Inoltre la psicologia archetipica ha messo in dubbio la nozione stessa di Io. L’identità dell’Io non è più qualcosa di unitario: in una psicologia politeistica «Io» riflette svariati archetipi tra i molti possibili, mette in scena più mitologemi. Può essere influenzato da un Dio o da un Eroe come anche da una Dea, e può esibire stili di comportamento «femminili» senza che questo denunci né una debolezza né un’imminente perdita dell’Io. L’Io di un uomo può benissimo svolgere tutte le funzioni egoiche del caso senza modellarsi su Ercole o su Cristo. Né condottiero, né padre, né fondatore di città, egli può muoversi nel mondo come figlio della Luna o di Venere e tuttavia avere integre tutte le funzioni dell’Io: orientamento, memoria, associazione, propriocezione.” J. Hillman

L’ascendente può rappresentare l’Io, infatti quando analizziamo il tema di un soggetto, non dovremmo guardare al solo segno sulla cuspide, dando importanza soltanto a questo, perché sminuiremmo l’importanza delle relazioni e del politeismo rappresentato dal tema natale. Anche se la prima casa è vuota, non contiene pianeti, dobbiamo sempre guardare al governatore del segno ascendente, alla sua domificazione, in quale segno si trovi con chi fa aspetto, quale pianeta governa il segno in cui è, costruire una rete di relazione analogiche che poi diventano simboliche, questo è “politeismo astrologico”. La medesima logica va applicata a tutte le altre case zodiacali, si scopre così un modo variegato di rimandi, quando si parla poi con il consultante, sarà lui a fornirci il senso, del nostro racconto, meglio, sarà lui a trovarlo. Sembra una ovvietà quello che ho scritto, ma nel mare magnum di astrologici improvvisati e catastrofisti, leggo e sento ancora d’interpretazioni da “baci perugina” con tutto il rispetto per i baci, almeno sono ottimi.