Di Crono (Saturno) rileggiamo il mito attraverso il racconto di Kerenyi: “Urano, il dio Cielo, andava di notte dalla sua sposa, la Terra, la dea Gea. […] Urano si accoppiava ogni notte con Gea. Odiava però sin da principio i figli che generava con lei.17 Appena nascevano, li nascondeva e non li lasciava uscire alla luce, li nascondeva nella cavità interna della Terra.” Urano li teneva lontani dalla luce della conoscenza, li faceva tornare, forzatamente, dalla loro madre, come se fosse un grembo materno secondario: “la cavità interna della terra”, di Gea.

Proseguendo nel racconto: “In tale malvagia azione – dice Esiodo esplicitamente – egli provava gran gioia. L’immensa dea Gea ne era costernata e si sentiva troppo angusta per il peso che rinserrava in sé. Così escogitò anche lei un inganno crudele. Trasse rapidamente dalle sue viscere il terribile acciaio, ne fece una falce con denti aguzzi e si rivolse ai suoi figli. […] Nel suo turbamento Gea parlò ai figli, ma particolarmente a quelli maschi: «Ahi, figli miei e di un padre scellerato, non volete ascoltarmi e punire vostro padre per la sua malvagia azione? Fu egli il primo ad escogitare un atto obbrobrioso!». I figli inorridirono e nessuno aprì bocca. Soltanto il grande Crono, dai pensieri tortuosi, si fece coraggio: «Madre» disse «io lo prometto e compirò l’opera. Non m’importa di nostro padre, nome odioso. Fu lui il primo ad escogitare un’azione scellerata!».”

Dalle viscere della terra, appare una falce di acciaio. La falce ci ricorda la Luna, inoltre è come se sorgesse all’orizzonte, dalla terra. Possiamo pensare che il sorgere della Luna, all’ascendente, che passa in XII casa sia in qualche modo in relazione con quella che sarà, poi, l’arma di Crono. Falce di acciaio, metallo in relazione con Saturno/Crono. I pianeti in XII casa, essendo appena sorti, sono facili alle sollecitazioni dell’ambiente, sono come dei bambini che ricevono l’imprinting, quindi la prima cosa che vedono, il primo tipo di realtà, li forma. E’ lecito pensare, dunque, che questa posizione lunare possa essere utilizzata in qualche modo come arma, anche positiva, la Luna in XII è la falce di Crono.

Crono si assume la responsabilità di spodestare il padre, Urano di dividere il cielo dalla terra e permettere così la vita. Saturno, con il suo taglio, porta la vita. L’azione della potatura è necessaria, nel senso di Ananke, accettazione di cui non si può fare a meno, affinché vi siano nuovi germogli e nuova vita. Crono evira Urano e nasce Venere. Senza questo atto violento la dea della bellezza non sarebbe nata e neppure l’uomo, in quanto dal sangue sgorgato dalla ferita di Urano nacquero anche le nifee Meliadi, come ricorda Esiodo.

L’evirazione di Urano

Graves racconta attraverso Esiodo di come Urano avesse prima rinchiuso i ciclopi, suoi figli, nel Tartaro e di come Gea avesse convinto i Titani a liberarsi del padre: “Colsero Urano nel sonno e Crono spietatamente lo castrò col falcetto, afferrandogli i genitali con la sinistra (che da quel giorno fu sempre la mano del malaugurio) e gettandoli poi assieme al falcetto in mare presso Capo Drepano. Gocce di sangue sgorgate dalla ferita caddero sulla Madre Terra, ed essa generò le tre Erinni, furie che puniscono i crimini di parricidio e di spergiuro; esse sono chiamate Aletto, Tisifone e Megera. Le Ninfe del frassino, chiamate Melìe, nacquero anch’esse da quel sangue.” In seguito i Ciclopi vennero liberati dai Titani, ma non appena Crono ebbe il governo su tutto, li ricacciò nel Tartaro.

In questo mito le tre Erinni, o Furie, che nascono dal sangue di Urano, sono la triplice dea stessa; vale a dire che, durante il sacrificio del re, destinato a fecondare i frutti e i campi, di grano, le sacerdotesse della dea indossavano minacciose maschere di Gorgoni per spaventare e scacciare i visitatori profani.” E’ importante ricordare che Saturno, Asclepio, Apollo vengono dipinti con un corvo di fianco e l’animale “era un uccello oracolare e si supponeva che ospitasse l’anima del re sacro dopo il suo sacrificio”. In qualche modo le tre figure utilizzando il medesimo strumento, il corvo, mostrano lati diversi della loro personalità.

Oltre alla Erinni nacquero anche le ninfe Melie come descrive Robert Graves: “Le Ninfe del frassino; sono le tre Furie sotto un aspetto più benigno: il re sacro veniva consacrato al frassino, di cui ci si serviva in origine durante le cerimonie propiziatorie della pioggia. In Scandinavia il frassino divenne l’albero della magia universale; le tre Norme, o Parche, amministravano la giustizia all’ombra di un frassino e

Odino, attribuendosi la paternità del genere umano, ne fece il suo magico destriero. Nell’antica Grecia come in Libia, la pioggia fu senza dubbio invocata dalle donne mediante arti magiche.

 

Inoltre Eric Fromm aggiunge: “Pare che il sabato sia stato un’antica festività babilonese, che si celebrava ogni sette giorni (Shapatu). Ma il suo significato era completamente diverso da quello del sabato biblico. Lo Shapatu babilonese era un giorno di lutto e di penitenza. Era un giorno tetro, dedicato al pianeta Saturno (anche il nostro “sabato” è, nella sua etimologia, giorno dedicato a Saturno), di cui si voleva placare l’ira con la penitenza e la contrizione; ma con l’andar del tempo questa festività cambiò il suo carattere. Perfino nel Vecchio Testamento non è più un giorno “cattivo”, ma un giorno buono, consacrato al benessere dell’uomo. Attraverso ulteriori svolgimenti, il sabato si oppone sempre più al sinistro Shapatu, e diventa il giorno della gioia e del piacere. Mangiare, bere, cantare, fare l’amore, oltre allo studio delle Scritture e delle altre opere religiose più recenti hanno caratterizzato la celebrazione del sabato ebreo negli ultimi duemila anni. Da giorno di sottomissione ai malvagi influssi di Saturno, il sabato è divenuto un giorno di libertà e di gioia. Questo mutamento di carattere e di significato può essere pienamente compreso soltanto se si considera ciò che rappresenta Saturno. Saturno (nell’antica tradizione astrologica e metafisica) simbolizza il tempo. Egli è il dio del tempo e quindi il dio della morte. In quanto l’uomo è simile a Dio, dotato di un’anima, di ragione, di amore e di libertà, egli non è soggetto al tempo o alla morte; ma in quanto è un animale, con un corpo soggetto alle leggi della natura, egli è schiavo del tempo e della morte. I babilonesi cercavano di placare il signore del tempo con la penitenza. La Bibbia, con il suo concetto del sabato, compie un tentativo completamente nuovo per risolvere il problema: facendo cessare per un giorno l’interferenza nella natura, si elimina il tempo. Invece di un sabato in cui l’uomo si inchina al signore del tempo, il sabato biblico simbolizza la vittoria dell’uomo sul tempo; il tempo è sospeso, Saturno è detronizzato proprio nel suo giorno, il giorno di Saturno

I Titani e Urano

Facciamo un passo indietro e raccontiamo di Urano. Il padre dei  Titani, dio del cielo, è stato evirato da Crono, ma come sono riusciti i suoi figli nell’azione? Ceo, Crio, Iperione e Iapeto, ciascuno rappresentante uno dei quattro punti cardinali, tennero fermo Urano per le braccia e per le gambe, mentre Crono con la mano sinistra prendeva il membro paterno e con il falcetto nella destra lo evirava. Ci sono voluti cinque titani, dunque, per poter detronizzare il cielo, allontanarlo dalla terra e farlo fuggire non si sa dove, nel vero senso della parola perché da quel momento in avanti di Urano si perdono le tracce e non ci sono più racconti sulla sua vita. Volendo interpretare questa particolarità potremmo dire che quando la terra e il cielo vennero “scollegati”, il cielo, prima completamente dominato da Urano, fu naturalmente e quasi ereditariamente diviso tra i quattro punti cardinali, i Titani che tennero fermo il padre, mentre la scansione del tempo e del suo movimento fu affidata a Crono/Saturno. Il tempo e lo spazio furono “divisi” ma messi in relazione fra loro, mentre la materia, Gea, la Luna, fu totalmente strappata da spazio e tempo, si era persa l’Anima del mondo e il collegamento panico universale, per giungere a quella che sarebbe stata l’età dell’oro o della tecnica, ma anche quella che ha dominato e domina il nostro tempo, la visione meccanicista, in cui spirito e materia sono scollegati. Se fosse davvero così staremmo vivendo nell’era post titanica, neppure nell’era degli olimpici, saremmo in un ciclo vitale che ha dimenticato la comunione dell’uomo con il tutto. Ebbene, proveniamo dall’era dei Pesci, in cui, in effetti, il significato astrologico ci riconduce al titano Oceano, guardiano del perimetro e dell’inconscio collettivo, e ci ritroviamo nell’era dell’Acquario che, a ben vedere, ha molto a che fare con la tecnica. Nello stesso tempo, come un serpente che si morde la coda, la tecnica dell’Acquario, la fisica quantistica, ci hanno riavvicinato alla spiritualità alla connessione dell’uomo osservatore che modifica attraverso lo sguardo la realtà. I Titani, secondo la teogonia di Esiodo, sono: Creio (Ariete), Rea (Toro), Mnemosyne (Gemelli), Iapeto (Cancro), Theia (Leone), Themis (Vergine), Coio (Bilancia), Kronos (Scorpione), Phoibe (Sagittario), Iperione (Capricorno), Thetys (Acquario), Oceano (Pesci).