Prendo spunto da questa notizia di cronaca “Se Biancaneve fosse stata cozza…” perché è davvero avvilente vedere la cultura del passato strattonata a destra e sinistra dal pensiero dominante e dal politically correct infinito dove alla fine non ce n’è bisogno. I miti e le fiabe in questo caso sono archetipiche, prima di sparare cazzate, informatevi. Archetipico significa che rappresenta l’infinite possibilità di manifestazione di una possibile realtà che si attualizza nel presente e diventa ente, fatto, accadimento, storia, ciò accade attraverso la proiezione.

Il soggetto proietta se stesso nel racconto, quindi la lettura che ne dà parla molto di lui, racconta quello che pensa, come si sente, allora è facile ipotizzare come si senta o si sia sentita la Cortellesi. Parla di donna sottomessa, di donna se fosse stata “cozza” e così via dicendo. Dobbiamo imparare questo: ogni mito, ogni fiaba contiene anche il suo opposto dietro alle apparenze, e il soggetto che le interpreta deve cercare di essere il più distaccato possibile senza metterci le sue fobie, le sue paranoie, ma tenere un atteggiamento super partes. Quando si cerca di forzare un mito per dare una lettura unilaterale della realtà si finisce negli -ismi, fascismo, nazismo, maschilismo, femminismo, tutte esasperazioni di proiezioni prima individuali e poi collettive, ovvero manifestazioni nevrotiche – si leggano C. G. Jung e J. Hillman per approfondimenti. La lateralizzazione della psiche che si dimentica dell’ambivalenza (Puer Aeternus).

PROVIAMO A DARE UN SENSO ALLA FIABA

Bruno Bettelheim a proposito della fiaba di Biancaneve scrive: “Il bambino augura soltanto cose buone, anche quando ha forti motivi di desiderare che succeda del male ai suoi persecutori. Biancaneve non nutre desideri astiosi verso la malvagia regina. Cenerentola, che ha validi motivi per desiderare che le sue sorellastre siano punite per le loro malefatte, vuole che esse vadano al gran ballo.”[i]

Ecco la Cortellesi, probabilmente, ha perso il senso della fanciullezza, del bambino e cerca di far odiare qualsiasi fiaba non si adatti al pensiero dominante, detto da un po’ più fighi alla weltanschauung odierna, proietta il suo modo di pensare nelle storie e ritiene che la fiaba non sia adatta sia una mascolinizzazione del pensiero che vuole la donna sottomessa.

Inoltre la figura dei nani, come degli animali, può rappresentare, come ricordava sempre Betteleheim ad amichevoli soccorritori del sottosuolo: “Nel corso del racconto, l’eroe è spesso costretto ad affidarsi ad amichevoli soccorritori: creature del sottosuolo come i nani in Biancaneve o animali magici come gli uccelli in Cenerentola[ii]. Il sottosuolo è profondità, i nani cercano i diamanti, attraverso loro Biancaneve cerca se stessa e la sua trasformazione. Se vogliamo leggere il suo “prendersi cura” dei nani, come una forma di sottomissione, si sbaglia prospettiva, è il primo passaggio, se vogliamo anche alchemico, la putrefactio, prima di giungere alla riuscita dopo la “morte” causata dal morso alla mela, che ricordiamo essere “conoscenza” riconducendo il frutto a quello del peccato originale. E’ un percorso individuativo necessario quello di Biancaneve per poi diventare Regina. M-L. von Franz ricordava che quando appare nelle fiabe un animale o qualcosa di naturale è sempre “salvifico” cerca di aiutare e supportare, in tal senso possono essere inseriti anche i nani.

UNA DELLE TANTE POSSIBILI LETTURE INDIVIDUATIVE

Se vogliamo davvero rileggere questa fiaba nell’ottica della liberazione del femminile, con il bacio del principe azzurro, non a caso di questo colore che procede la fase trasformativa dalla nigredo – morte – verso il bianco – albedo – Biancaneve, non a caso, finché nella rubedo l’unione degli opposti – Principe e Principessa, non diventeranno Re e Regina. Giusto come ulteriore riferimento nel libro “Psicologia Alchemica” di James Hillman, l’azzurro è descritto come un colore transizionale nella transizione alchemica dal nero (nigredo) al bianco (albedo). Hillman menziona che questa transizione può includere una serie di altri colori, in particolare gli azzurri più scuri e il blu. Questi colori sono associati a toni malinconici e a un esame di coscienza. In questo contesto, l’azzurro è visto come un risultato della sofferenza dell’argento (rappresentata dal sale e dall’aceto) e ha affinità sia con il nero (nigredo) sia con il bianco (albedo)​

Inoltre sempre Hillman evidenzia: “L’azzurro, potremmo dire, è il prodotto della collaborazione tra Saturno e Venere. Secondo Giacinto Gimma, erudito e gemmologo del Settecento, l’azzurro rappresenta Venere, mentre il capro, emblema saturnino del Capricorno, è l’animale di questo colore. Il simbolo zodiacale del Capricorno si espande lentamente dagli abissi alle vette; una gamma immensa e un’immensa pazienza, devozione e ossessione indistinguibili. Mentre apporta a Venere una malinconia più profonda e a Saturno una certa magnanimità (anche questa, secondo Gimma, una virtù di questo colore), l’azzurro rallenta il dilagare del bianco, perché è il colore del riposo (Kandinsky).[iii]

Il principe rappresenta l’amore – Venere – per Biancaneve, che la sottrae alla morte – Saturno. Non dobbiamo leggere la supremazia del maschile sul femminile, è l’equilibrio delle forze archetipiche, che sono principi complementari e di conseguenza opposti.

Per concludere i nani erano sette, come i sette pianeti dell’antichità, che segnavano il tempo del cielo, dell’uomo e del percorso individuativo. Inoltre non è che la lettura fornita dalla Cortellesi non sia corretta, è una sua interpretazione che però non può pretendere debba cancellare la storia di una fiaba o magari in futuro permetta a qualcuno di alzarsi e fare “cancel culture” perché non politicamente corretta.

Amen!

Una prece!

[i] Bruno Bettelheim, Il Mondo incantato, Feltrinelli, pag. 73

[ii] Ibidem, 125

[iii] J. Hillman, Psicologia Alchemica, Adelphi