G. Jung nel seminario del 27 novembre del 1929 (Analisi dei sogni – seminario 1928/1930) s’interroga sull’astrologia così come aveva fatto diverse volte e racconta di episodi personali, assieme alle sue riflessioni dalle quali emerge chiaramente l’interesse per la materia e la considerazione che ne aveva. A tal proposito scriveva:

Ecco dove si trova oggi l’astrologia. Permette a certe persone di fare diagnosi verificabili; e a volte certe congetture, colpi intuitivi, sono particolarmente adeguati, abbastanza sorprendenti. Per esempio, ero in contatto con un astrologo che conosceva la mia data di nascita ma non sapeva nulla della mia vita personale, e ogni tanto ricevevo da lui dei resoconti – “in questo o quel giorno devi esserti sentito così e così”- ma sempre nel passato, in modo che io potessi verificarne la verità. In una di queste occasioni mi scrisse che il 31 marzo, diciamo due anni fa, dovevo aver avuto la sensazione di rinascere, perché tale e tale pianeta passava su tale e tale luogo della mia natività. A quell’epoca avevo nel mio diario psicologico una registrazione accurata di tutto ciò che accadeva. Così ho cercato quella data e ho scritto: <<Oggi ho la sensazione inspiegabile di rinascere>>.”

Ecco la forza dell’astrologia che lascia di sasso anche Jung, nel racconto del seminario poi prosegue incalzando

“Potrei raccontarvi altri fatti irrazionali, certe prove. Ma se una volta si dà per scontato che queste cose siano vere, ci si trova di fronte alla domanda terribilmente seria: cosa abbiamo a che fare noi con le stelle? C’è qualche legame tra la nostra misera condizione quotidiana e queste stelle, i grandi Giove e Saturno che viaggiano attraverso incredibili distanze cosmiche? Inoltre, il momento della nascita è così casuale, il medico è in ritardo, l’ostetrica è maldestra, la madre è un po’ troppo impetuosa. Come si può supporre una tale connessione?

Quello che qualsiasi mente razionale si chiede sono proprio le domande di Jung che da scienziato e da medico cerca una relazione fra stelle e psiche, la cerca in tutte le direzioni sia in senso causale che poi sincronistico. La relazione terapeutica e di amicizia iniziata con Wolfgang Pauli nel 1932 aprirà ancor di più la strada verso il concetto di sincronicità poi esposto in una conferenza ad Ascona nel 1950 e nel noto lavoro scritto proprio con Pauli nel 1952.

Jung spiega che non conta la posizione degli astri nelle costellazioni a causa del moto di precessione degli equinozi e spiega:

Se un uomo nel 2000 a.C. diceva che uno era nato in 25 gradi Sagittario, era vero, ma cento anni dopo non era del tutto vero perché si è già spostato di 100 × 55 secondi e l’oroscopo non è più esatto. Un astrologo forse dice: “Non c’è da meravigliarsi che tu abbia un tale temperamento, o un tale gesto regale, perché il tuo sole è all’inizio del Leone; quando il sole ti ha guardato fuori dalla sua casa al momento della tua natività, naturalmente sei stato fatto in un piccolo leone”. Ma non ti ha guardato dalla sua casa, perché in realtà era in Gemelli. Tuttavia potete dimostrare che l’uomo il cui sole si dice sia in Toro ha il collo di toro, o la donna in Bilancia ottiene le qualità del sole dalle altezze della Bilancia, o colui il cui sole è in Sagittario ha l’intuizione, e avete ragione. Eppure il sole non era in quelle posizioni.”

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E conclude dicendo che non è importante la posizione degli astri rispetto alle costellazioni ma il tempo in cui si nasce, la stagione. Se si nasce con il caldo afoso del nostro agosto, l’uomo ha immaginato la forza di un Leone che brucia tutto e l’ha proiettato in cielo. Quando è nata l’astrologia sono state prese quelle stelle in cui si trovava il Sole ed è stato immaginato potesse essere un Leone. Se si fossero trovate altre stelle, perché l’astrologia sarebbe potuta nascere qualche centinaio di anni prima, comunque l’uomo avrebbe proiettato un Leone in cielo e avrebbe unito altri puntini nel cercarlo attraverso l’immaginazione, questo perché la stagione sarebbe stata quella del gran caldo. Quindi conta il tempo in cui si nasce, la stagione per definire in qualche modo il carattere. A tal proposito scrive:

Per risolvere questo enigma, dovremmo dire che la cosa che conta non è la posizione delle stelle, la cosa che conta è il tempo. Potete chiamare il tempo come volete. È abbastanza indifferente se dite che il punto di primavera è zero gradi Ariete o 28 Pesci; è una convenzione; è comunque il punto di primavera. Così vedete, queste antiche denominazioni del tempo non sono state prese dal cielo, ma date al cielo. La primavera e l’inverno, per esempio, sono stati proiettati nei cieli. L’uomo ha creato le costellazioni. Quindi, ovviamente, le costellazioni non erano destinate dal creatore del mondo ad essere un libro di testo astrologico per noi. Nei diversi sistemi di astrologia le costellazioni sono disposte in modo diverso. Sulla pietra del calendario del Messico, o sulla famosa pietra di Denderah in Egitto,2 le costellazioni sono raggruppate in modo diverso. Siamo persino in dubbio circa la “Grande Orsa” o il “Carro”; gli antichi la chiamavano la “Spalla della Giovenca”. Un tempo c’erano solo quattro segni nello Zodiaco. I Romani ne avevano undici. La Bilancia ha avuto origine al tempo dei Cesari; poiché è stata inventata così tardi, è l’unica che è uno strumento. Hanno fatto le scale tagliando gli artigli dello scorpione. Tutti gli altri segni sono creature mitologiche o umane. L’uomo dà i nomi alle stelle. Il leone non ha l’aspetto di un leone, ma l’uomo l’ha chiamato così perché il sole era davvero, al suo culmine in quel periodo devastante dell’anno in cui il caldo è insopportabile e tutto si secca e brucia. E’ come una potenza distruttrice, così hanno detto che il sole infuriava come un leone pazzo.

Alle luce di queste considerazioni si può affermare che:

È così che è nato lo Zodiaco. Si tratta in realtà di un ciclo stagionale con particolari qualità di clima – inverno, primavera, estate, autunno – qualificato dalle fantasie e dall’immaginazione metaforica della mente umana. E così l’uomo ha chiamato le stelle che sono sincrone con le stagioni con nomi che esprimono le qualità di ogni stagione particolare. Il principio attivo è ovviamente il tempo e non le stelle, esse sono solo accessorie. Se, all’epoca in cui l’astrologia ha preso coscienza dell’esistenza, nel cielo ci fossero state altre costellazioni, avremmo avuto diversi gruppi di stelle, ma si sarebbero chiamate allo stesso modo leone o uomo che porta una brocca d’acqua. Non sono affatto come i loro nomi, anche le costellazioni più sorprendenti. È uno sforzo tremendo per l’immaginazione. Quindi, come ho detto, è ovvio che l’elemento attivo è il tempo. Le persone nate in un certo periodo dell’anno possono avere certe qualità. La posizione relativa delle stelle è solo il mezzo per contare il tempo.”

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Il tempo è la misurazione di un passaggio di un elemento da uno stato all’altro. Noi misuriamo il tempo in funzione di un inizio e di una fine di un’azione. Se abbiamo un sasso su di un monte ha una grande energia potenziale, viene lasciato cadere e inizia a trasformare questa energia in movimento e attrito, inizia a scorrere il tempo, nel momento in cui arriva a terra, il suo movimento sarà terminato e con lui il tempo. Dunque qualsiasi evento ci sia intorno a noi o noi si compia “scatena” il movimento del tempo e le sue qualità. L’astrologia diviene lo studio delle qualità del tempo che si è attivato attraverso la trasformazione dell’energia potenziale. Quindi esiste un’energia universale che permea il mondo e noi, la relazione che creiamo con essa è misurabile attraverso il tempo, e quindi attraverso l’astrologia che è un orologio celeste.

Jung conclude dicendo: “L’astrologia consiste in tutti questi piccoli trucchi che aiutano a rendere la diagnosi più accurata. Così l’astrologo, anche se non conosce l’anno o il mese della vostra nascita, può indovinare dalle vostre qualità. Ora, la cosa spiacevole è che non possiamo designare la condizione dell’energia, l’energia universale, in nessun altro modo che dal tempo. Invece di dire il tempo della pietra che cade, diciamo che è stato dieci secondi fa che la pietra è caduta.”