Quando noi diciamo: “qui è un deserto” intendiamo che non vi è nessuno, ma in ebraico, il termine per “deserto” è מִדְבָּר (midbar), che ha un’etimologia interessante. Deriva dalla radice ebraica ד-ב-ר (d-b-r), che significa “parlare” o “parola” (come in דָּבָר, davar, “parola” o “cosa”).
Questa connessione etimologica può essere interpretata in modi simbolici:
- Luogo del silenzio: Il deserto, essendo uno spazio vuoto e silenzioso, potrebbe essere visto come il luogo in cui si ascolta la “parola” divina o il silenzio sacro.
- Luogo dell’ordine: La radice d-b-r implica anche ordine e organizzazione, suggerendo che il deserto, pur essendo selvaggio, può essere un luogo di rivelazione e struttura, come avvenne nel contesto biblico quando il popolo di Israele ricevette la Torah nel deserto.
Noi nella solitudine, in noi stessi, nell’immersione profonda e in solitudine siamo in presenza della parola. La parola c’è dove non c’è nessuno, quindi è solo la nostra che risuona, siamo noi il principio. Quando parliamo con noi stessi è come se parlassimo con Dio, direttamente e mettessimo ordine in noi stesso. Il deserto è una sorta di temenos, di recinto sacro, caro a Hermes, divinità che è in relazione con la parola, con il messaggio. La parola deserto è ambigua perché è in relazione con solitudine, ma anche con comunicazione, con qualcosa o qualcuno che non si vede. Quel qualcuno possiamo essere noi stessi, la nostra psiche, la nostra interiorità oppure Dio. Gesù stesso fu tentato dal demonio nel deserto. Il demonio è un messaggero, Lucifero era un angelo decaduto, angelo in ebraico significa proprio messaggero. Il deserto ci conduce allo scontro con il nostro demonio, con la nostra ombra, ci costringe a parlare con lei.
- Il Deserto come Luogo della Parola Divina
Nel contesto biblico, il deserto (midbar) è il luogo per eccellenza dove Dio comunica con il suo popolo. Ad esempio:
- La Torah fu data al popolo d’Israele sul Monte Sinai, che si trova in un deserto. Qui il deserto diventa un simbolo del silenzio e dello spazio aperto, in cui è possibile ascoltare la דָּבָר (davar), cioè la “parola” divina.
- Il midbar non è solo un luogo fisico, ma anche simbolico: è uno spazio di purificazione, prova e rivelazione.
Mitologicamente, questo richiama molte tradizioni in cui il deserto o la natura selvaggia rappresentano il luogo in cui si incontrano il sacro o il trascendente.
- L’Ordine dal Caos
La radice ד–ב–ר (d-b-r) implica “mettere in ordine” o “organizzare”, oltre che “parlare”. Questo è un tema ricorrente in molte tradizioni mitologiche:
- Nel pensiero ebraico, la parola di Dio (דָּבָר) è ciò che crea e ordina il mondo. Nel racconto della Genesi, Dio crea l’universo attraverso il potere della parola: “E Dio disse…”.
- Questo concetto è parallelo al mito greco di Hermes, che porta ordine attraverso la comunicazione, la scrittura e i messaggi.
- Midbar come Soglia tra Mondi
Il midbar, essendo un luogo selvaggio e liminale, richiama temi mitologici comuni:
- Hermes, nella mitologia greca, è una divinità che attraversa soglie e confini, mediando tra mondi (es. tra gli dèi e gli uomini, o tra la vita e la morte). Analogamente, il deserto biblico è un luogo di transizione tra la schiavitù in Egitto e la libertà nella Terra Promessa.
- Il deserto è anche il luogo dove i profeti e gli eremiti si ritiravano per cercare la parola di Dio o l’illuminazione, un tema parallelo ai miti in cui gli dèi o gli eroi si ritirano in luoghi selvaggi per ottenere saggezza.
- La Parola come Potere Creativo
In molte tradizioni mitologiche, il potere della parola è centrale. La radice d-b-r sottolinea che la parola non è solo un mezzo di comunicazione, ma uno strumento di creazione e trasformazione:
- Questo richiama miti come quello di Hermes, che inventò il linguaggio e la scrittura, dando agli uomini la capacità di creare ordine nel caos attraverso la comunicazione.
- Nel contesto biblico, la davar divina è associata alla creazione, alla legge e alla rivelazione, tutti atti di trasformazione mitologica e spirituale.




















