L’inconscio collettivo non si modifica nel tempo.

Per maggiori dettagli sull’Inconscio collettivo in cui ci sono alcune citazioni prese dalle opere di Jung invito a leggere l’articolo: L’inconscio collettivo.

Ho letto in giro per la rete di persone che affermano che l’inconscio collettivo junghiano è modificabile, cambia al cambiare del tempo, come se noi o i “Pianeti” avessimo un’influenza sull’inconscio collettivo.

Parto dalle basi: se è inconscio già è tanto poterne parlare, dobbiamo definirlo un postulato, dato a priori, giusto o sbagliato che sia. Non ho cognizione di ciò che sia “inconscio”, non conscio, non conosciuto, ma posso ipotizzare che contenga tutto il contenibile tutto ciò che è pensato e potrebbe essere pensabile, essere senza inizio e senza fine.

Cosa ci sarebbe nell’inconscio collettivo? Sempre secondo Jung gli archetipi dell’inconscio collettivo sono delle forme vuote prive di contenuto, quindi possono manifestarsi nella realtà in diversi modi, tramite immagini, simboli e rappresentazioni. In quanto forme vuote sono anche dalle infinite possibilità di manifestazione. Cosa significa questo? Che se io penso all’archetipo della madre, posso immaginare a tutte le possibile madri vissute ed esistenti: madri buone, cattive, assenti, dolci, bionde, brune, ma posso anche non conoscere, oggi, una madre che nessuno ha pensato. Ad esempio si potrebbe ipotizzare a una madre che ci ha abbandonato ed è scappata su Marte, sarebbe una madre nello spazio che mi abbandona, un’altra rappresentazione archetipica che, magari, nessuno aveva ipotizzato prima. Quindi quello che cambia è la rappresentazione, l’immagine, non l’archetipo. Da ciò se gli archetipi che popolano l’inconscio collettivo sono forme dalle infinite possibilità espressive nella nostra vita, sono infiniti anche loro, dovranno necessariamente essere in relazione con l’inconscio collettivo, abitarlo e quindi anche lui è, se vogliamo, più infinito degli archetipi, ma sempre immodificabile.

Gli archetipi erano definiti da Jung di carattere biologico perché in qualche modo comuni a tutto il genere umano. Pensando sempre alla madre è facile immaginare che qualsiasi persona ne abbia avuta una, quindi il nostro cervello possiede l’aspettativa di una madre, come concetto universale. Quando la madre sarà solo la provetta senza utero, comunque il nostro cervello avrà il concetto di madre, vivrà la rappresentazione archetipica della madre come qualcosa da cui è stato generato, ma sarà sempre l’archetipo della madre, e l’inconscio collettivo non cambierà 😀

Fatta questa premessa epistemologica “terra terra” quando leggo da parte di astrologi la convinzione che la scoperta di un pianeta cambi l’inconscio collettivo, immagino che la teoria junghiana non sia chiara.

Un pianeta, in astrologia, è un’immagine, un simbolo, una rappresentazione archetipica di alcune caratteristiche peculiari di un uomo, di un suo vissuto. Se viene scoperto un nuovo pianeta e l’utilizziamo in astrologia è come se scoprissimo un nuovo modello di madre, come l’esempio di prima della madre in provetta, ma l’archetipo è sempre quello. Quando è stato scoperto Urano che è associato all’energia elettrica, alla tecnologia, ecc. Siamo noi che attraverso il simbolo di Urano coloriamo la realtà e costruiamo associazioni. Se Urano non fosse stato scoperto l’elettricità e la tecnologia sarebbero esistite lo stesso.