne il significato profondo e personale che ha senso per sé.

Proprio per questo il consultante che in quel momento sta creando la sua opera d’arte, sta cercando la tela, i pennelli le sue sfumature – nelle parole dell’astrologo – deve fare come Plotino così come ricorda Hillman:

Per Plotino l’artefice di un’immagine, nel crearla non deve <<gettare lo sguardo su alcun modello sensibile, ma immaginare>> Pag.97

Ciò che importa davvero rispetto alle nostre rappresentazioni del mondo, a quello che guardiamo, viviamo e immaginiamo “è ciò che sta dietro e che non è visibile. Non visibile attraverso gli occhiPag 98.

L’immagine, pur riferendosi a qualcosa di visibile nell’etimo, non lo è fino in fondo, il visibile è una possibile manifestazione dell’immagine. Quando proviamo qualcosa di forte, di emozionalmente impattante che ci sradica da noi, ci spinge oltre:

l’immagine è ciò che ti solleva e ti porta via. Questo è un’immagine. Può essere in una musica, in qualsiasi cosa Pag. 100

Il racconto, la fiaba, la mitologia, gli strumenti narrativi che ci mettono in relazione con la natura, con il mondo e si basano su questo concetto, come anche l’astrologia che li utilizza ed è una delle manifestazioni delle immagini – come si è letto in precedenza –  possono sollevarci e portarci via in un mondo nuovo, farci scoprire altre caratteristiche, avvicinarci ad altre parti di noi che ci sono sempre appartenute ma che non abbiamo ancora scoperto, di cui non abbiamo ancora visto la faccia, ma ne percepiamo la figura!