La teoria della ghianda di James Hillman, esposta principalmente nel libro Il codice dell’anima, propone che ogni persona nasca con un “daimon”, un’essenza unica o vocazione che rappresenta il nucleo della propria anima. Questa idea è ispirata al concetto platonico secondo cui ogni individuo ha un’immagine o destino specifico inscritto nella propria esistenza, simile a una ghianda che contiene dentro di sé la potenzialità per diventare una quercia.

Questa teoria si sposa perfettamente con l’astrologia e il tema natale che vedono in quest’ultimo una espressione del destino “segnato” archetipicamente, come espressione di potenzialità.

C’è un limite però che si dimentica ovvero che se io pianto una ghianda in un terreno non adatto questa non si sviluppa e resta mera potenzialità inespressa e poi muore, oppure se posta nel giusto terreno cresce, ma se intorno a sé trova degli ostacoli crescerà adattandosi ad essi e prendendo una forma diversa pur restando quercia. Provate a pensare alle piante, alle viti quando attraverso stratagemmi esterni le sforziamo ad adeguarsi ad esse, a crescere in una direzione anziché in un’altra.

L’ambiente fa la differenza, assieme al terreno che scegliamo.

Noi siamo liberi di scegliere il terreno più adatto alla nostra ghianda, siamo liberi di cambiare il nostro ambiente oppure di adattarci in modo simbiotico se riteniamo che permetta comunque di diventare quello che sappiamo, pensiamo, sentiamo di essere.

La libertà di scelta del terreno – famiglia, lavoro, situazioni – dell’ambiente – ostacoli, facilitazioni, strumenti che creiamo per agevolarci, costruire una nuova visione del mondo – possono permetterci di dare forma al nostro destino.

Dobbiamo però sapere, sentire, scoprire quelloche è il “destino” sembra aver scelto per noi, la nostra vocazione.

L’astrologia è un ottimo strumento di supporto proprio in questa attività, non ci dice qual è il nostro destino, ma imbastice un discorso simbolico, mitologico sulle possibili forme del mio destino.