La bellezza per i greci del V. Secocolo a.C. era designata dalla parola kalokagathìa che rappresentava l’idea di perfezione fisica e morale. Questo termine nasce dall’unione in un sostantivo di due aggettivi: καλός κἀγαθός (kalòs kagathòs),che significa bello e buono sottointendendo “valoroso in guerra”. Il primo aggettivo “bello” si riferisce a ciò che è tangibile, visibile all’esterno, mentre buono al comportamento morale o a un atteggiamento interno della coscienza. La bellezza è una qualità che proviene direttamente dagli dèi, in questo caso da Afrodite, ma per i greci le persone che erano la massima espressione della bellezza e del concetto di kalokagathìa erano i guerrieri decantati da Omero e ciascuno di essi incarnava le qualità di Ares, del valoroso in guerra, del miles oltre ad altre caratteristiche attribuili a diverse divinità. La bellezza è, per i greci, rappresentata da Afrodite e Ares assieme, da Venere e Marte astrologici che assieme conducono ad essere “belli e buoni”. Dobbiamo scegliere, diligere come dicevano i latini, ovvero amare con Venere e agire con Marte, in modo da essere belli e buoni, ma tutto ciò deve avvenire con misura, con Atena, che è astrologicamente in relazione con i Segni della Bilancia, del Capricorno e gli aspetti Venere/Saturno. Ares, Eros, Eroi contengono tutti la medesima radice a livello etimologico. Eros era figlio di Afrodite ed Ares, ancora una volta troviamo la coppia divina, gli amanti che sembrano dirigerci in ogni nostra scelta, ma non sono solo loro.

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Proprio l’Arcano numero VI dei Tarocchi è chiamato gli Amanti. I pitagorici “avevano rilevato la natura mediana di questo numero e lo avevano individuato come una <<medietà matematica, aritmetica e geometrica>>; per queste caratteristiche lo ritenevano anche il numero della Virtù, dato che intendevano la virtù come >>giusta misura e medietà tra eccesso e difetto>>” C. Widmann, I Tarocchi, Gli Arcani della Vita. In questo Tarocco troviamo Eros, dall’alto, che si fa garante dell’unione, della virtù della bellezza, pronto a colpire gli Amanti. Eros è con la freccia incoccata, non l’ha ancora scagliata, tutto può accadere: la coppia potrebbe fuggire, potrebbe rompere l’unione, dunque la divinità non ha colpito. Troviamo il libero arbitrio in questo Tarocco, soprattutto nella versione di Jodorowksy in cui un uomo è conteso fra due donne, deve scegliere, oppure cercare di mediare. I piedi dell’uomo sono uno rivolto a destra e uno a sinistra, non sa cosa fare. Lo sguardo è diretto alla donna di sinistra, ma le mani indicano la donna di destra. Essere belli e buoni significa scegliere per restare in equilibrio, voler essere in due luoghi diversi.

Alberto Martini - Lo specchio di Venere Afrodite
Alberto Martini, Lo specchio di venere Afrodite , 1951
http://www.artnet.com/artists/alberto-martini/lo-specchio-di-venere-afrodite-LjG5qMoI_10aGE0zu1cmAg2

Cerchiamo la “bellezza” in due “luoghi”, prima  in noi stessi, a prescindere dagli altri, questa “bellezza” si chiama valore, autostima, è l’immagine riflessa nello specchio di Venere – si pensi al suo glifo – che “automaticamente” ci mostra noi stessi davanti e ci chiede: credi in te?

Da questa risposta si apre un mondo. Se la risposta è no, cercheremo il valore agli occhi degli altri, nel secondo “luogo” della ricerca, avremo bisogno del loro riconoscimento, ma sarà un rincorrere perenne e stancante. Nel caso questo valore ricercato non lo ricevessimo sarebbe devastante e come un bambino che desidera qualcosa di irraggiungibile piagnucoleremmo e lo rincorreremmo ancor di più.

Comunque cercheremo il riconoscimento della nostra “bellezza” negli altri, nel secondo “luogo” citato, ma se la nostra autostima, ovvero il valore che noi diamo a noi stessi, alle qualità che riteniamo di avere saranno ben strutturati, qualora gli altri non ce li riconoscessero, per noi non sarebbe un gran problema.