Asclepio il dio medico-guaritore era figlio di Apollo e Coronide. Secondo altre etimologie corona è in relazione con la forma a becco ricurvo, inoltre, il corvo, prenderebbe da questo etimo il nome. Comunque, la nomenclatura di coronavirus proviene da korōnē, “corvo”, “ghirlanda”, “aureola” perché la sua immagine al microscopio mostra una sorta di corona/aureola attorno al virus che somiglia ad un cerchio/disco solare. Inoltre anche il termine korōnis, “curvo”, possiede la medesima radice. Come ho scritto in un precedente articolo, paragonando il coronavirus, al virus di Kore, si aggiunge il particolare che lo lega ancor di più a questo mito, la corona di fiori che la fanciulla portava attorno alla cintura e che viene persa dopo essere stata rapita da Ade.

Ma torniamo ad Asclepio che nasce da Apollo, divinità del sole, il virus assume, come già evidenziato, questa forma al microscopio e Coronide il cui etimo riporta al corona virus.

Kerényi scrive: “Essa si chiamava Coronide, la «vergine-cornacchia». Apollo generò con lei un figlio, ma essa si scelse per marito Ischys”.

La storia prosegue con il corvo, animale caro ad Apollo, ma inizialmente di colore bianco, che scopre del matrimonio di Coronide e avverte la divinità, che per la rabbia tramuta il corvo in animale dal piumaggio nero. Apollo adirato manda sua sorella Artemide, per vendicarsi, a Laceria città in cui viveva Coronide, che con le sue frecce devasta la popolazione e brucia la città: “deve esser stata un’epidemia devastatrice, i roghi ardevano in gran numero. Quando le fiamme lambivano già il corpo di Coronide, Apollo gridò: «Non tollero più che mio figlio muoia insieme con la madre!». Egli prese Asclepio dal corpo della madre e lo portò al centauro Chirone, che gli insegnò l’arte medica.K. Kerényi, Gli dèi e gli eroi della Grecia

Secondo altri commentatori fu Ermes su ordine di Apollo ad estrarre Asclepio dal ventre della madre, così come fece con Dioniso estraendolo da Semele. Ci sono due fanciulli che in un modo o nell’altro vengono salvata da Ermes e il loro compito sarà “guarire” l’essere umano in maniere diverse.

In altre narrazioni Coronide non viene uccisa da Artemide ma partorisce Asclepio su di un monte: “Una capra aveva allattato il bambino e un cane da pastore lo aveva custodito. Il pastore Aresthanas, accortosi della mancanza dei due animali, era andato a cercarli. Così aveva trovato il bambino e aveva pensato di prenderlo con sé. Ma, avvicinandosi a lui, aveva veduto che il neonato irradiava una luce abbagliante come quella del fulmine. Aveva compreso che si trattava di qualcosa di divino e si era allontanato, preso dal timore. Subito si era diffusa la notizia che il fanciullo avrebbe trovato rimedi per gli ammalati e risuscitato anche i morti. Oltre al serpente apollineo, anche il cane era diventato un animale a lui sacro.” K. Kerényi, Gli dèi e gli eroi della Grecia

Coronide dà alla luce la divinità della medicina, porta la medicina alla ribalta, in una certa maniera, ma Asclepio viene poi ucciso da Zeus perché aveva fatto resuscitare i morti, Ade si era lamentato del fatto che il numero delle anime si fosse ridotto, inoltre Asclepio era andato contro le leggi divine. Apollo si vendicherà dell’azione compiuta dal padre uccidendo i Ciclopi che custodivano e realizzavano le folgori di Zeus.

Il virus di Coronide potrebbe essere, dunque, uno stimolo ad una nuova direzione che la medicina dovrebbe intraprendere per la cura, non solo del coronavirus? Dobbiamo prestare più importanza alla salute collettiva, non tradire le divinità che sono dentro e fuori di noi affinché Apollo e Artemide non perdano la pazienza?

Io, sinceramente, non lo so, ma anche questo racconto apre riflessioni e interrogativi.

Asclepio, dopo essere stato ucciso, ascenderà al cielo come la costellazione di Ofiuco che è rappresentata come un uomo con in mano un serpente. L’animale oltre a essere sacro ad Asclepio rappresenta la capacità di rigenerarsi, di rinascere. La costellazione di Ofiuco si pone fra quella dello Scorpione e del Sagittario, di Ade e di Zeus, i due fratelli che di fatto ne hanno segnato la morte.