L’astrologia come diceva Jung è la prima caratteriologia umana, un primo metodo per definire il carattere, i tratti dell’uomo, il suo tipo psicologico.

Quando abbiamo dei tipi psicologici, dei contenitori che descrivono i temperamenti dell’uomo in modo generale, senza che gli venga associata loro un’immagine, pensiamo agli 8 tipi psicologici junghiani: sentimento estroverso, intuizione, ecc. sentiamo il bisogno che queste tipologie vengano riempite con delle immagini: personaggi, eventi affinché si possa avere un riscontro oggettivo e concreto di quello che rappresentino. La psiche dell’uomo naturalmente proietta se stessa nella tipologia alla ricerca di una sua individualità.

“Le tipologie affascinano e convincono perché sono metodi per rispecchiare ciò che più cerchiamo: percezione di sé, riconoscimento della nostra immagine individuale. E più otteniamo questa visione della nostra unicità e ci presentiamo come un’immagine individuale, meno affascinante e convincente la tipologia; diciamo “non ci sto più”.” J. Hillman, From Types to Images

Ma a lungo andare, proprio grazie alla tipologia, scopriamo che noi siamo altro e ancora di più di quello che abbiamo visto nella nostra tipologia piscologica quando ci siamo rispecchiati, quindi la tipologia ci diventa stretta. Questo è ovvio perché ciascuno di noi incarna diversi dèi, non uno soltanto, siamo l’insieme e la relazione che passa fra questi, fra la nostra vita vissuta e le loro immagini.

Hillman spiega ancora che:

“E ogni tipologia ben scritta […come] nei testi psichiatrici più antichi, o nella Charakterkunde astrologica ci catturerà e ci metterà in relazione con la sua immagine, specialmente l’immagine patologizzata. Mentre viaggiamo attraverso le case planetarie, da sindrome tipica a sindrome tipica, diventiamo la descrizione, incarniamo le malattie una per una […] Tale è il potere dell’immagine ben plasmata e tale è la sofferenza dell’anima finché non viene percepita a sua immagine. Così all’interno di ogni sistema tipologico si annida il vuoto astratto in cui perdiamo la nostra unicità fino ad avere il senso della nostra individualità morfologica.” J. Hillman, From Types to Images

L’astrologia, in quanto possibile strumento d’identificazione tipologica, ci offre questi spazi proiettivi, offre delle divinità, offre il percorso della Case, come ricorda Hillman, e molto altro, ma nella letteralizzazione dell’immagine, otteniamo la nostra unicità, perdendo la poesia.

C’è un risultato positivo, però, potremmo scoprire la nostra individualità morfologica, archetipica, intendendo gli archetipi come forme vuote prive di contenuto pronte ad essere riempite. Allora ci scopriremo Ermes, in alcune situazioni, diremo hai un tratto mercuriale, Zeus in altre e così via, ma Ermes e Zeus sono solo dei nomi che portano con sé storie, racconti all’interno dei quali possiamo identificarci, adattarli alla nostra vita e scoprire che potrebbero starci stretti e non bastarci.