Qualsiasi opera si legga di Beaudelaire non è possibile non coglierne la passione, la leggerezza, la poesia, l’armonia, il tutto, almeno per me.

Ho amato e amo Charles Beaudelaire, così come Jean Paul Sartre, maestri nel rappresentare alcune sfaccettature dell’uomo.

Guardo, ormai da tempo, al tema natale di Charles, non entro nella biografia dell’artista, ma con distacco esamino i pianeti in relazione con la sua Anima.

La Luna governatrice dell’XI casa in Cancro è nel segno, Charles è Ariete, già da questo si può evincere in conflitto di base: chiusura, protezione e apertura istintiva, irrazionale. L’XI casa è la produzione di qualcosa di unico per gli altri, per il mondo, ma che permette d’identificarsi e dare un senso alla propria vita E’ la libertà oltre le nubi, cercare di volare, ma appesantiti dal fardello collettivo.

Mercurio, altro pianeta in relazione con Anima, è in Pesci in trigono con la Luna, le immagini che provengono dall’inconscio sono emozioni, sentimenti, ma che devono prendere forma attraverso l’ascendente Vergine che esamina, seziona, razionalizza. L’infinito viene parcelizzato e reso rappresentazione, l’eterogeneità traspare nelle opere, le singole emozioni come se fossero state asportate da un chirurgo che attraverso un sottile filo le ha tenute assieme.

Giove e Venere, anche loro rappresentanti l’Anima, sono congiunti in Ariete in VIII casa, l’abbandono, la trasformazione, il godimento nella pienezza dell’altro da sé.

Luna e Sole, assieme a Saturno, sono in conflitto: sogno e realtà, immagini reali o immagini oniriche? Tutto assieme: una descrizione della realtà che rimanda al sogno.

La Libertà del poeta, goffa solitudine che permette di andare lontano.

 

II. L’Albatros

Souvent, pour s’amuser, les hommes d’équipage
Prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,
Qui suivent, indolents compagnons de voyage,
Le navire glissant sur les gouffres amers.

À peine les ont-ils déposés sur les planches,
Que ces rois de l’azur, maladroits et honteux,
Laissent piteusement leurs grandes ailes blanches
Comme des avirons traîner à côté d’eux.

Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule!
Lui, naguère si beau, qu’il est comique et laid!
L’un agace son bec avec un brûle-gueule,
L’autre mime, en boitant, l’infirme qui volait!

Le Poète est semblable au prince des nuées
Qui hante la tempête et se rit de l’archer;
Exilé sur le sol au milieu des huées,
Ses ailes de géant l’empêchent de marcher.

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