Introduzione alla Teoria dei Sistemi Motivazionali di Liotti

Giovanni Liotti ha giocato un ruolo fondamentale nel campo della psicologia con il suo approccio innovativo alla comprensione dei disturbi psicopatologici attraverso la lente della teoria dell’attaccamento. Il suo lavoro sui sistemi motivazionali offre uno spunto essenziale per la comprensione delle interazioni dinamiche tra i sistemi di difesa e di attaccamento nell’ambito dello sviluppo psicologico.

Liotti identifica diversi sistemi motivazionali che sono funzionali alla sopravvivenza e al benessere psicologico dell’individuo. Questi includono il sistema di attaccamento, la cura, la sessualità, l’aggressività difensiva e la cooperazione sociale. Ogni sistema è attivato da specifici contesti ambientali e ha radici in particolari meccanismi cerebrali.

Particolare attenzione viene data al sistema di attaccamento, che si attiva in risposta a percezioni di minaccia o disagio, spingendo il bambino verso la ricerca di conforto e protezione. Liotti sottolinea come le esperienze di attaccamento nei primi anni di vita siano cruciali non solo per la sopravvivenza fisica del bambino, ma anche per il suo sviluppo emotivo e sociale.

Liotti propone che l’integrazione tra le neuroscienze e la psicologia clinica può arricchire enormemente la nostra comprensione del comportamento umano. Attraverso l’analisi dei sistemi motivazionali, possiamo ottenere una visione più profonda delle radici evolutive del comportamento umano e delle sue manifestazioni nel contesto sociale e personale.

 

Origini Evolutive dei Sistemi di Difesa e di Attaccamento

Secondo Liotti, i sistemi di difesa e di attaccamento sono radicati in meccanismi evolutivi che risalgono ai nostri antenati più remoti. Il sistema di difesa, associato al cervello rettile, è uno dei più antichi meccanismi biologici sviluppati per garantire la sopravvivenza di fronte a minacce immediate, attraverso risposte di lotta o fuga. Al contrario, il sistema di attaccamento, che Liotti collega al sistema limbico, è evoluto successivamente e riguarda la ricerca di sicurezza e conforto tramite la vicinanza fisica e emotiva con un caregiver.

Le interazioni tra i sistemi di difesa e di attaccamento sono particolarmente evidenti nei primi stadi dello sviluppo umano. Il bambino, nel suo ambiente evolutivo di adattamento, si affida al sistema di attaccamento per moderare le risposte del sistema di difesa, cercando vicinanza e protezione dai caregiver in momenti di paura o disagio. Questa interdipendenza continua ad influenzare il comportamento e le relazioni interpersonali lungo tutto l’arco della vita, configurando modelli di attaccamento che possono influenzare la percezione delle minacce e le strategie di coping adottate dall’individuo.

Comprendere l’interazione tra i sistemi di difesa e di attaccamento ha implicazioni significative per la pratica clinica, specialmente nella psicoterapia e nel trattamento dei disturbi legati all’ansia e al trauma. Un approccio terapeutico che considera come i sistemi di difesa possono essere modulati attraverso una sicura base di attaccamento può facilitare la regolazione emotiva e promuovere la resilienza psicologica.

 

Il Cervello Rettile: Fondamenti del Sistema di Difesa

Il cervello rettile, o il complesso R, è la parte più antica del cervello in termini evolutivi e comprende strutture come il tronco encefalico e il cervelletto. Questa area è primariamente responsabile dei comportamenti istintivi e delle funzioni automatiche come il controllo della respirazione, il battito cardiaco e i riflessi di sopravvivenza. Nel contesto del sistema di difesa, il cervello rettile reagisce a minacce e pericoli con risposte immediate di lotta o fuga, meccanismi essenziali per la sopravvivenza individuale.

Il sistema limbico, che comprende l’amigdala, l’ippocampo, il giro del cingolo e altre strutture correlate, è essenziale per la regolazione delle emozioni e la formazione della memoria. Questo sistema è strettamente connesso con il processo di attaccamento, dato che regola le risposte emotive e affettive legate alla sicurezza e al conforto. L’amigdala, in particolare, gioca un ruolo cruciale nel valutare la salienza emotiva degli stimoli e nel modulare le reazioni di paura, che sono direttamente collegate al sistema di difesa.

L’interazione tra il cervello rettile e il sistema limbico nel contesto dell’attaccamento è fondamentale. Mentre il cervello rettile reagisce agli stimoli di minaccia attivando risposte di difesa, il sistema limbico lavora per modulare queste reazioni attraverso il legame di attaccamento. Per esempio, un bambino che percepisce una minaccia (come il distacco da un caregiver) attiverà prima il cervello rettile per una risposta di paura. Tuttavia, la presenza di un caregiver affidabile può attivare il sistema limbico, che mitiga la risposta di paura e promuove sentimenti di sicurezza e calma attraverso il legame di attaccamento.

La comprensione dell’interazione tra il cervello rettile e il sistema limbico offre preziose intuizioni per il trattamento di disturbi psicologici legati a problematiche dell’attaccamento, come disturbi d’ansia, PTSD e problemi relazionali. Le terapie che mirano a rafforzare le esperienze di attaccamento sicuro possono aiutare a ristrutturare le risposte limbiche, promuovendo una regolazione emotiva più efficace e riducendo la reattività istintiva del cervello rettile.

 

Fasi di Sviluppo dell’Attaccamento: Dalla Nascita ai 18 Mesi secondo John Bowlby

L’attaccamento è un concetto fondamentale nella psicologia dello sviluppo, esplorato dettagliatamente dallo psichiatra e psicoanalista John Bowlby che possiamo mettere in relazione con la teoria di Liotti. Secondo Bowlby, l’attaccamento è un legame affettivo che si sviluppa principalmente tra un bambino e il suo principale caregiver, e ha un impatto cruciale su come l’individuo gestirà le relazioni interpersonali per tutta la vita. Questo articolo esamina le fasi di sviluppo dell’attaccamento dalla nascita fino ai 18 mesi di età, delineando gli stili e i comportamenti associati.

 

Fase 1: Attaccamento Preattivo (0-2 mesi)

Nelle prime sei settimane di vita, i neonati mostrano comportamenti che favoriscono la vicinanza con il caregiver, come il pianto e il sorriso, ma non sono ancora selettivi riguardo alla persona che risponde ai loro bisogni. In questa fase, il neonato risponde quasi indistintamente a qualsiasi stimolazione sociale, anche se può iniziare a mostrare una leggera preferenza per persone familiari.

 

Fase 2: Formazione dell’Attaccamento in Via di Sviluppo (2-7 mesi)

Tra i due e i sette mesi, i bambini iniziano a discriminare tra figure familiari e sconosciuti, mostrando preferenza per i primi. Durante questo periodo, i bambini sorridono, vocalizzano e mostrano eccitazione quando vedono il caregiver, ma non mostrano ancora ansia di separazione. Questi comportamenti servono a mantenere la vicinanza fisica con il caregiver, elemento chiave per lo sviluppo dell’attaccamento.

 

Fase 3: Attaccamento Chiaro e Attivo (7-18 mesi)

Questa fase è segnata dall’ansia di separazione, che si manifesta quando il caregiver si allontana, e dall’angoscia di fronte agli estranei. Il bambino usa il caregiver come una “base sicura” da cui esplorare l’ambiente e al quale ritornare in situazioni di stress o paura. Questo è un periodo critico per lo sviluppo dell’attaccamento, in quanto il bambino mostra chiaramente la preferenza verso specifici caregiver.

 

Stili di Attaccamento

Bowlby, insieme alla sua collaboratrice Mary Ainsworth, ha identificato vari stili di attaccamento che emergono durante queste fasi:

Attaccamento Sicuro: Il bambino si sente sicuro quando il caregiver è presente, mostra disagio quando il caregiver si allontana, ma è consolabile al suo ritorno.

Attaccamento Insicuro-Evitante: Il bambino evita il caregiver al suo ritorno e mostra poco o nessun disagio quando il caregiver si allontana.

Attaccamento Insicuro-Ambivalente/Resistente: Il bambino è estremamente disturbato dall’allontanamento del caregiver e ha difficoltà a calmarsi anche quando questo ritorna.

 

Il ciclo della “difesa” nel tema natale e la dinamica dell’attaccamento e accudimento

Quando guardiamo all’astrologia come strumento per rileggere gli avvenimenti umani c’immergiamo in un mondo che è ciclico, fatto di corsi e ricorsi, sempre in modi diversi. Come sappiamo sono diversi i cicli umani che risuonano con la natura, sonno-veglia, ecc… cercando un ciclo planetario geocentrico che si avvicina ai 18 mesi che è in relazione con il ciclo dell’attaccamento, come si è letto, appare Marte.

Neppure a farlo apposta, Marte, è il pianeta della difesa; la motivazione all’attaccamento, secondo la teoria di Liotti, ha come base di partenza proprio il sistema di difesa. Ora inizia una speculazione più spinta.

Allora se guardassimo a Marte nel tema natale di un soggetto potremmo capire l’attaccamento di quest’ultimo come si è sviluppato o meglio quale base archetipica abbia, perché avere un bel Marte non significa aver avuto un attaccamento sicuro o viceversa, ma soprattutto come far vivere meglio l’esperienza dell’attaccamento, qualora fosse stata mal vissuta.

Se Marte è in relazione con l’attaccamento allora i Segni governati da lui lo sono allo stesso modo. Marte è il governatore del Segno dell’Ariete e governatore antico dello Scorpione, la difesa, quindi l’attaccamento, possiamo leggerli dalle loro simbologie. Analogamente potremmo mettere in relazione i transiti del pianeta Marte nelle diverse fasi al tema natale.  L’attaccamento quindi rappresenta la necessità di essere difesi dal caregiver (la madre, per esempio) e in seguito riuscire a farlo in autonomia, ma se non vi è un accudimento adatto se il bambino non si sente protetto, l’attaccamento non avviene così come dovrebbe seguirebbe le logiche esposte da Bowlby.

Qual è allora il pianeta dell’accudimento?

Sappiamo che attaccamento e accudimento sono due funzioni complementari, a livello di processi neurologici, l’accudimento nell’essere umano si attiva quando ci sono dei “richiami”: pianto, ecc… ma guardiamo più nel dettaglio.

Queste relazioni sono sostenute da reti neurali che coinvolgono diverse aree del cervello, tra cui l’amigdala, l’ippocampo, la corteccia prefrontale e il sistema limbico. Ecco come si manifestano queste relazioni.

  1. Amigdala e Sistema Limbico

L’amigdala gioca un ruolo cruciale sia nel sistema di attaccamento sia in quello di accudimento. È fondamentale nella valutazione delle minacce e nella gestione delle risposte emotive, come la paura e l’ansia, che sono direttamente legate alla sicurezza e alla protezione, aspetti centrali dell’attaccamento. Nel contesto dell’accudimento, l’amigdala aiuta a interpretare i bisogni emotivi degli altri, una capacità essenziale per fornire cura e comfort appropriati.

 

  1. Ossitocina e Vasopressina

Gli ormoni ossitocina e vasopressina sono noti per il loro ruolo nella regolazione dei comportamenti sociali e affettivi. L’ossitocina è particolarmente significativa nell’accudimento e nell’attaccamento. Stimola i comportamenti di accudimento nei genitori e rafforza il legame tra genitori e figli. Anche la vasopressina è implicata nel rafforzamento dei comportamenti di coppia e di attaccamento, contribuendo alla formazione di legami sociali duraturi.

 

  1. Corteccia Prefrontale

La corteccia prefrontale è coinvolta nel regolare le emozioni e nel prendere decisioni complesse, incluse quelle relative ai comportamenti di attaccamento e accudimento. Aiuta a modulare le risposte dell’amigdala e altre aree del sistema limbico, fornendo un controllo cognitivo superiore che può mitigare le reazioni emotive immediate e promuovere decisioni più adattative nell’interazione sociale.

 

  1. Ippocampo

L’ippocampo supporta la formazione della memoria e l’apprendimento, due aspetti che influenzano profondamente sia l’attaccamento sia l’accudimento. Le memorie relative alle interazioni passate possono influenzare le future risposte di attaccamento e i comportamenti di accudimento, facilitando l’apprendimento di quali azioni sono più efficaci nel confortare o nel proteggere i propri cari.

 

  1. Via della Ricompensa

Le aree del cervello coinvolte nella via della ricompensa, come il nucleo accumbens, sono attivate sia dai comportamenti di attaccamento che da quelli di accudimento. Queste aree possono essere stimolate dalla reciprocità affettiva e dalla soddisfazione emotiva derivante dal prendersi cura di altri, rafforzando ulteriormente il desiderio e la motivazione a impegnarsi in tali comportamenti.

Marte è il pianeta dell’attaccamento e nell’ottica della dialettica zodiacale e complementarità dei due sistemi motivazionali possiamo affermare che è Venere il pianeta dell’accudimento che governa i Segni opposti di Toro e Bilancia.

Cosa significa accudire? Analizziamo gli etimi e i significati latini e greci.

Etimi e significati dell’accudire

L’etimo della parola “accudire” deriva dal latino “accudire”, che è composto dal prefisso “ad-” che indica direzione o tendenza verso qualcosa, e “cudire”, una forma derivata del verbo “cudere”, che significa prendersi cura o provvedere. Quindi, “accudire” letteralmente significa “dirigere la propria attenzione verso” o “prendersi cura di”. Questa radice etimologica sottolinea l’aspetto di attenzione e cura che è intrinseco nel significato del verbo.

In greco antico, non esiste una parola esatta che corrisponda direttamente all’italiano “accudire” con la stessa radice etimologica del termine latino. Tuttavia, ci sono alcune parole greche che trasmettono concetti simili di cura e attenzione. Una di queste parole è “θεραπεύω” (therapeuō), che significa curare o prendersi cura di qualcuno, da cui deriva anche la parola moderna “terapia”.

Un’altra parola che si avvicina al concetto di prendersi cura o nutrire, specie in contesti di cura per bambini o anziani, è “ἐπιμελέομαι” (epimeleomai), che significa occuparsi attentamente o avere cura di qualcuno o qualcosa.

L’etimo della parola greca “ἐπιμελέομαι” (epimeleomai) si può scomporre in due parti principali che aiutano a comprendere il suo significato complessivo:

  1. ἐπί (epi) – Questo prefisso greco ha diverse funzioni e significati, ma generalmente indica “su”, “presso”, o “verso”. In alcuni contesti, può anche esprimere un’azione compiuta con cura o attenzione, implicando un’intensificazione dell’azione principale del verbo.
  2. μελέω (meleō) – Il verbo “μελέω” significa “avere cura di”, “preoccuparsi di”. Questo verbo è strettamente legato al sostantivo “μέλος” (melos), che significa “membro” o “parte”, e per estensione, qualcosa che è di interesse o che preoccupa.

Quando combinati nel verbo “ἐπιμελέομαι”, i due elementi formano un concetto che letteralmente può essere tradotto come “avere cura sopra” o “preoccuparsi intensamente di”. Il verbo così composto esprime l’idea di prendersi cura con attenzione e diligenza, indicando un livello di responsabilità e interesse personale nell’oggetto della cura.

Nel suo uso, “ἐπιμελέομαι” viene applicato in vari contesti che vanno dalla cura personale, alla gestione o amministrazione, fino all’attenzione meticolosa verso dettagli specifici in qualsiasi attività. Questo termine si trova spesso nei testi antichi per indicare la cura attenta di qualcuno, come un medico che cura un paziente, o un amministratore che gestisce le risorse o gli affari.

Ma la parola più interessante in greco è “terapia” che deriva dalla parola “θεραπεία” (therapeia), che a sua volta proviene dal verbo “θεραπεύω” (therapeuō). L’analisi etimologica di questa parola rivela una ricca gamma di significati e connessioni culturali.

Radice e Significato

  1. θεραπεύω (therapeuō) – Questo verbo significa “prendersi cura di“, “servire“, “trattare“, o “curare“. Ha un’ampia applicazione che include il prendersi cura di una persona o di un animale, ma anche il servire o assistere qualcuno in un contesto più generale.
  2. θεράπων (therapōn) – Questa parola è strettamente legata a “θεραπεύω“, significa “servitore” o “attendente“. Il “θεράπων” era spesso visto come colui che assiste o serve una divinità o una persona di alto rango. Questo termine sottolinea un aspetto di dedizione e servizio che è intrinseco al concetto di cura.

Nella cultura greca antica, il servizio e la cura erano spesso associati alla figura dell’attendente, che non solo aveva il compito di assolvere bisogni pratici ma anche di offrire un supporto emotivo e spirituale. Questo aspetto lo ritroviamo nell’uso di “θεραπεύω” nei testi antichi, dove il termine può indicare un’ampia gamma di atti di cura, dal prendersi cura di una casa o di un animale alla gestione e cura di malattie complesse.

Il pianeta, la divinità che è al servizio è Venere. Lei è: colei la quale porta il piacere in uno dei suoi epiteti. In alcuni esperimenti con gli scimpanzè, rivisitati da Bowlby, si è scoperto che i cuccioli di questi animali erano attratti da surrogati della madre: un fantoccio in ferro, fredda, ma che forniva il latte, il nutrimento, l’altra sempre un fantoccio, ma con la pelliccia, calda e accogliente, tant’è vero che i piccoli passavano la maggior parte del tempo aggrappata a quest’ultima, che sentivano calda e protettiva, anziché con l’altra che era fredda, rigida seppure nutritiva. Questo fa riflettere sulla sinuosità di Venere, da come veniva rappresentata nell’antichità, dai larghi fianchi e seni; nel mito della nascita di Pan, il piccolo dio capro, viene avvolto in una calda pelle di lepre, animale caro ad Afrodite-Venere, perché era stato abbandonato dalla madre.

Ma la Luna, quindi, che fine fa nell’ambito della dialettica attaccamento-accudimento? Sparisce perché è in relazione con il nutrimento che a questo punto è secondario in questi sistemi motivazionali, come dimostrato dagli esperimenti descritti. L’accudimento non è del Cancro, la Luna è la madre che nutre, che dà alla luce. Una divinità della Luna, se non la prima, è stata Artemide, sorella gemella di Apollo, che era cacciatrice e guerriera, non accudente. La Luna rappresenta l’emozione che viviamo e che ci fa scoprire i sistemi motivazionali sottostanti. Quando proviamo un’emozione, attraverso la Luna, si attivano i sistemi motivazionali, secondo Liotti. Non scandalizziamoci allora se l’accudimento possiamo leggerlo altrove, così come l’attaccamento nasce dai sistemi di difesa. Le due genesi mitologiche di Ares-Marte, i racconti che ne narrano la nascita, lo vedono non totalmente accudito, in un caso privo di padre e odiato dallo stesso, in un altro, pur avendo i genitori, odiata da entrambi e si farà “accudire” da Afrodite-Venere, attraverso il loro amore, per vivere il suo “attaccamento” mancato. Saranno poi legati indissolubilmente da Efesto-Vulcano, dalla rete d’oro creata dal marito di Afrodite, ancora una volta le catene simbolo di attaccamento e legame.

Nella dialettica Marte-Venere fra Scorpione e Toro ritroviamo nel Segno di terra la protezione, la cura, il cibo. Il Segno dello Scorpione, inoltre, è rappresentato in cielo dallo Scorpione che Artemide, divinità della Luna, aveva trasformato nell’omonima costellazione, per averla vendicata del tradimento di Orione. La Luna, nutrimento, latte, dunque, ritorna anche in questa narrazione in modo indiretto. Notiamo proprio la forma di accudimento e nutrimento. Se guardiamo alla dialettica fra Ariete e Bilancia c’è proprio l’attaccamento. Marte dell’Ariete è la difesa strenua, Marte attacca, la Bilancia cerca la mediazione attraverso l’altro. La cooperazione nasce dalla scelta di un obbiettivo comune dal quale ci si deve difendere o comunque legarsi per ottenere piacere. La Bilancia è il Segno della cooperazione. La passione nel mito di Ares-Marte e Afrodite-Venere è quella che troviamo in questa dialettica, nel Toro e nello Scorpione si evolve in piacere inteso anche come nutrimento emotivo e non solo fisico.

Tornando un attimo nell’ambito delle neuroscienze e quella che è la via della ricompensa dobbiamo ricordare che è strettamente legata non solo a ricompense materiali come cibo o denaro, ma anche a ricompense di tipo sociale ed emotivo. Quando riceviamo un premio o una gratificazione, sia essa materiale o emotiva, queste aree cerebrali sono attivate, rilasciando neurotrasmettitori come la dopamina, che è strettamente associata alla sensazione di piacere e soddisfazione.

Le ricompense materiali come denaro, cibo e talenti sono in relazione con la II Casa zodiacale, quindi questo settore è uno di quelli che è in relazione con l’attaccamento, nella parte opposta troviamo l’accudimento, nell’VIII Casa, perché è un’azione fatta da un altro rispetto al soggetto che cerca l’attaccamento. L’VIII Casa è la prima casa dopo la VII definito il settore zodiacale dell’Altro.

Nelle posizioni di Marte, Venere, la Luna, la II Casa, l’VIII Casa, i pianeti presenti nelle case e i loro governatori possiamo cercare di leggere e correlare le fasi di attaccamento e accudimento che sono fondamentali per il formarsi della personalità.

Si dovrebbero provare ad analizzare anche i primi transiti di Marte e Venere al tema radix e correlarli con le fasi del bambino per comprendere che tipo di relazione ci possa essere. Sarebbe uno studio interessante da portare avanti.

Ma anche soltanto con l’analisi delle posizioni considerate in un tema natale si possono trarre indicazioni interessanti.

Ci sono numerosi studi che esplorano il legame tra la teoria dell’attaccamento e i disturbi di personalità, con particolare attenzione al disturbo borderline di personalità (BPD)[i] e narcisistico (NPD)[ii] ed evidenziano che stili di attaccamento insicuri o disorganizzati possono essere prevalenti nelle persone che soffrono di questi disturbi.

 

 

Bibliografia

Liotti, G. (2008). I sistemi motivazionali nel dialogo clinico. Milano: Raffaello Cortina Editore.

Liotti, G., & Monticelli, F. (2008). I sistemi motivazionali nell’evoluzione umana e nella psicopatologia. Milano: Raffaello Cortina Editore.

[i] https://bpded.biomedcentral.com/articles/10.1186/2051-6673-1-15

[ii] https://www.psychologytoday.com/us/blog/compassion-matters/201711/is-narcissism-shaped-attachment-style