Le seguenti sono delle considerazioni personali riguardanti la lettura e la traduzione in italiano, a mia cura, di alcune parti dei Libri Neri di C. G. Jung in cui ho cercato dei riferimenti astrologici.

Nel Liber Secundus, capitolo 8 Jung racconta del suo incontro immaginario con Izdubar figura nota come Gilgamesh, ne parla, inoltre, nell’opera Trasformazioni e simboli della Libido. Jung, nel Liber Secundus, afferma di venire dall’Occidente, spiega a Izdubar come avvenga il tramonto del Sole, come la terra sia rotonda e lo spazio vuoto. Il personaggio prodotto dalla fantasia di Jung lo incalza chiedendogli da dove venissero le sue competenze, se esiste una terra immortale dove il sole rinasce. La risposta di Jung è che quella di cui sta parlando è scienza, al che Izdubar è sopraffatto da queste parole come se fossero un veleno perché scopre che non c’è un regno in cui esistano le cose immortali, soprattutto il sole non rinasca. Izdubar, infatti, afferma:

Tu chiami il veleno verità? Il veleno è la verità? O la verità è veleno? Anche i nostri astrologi e i nostri sacerdoti non dicono la verità? Eppure il loro non si comporta come un veleno”.

Izdubar è avvelenato dalla verità raccontata da Jung rispetto alla scienza, che tutto riduce alla materia, privata di spirito, quindi chiede di poter esser aiutato, sempre tramite le parole, a guarire; le parole vengono usate come antidoto. Jung afferma che è difficile che possano guarirlo ma ci prova e afferma:

Jung: Non dubito che i tuoi sacerdoti dicano la verità. È certamente una verità, solo che è contraria alla nostra verità.

Izd. Esistono quindi due tipi di verità?

I. Mi sembra che sia così. La nostra verità è quella che ci viene dalla conoscenza delle cose esteriori. La verità dei tuoi sacerdoti è quella che ti viene dalle cose interiori dello spirito umano.

Dall’ultima frase di Jung comprendiamo che gli astrologi e i sacerdoti sono portatori di verità interiori, dello spirito. Nel prosieguo del dialogo Izdubar – Jung emerge il fatto che anche gli dèi dell’Oriente non sono visti, però sono sentiti, mentre nell’Occidente ci sono solo parole vuote, senza Dio. Dio è morto come scriveva Nietzsche. Jung ha intrapreso la strada verso l’Oriente per ritrovare le divinità, la spiritualità, la forza della rinascita, Izdubar lo mette in guardia dicendo che la verità potrebbe accecarlo.

È quello che accade quando un archetipo si costella alla coscienza, all’Io che in astrologia è rappresentato dall’Ascendente, può accecare. Come raccontano diversi miti quando, per esempio, il dio si mostra all’uomo in tutta la sua forza: Zeus che folgora Semele, Psiche che guarda Eros, ecc.

L’uomo si volge a Oriente, all’Ascendente per orientarsi, come fa Jung, provenendo dal Discendente, l’Occidente, dove muore il Sole che Jung spera rinasca. Passa dalla VII Casa – il Discendente – alla VI, in un moto contrario a quello naturale, ha bisogno di immergersi nella profondità della IV Casa, del serpente e del dio rospo come leggeremo in seguito per giungere ad Oriente, l’Ascendente. Jung cerca l’unione fra Psiche e Materia, fra fede e scienza.

Nello scritto del 16 I 16 del V libro nero che raccoglie gli scritti dal 13 marzo 1914 – 30 gennaio 1916, evidenzio in grassetto le parti da me tradotte e le commento.

“La forza di Dio è spaventosa. Ne sperimenterete ancora di più. Siete nella seconda età. La prima era è stata superata. Questa è l’età del dominio del figlio, che voi chiamate il Dio Rospo. Seguirà una terza età, l’età della ripartizione e del potere armonioso.”

In effetti Jung si trova tra il 1914 e 1916 tra i 39 e i 41 anni.

Joseph Campbell nell’Eroe dai mille volti parla della prima tappa del viaggio eroico in una terra fatale in cui appaiono degli araldi rappresentati da animali normalmente ripugnanti: drago, rospo, serpente. C’è da dire, per coerenza storica, che la visione di Jung è di molto precedente al libro di Campbell, l’anticipa in tal senso.

Il rospo, che appare come per miracolo, può essere considerato una manifestazione preliminare di forze che stanno per intervenire e definito in tal senso “l’araldo”; la crisi della sua sparizione è “l’appello,” il richiamo all’avventura. L’araldo può invitare, come in questo esempio, a vivere, o, in un momento successivo del racconto, a morire. Il suo invito può suonare come l’appello a qualche grande impresa storica, o può segnare l’inizio di una rivelazione religiosa. Come apprendiamo dai mistici, esso segna ciò che è stato definito “il risveglio dell’io.”” J. Campbell, L’eroe dai mille volti.

È il momento della nascita dell’Eroe, della venuta alla luce, della partenza dell’Appello, che astrologicamente è rappresentato dall’Ascendente, dall’Oriente. Ma questa volta il movimento dopo la nascita avviene nella direzione antioraria, stranamente, si nasce, si viene alla luce, ma per crescere dobbiamo affrontare il viaggio nell’oscurità. Dobbiamo passare dalla II Casa, la III Casa zodiacali e così via.

Anima mia, dove sei andata? Sei andata dagli animali?

Io immagino che questi animali possano essere quelli zodiacali, in quanto lo zoodiaco nel suo etimo rappresenta il percorso degli animali.

Lego l’Alto con il Basso. Lego Dio e gli animali.

L’unità fra dio e animali, alto e basso, ancora il cerchio zodiacale, ciò che è sopra e ciò che è sotto. Dio è in relazione con lo zodiaco, con il percorso degli animali.

Qualcosa in me è in parte animale, in parte Dio e in parte umano. Sotto di te serpente, dentro di te uomo, e sopra di te Dio.

La tensione fra l’alto è il Basso fra Medio cielo e Fondo cielo attraversa l’uomo, è dell’uomo. Così come quella fra Oriente e Occidente, fra Psiche e Materia di cui abbiamo letto in precedenza.

Oltre il serpente viene il fallo, poi la terra, poi la luna, e infine il freddo e il vuoto dello spazio.

Immagino il fallo in relazione con il Fuoco, la Terra, con l’elemento che la contraddistingue, la luna con l’Acqua e il freddo con l’Aria. Gli elementi comprendono la tripartizione che veniva citata nella frase precedente. I Segni cardinali (la base tellurica, l’energia di partenza) il Serpente, i Segni Fissi l’uomo (il centro, la condensazione dell’energia), i Segni mobili Dio (la distribuzione dell’energia indirizzata alla ricerca dell’integrazione con Dio)?

Se non sono congiunto attraverso l’unione del Sotto e dell’Alto, mi scompongo in tre parti: il serpente, e in quella o in qualche altra forma animale io vago, vivendo la natura daimonicamente, suscitando paura e desiderio, l’anima umana, che vive per sempre dentro di te. L’anima celeste, in quanto tale dimora con gli Dei, lontana da te e a te sconosciuta, che appare sotto forma di uccello. Ognuna di queste tre parti è quindi indipendente.

La natura degli animali, lo zoodiaco è una parte dell’uomo, in relazione con il vissuto terreno, con la profondità infera, con la ricerca e la prima tappa del viaggio dell’Eroe, come abbiamo letto in Campbell. Le tre parti sono integrate se il sopra e il sotto sono congiunti. L’anima celeste è con gli déi e seppure separate dalle altre due non può stare senza, ancora una possibile raffigurazione dello zodiaco con le sue parti che rispondono per corrispondenza a quanto scrive Jung.

Il mondo celeste è illuminato dal sole spirituale. La sua controparte è la luna. E come la luna è la traversata verso la morte dello spazio, il sole spirituale è la traversata verso il Pleroma, il mondo superiore della pienezza. La luna è l’occhio di Dio del vuoto, così come il sole è l’occhio di Dio della pienezza. La luna che vedi è il simbolo, proprio come il sole che vedete. Sole e luna, cioè xx, i loro simboli, sono dei. Ci sono ancora altri Dei; i loro  simboli sono i pianeti.
La madre celeste è un daimon tra l’ordine degli Dei, un abitante del mondo celeste. Gli Dei sono favorevoli e sfavorevoli, impersonali, le anime di stelle, influenze, forze, nonni delle anime, governanti nel mondo celeste, sia nello spazio che nella forzaNon sono né pericolosi né gentili, forti, ma umili, chiarimenti del Pleroma e dell’eterno xx vuoto, configurazioni delle qualità eterne

I Libri neri di Jung - riferimenti astrologici
Immagini tratte dai Black Books di C. G. Jung

I Libri neri di Jung - riferimenti astrologici

In questo brano cogliamo ancora una volta la pienezza del politeismo che avvolgeva il pensiero di Jung; politeismo è anche una parola limitata perché l’uno tutto è spiegato in modo chiaro in questa frase, come un archetipo sia la rappresentazione del bene e del male, gli dèi sono favorevoli e sfavorevoli, impersonali, non c’è una qualità che predomina, ma siamo noi costretti a viverne una o l’altra, comprendendone l’intero verso il processo d’individuazione. I pianeti astrologici sono altri dèi.

A riguardo della numerosità degli dèi e dei pianeti Jung aggiunge che:

Il loro numero è incommensurabilmente grande e conduce all’unico fondamentale supremo, che contiene in sé tutte le qualità e non ne ha nessuna, un nulla e tutto, la completa dissoluzione dell’uomo, la morte e la vita eterna.”

Il principio d’individuazione passa anche attraverso le divinità, la congiunzione fra il sopra e il sotto, attraverso l’astrologia, i suoi dèi e i suoi pianeti. Il Pleroma che concentra in sé la totalità del tutto, il principio di esistenza e differenziazione di ogni cosa, di Dio e del Demonio. Il Pleroma rappresenta unificazione e tensione all’interno dei quali l’uomo cerca la sua strada, cerca di far brillare la sua Stella, la sua individuazione. La rappresentazione del Pleroma come cerchio con stelle e pianeti è certamente in relazione al cerchio zodiacale tant’è vero che Jung aggiunge i glifi dei pianeti nelle sue tavole. Il cerchio zodiacale non basta a rendere chiaro e a spiegare il Pleroma ma è una rappresentazione che attraverso la dialettica degli opposti, della complementarità si avvicina alla concezione junghiana. Ci sono i Segni e i pianeti opposti, la Terra, il Sole, la Luna e le altre divinità. Il Pleroma è ciò che sta all’esterno dei pianeti, del cerchio zodiacale è il contenitore del tutto, come si vede dal dipinto di Jung.

Jung dietro la tavola del Sistema Mundi Totius (la figura circolare in alto nell’articolo) che contiene anche la figura di Phanes scriveva:

Questo è il primo mandala che ho costruito nel 1916, del tutto inconsapevole di cosa significasse“.

Come si può notare sono rappresentati i glifi dei pianeti, in basso a destra nella tavola e sono nel seguente ordine: Venere, Luna, Marte, Giove, Saturno, Nettuno, Urano, Sole.  All’interno del cerchio del Pleroma troviamo anche Mercurio. Inconsapevole o meno, Jung ha comunque rappresentato alcuni pianeti, alcune divinità.

Tu stesso sei un creatore di mondi e un essere