di Paolo Quagliarella

una volta giunti a una soluzione per il successo della quale abbiamo pagato un prezzo piuttosto caro in termini di angoscia e aspettative, investiamo così tanto in questa soluzione che preferiremmo deformare la realtà per adattarla alla nostra soluzione piuttosto che sacrificare la soluzione a favore di quanto non può essere ragionevolmente ignorato.”[1]

[1] Paul Watzlawick, La realtà della realtà, Astrolabio, 1976 Roma, p. 57

Anche io sono spesso vittima, quando si tratta di Astrologia, di dissonanza cognitiva, ma sapendolo, di questo difetto strutturale, cerco di superarlo…

Oggi ho voglia di condividere con voi, un capitolo del mio libro Astrologia. Perché funziona. Ma analogamente anche un altro pezzo pubblicato sul blog, un sempre verde: http://www.graziaepaolo.it/linsalata-astrologica/ 

 

La Dissonanza cognitiva e il Costruttivismo

La dissonanza cognitiva è un concetto introdotto da Leon Festinger nel 1957 in psicologia sociale, e ripreso successivamente in ambito clinico da Milton Erickson, per descrivere la situazione di complessa elaborazione cognitiva in cui credenze, nozioni, opinioni esplicitate contemporaneamente nel soggetto in relazione ad un tema si trovano a contrastare funzionalmente tra loro; […] Un individuo che attiva due idee o comportamenti che sono tra loro coerenti, si trova in una situazione emotiva soddisfacente (consonanza cognitiva); al contrario, si verrà a trovare in difficoltà discriminatoria ed elaborativa se le due rappresentazioni sono tra loro contrapposte o divergenti. Questa incoerenza produce appunto una dissonanza cognitiva, che l’individuo cerca automaticamente di eliminare o ridurre.”[1]

L’uomo, di fronte a una realtà che trova non in armonia con se stesso e il proprio agire, cerca delle soluzioni mentali, delle spiegazioni che lo riportino alla coerenza comunicativa, emotiva, personale. L’uomo costruisce la propria realtà.

Nei primi anni ‘60 Alex Bavelais ha condotto degli esperimenti che meglio di mille parole spiegano quanto ho appena cercato di esporre. Queste sperimentazioni prevedevano di prendere due soggetti, definiamoli con A e B, e di proporre al primo, A, una serie numerica chiedendogli di trovare secondo quale regola potesse essere stata composta. Per ogni risposta corretta, una lampadina s’illuminava e A aveva modo di vederla. A e B non potevano comunicare tra loro. Nel caso di B, la lampadina si accendeva secondo la logica delle risposte date da A. Se, ad esempio, alla domanda 5, A aveva risposto correttamente,  qualsiasi risposta avesse dato B alla medesima domanda, la lampadina si sarebbe accesa. Al termine dell’esperimento, quando si chiedevano, alla presenza di A e B, le regole secondo le quali la serie numerica fosse stata ordinata, il soggetto A le spiegava in modo semplice e in pochi punti risultava più articolato, mentre il soggetto B, si era costruito una visione articolatissima e complessa per spiegare le “sue regole”. La cosa fantastica è che B non credeva completamente alla spiegazione di A, seppure molto più semplice della sua, ma prendeva parte delle sue regole per integrarle nella propria; inoltre, la cosa più sconvolgente è che anche A faceva la stessa cosa con la teoria di B. Quando Bavelais chiedeva ad A perché avesse cambiato le proprie regole, il soggetto rispondeva che la sua teoria era troppo semplice e poco articolata.

Un altro esperimento descritto da Paul Watzlawick[2] è il seguente: un soggetto, posto di fronte a una coppia di numeri, avrebbe dovuto verificare se i medesimi fossero in accordo tra loro. Il soggetto riteneva di scoprire in base alle prove effettuate le regole del gioco. Le risposte giuste e sbagliate, in verità, erano preordinate dallo sperimentatore secondo un ordine che prevedeva un maggior numero di risposte corrette all’aumentare delle domande, affinché il soggetto, con il trascorrere del tempo, si sentisse pian piano più sicuro della validità della sua teoria come se le stesse apprendendo, scoprendo un passo alla volta. Quando ai partecipanti all’esperimento era fornita la spiegazione del gioco, alcuni fra loro non volevano abbandonare la propria teoria poiché, a loro avviso, vi era una regolarità nascosta agli occhi dello sperimentatore.

L’esperimento sembra dimostrare che “una volta giunti a una soluzione per il successo della quale abbiamo pagato un prezzo piuttosto caro in termini di angoscia e aspettative, investiamo così tanto in questa soluzione che preferiremmo deformare la realtà per adattarla alla nostra soluzione piuttosto che sacrificare la soluzione a favore di quanto non può essere ragionevolmente ignorato.”[3]

Alla luce di quanto esposto, possiamo dire che l’Astrologia è un linguaggio creato dall’uomo per spiegare le regole nascoste che esistono fra soggetto e natura, fra microcosmo e macrocosmo, giacché il linguaggio astrologico riduce le dissonanze cognitive fra mondo e realtà che l’uomo si costruisce. L’Astrologia permette il controllo e l’adattamento delle proprie credenze, del proprio volere al mondo esterno. Nello stesso tempo, durante un consulto astrologico, l’Astrologia, se ritenuta valida, veritiera, fonte di utilità dal consultante, può modificare la visione del mondo del soggetto, e indirizzarla. Qui sta una delle grandi responsabilità dell’Astrologo. Se immaginiamo la realtà come una serratura da aprire che di conseguenza ha una chiave, affermiamo che la chiave è adatta al compito allo stesso modo in cui l’Astrologia è adatta a descrivere mondi diversi. Noi sappiamo, però, che gli scassinatori possiedono diverse chiavi per aprire quella serratura, ebbene anche l’Astrologo ne possiede numerose, tante quante sono le interpretazioni possibili di un determinato cielo.

Parafrasando Ernst von Glasersfeld[4], l’Astrologia come teoria di una diversa conoscenza del mondo e delle sue regole è utilizzabile, importante, vitale, se resiste al mondo dell’esperienza, ne esce vincitrice, e ci abilita a fare predizioni e a provocare o a evitare certi fenomeni (fatti o esperienze). Se non adempie questo compito, diventa discutibile, poco attendibile, inutilizzabile. In queste ultime affermazioni troviamo due risposte ad altrettante domande: perché l’Astrologia funziona e in che modo debba essere utile.

Se quanto appena espresso non bastasse a farci rendere conto di quanto noi siamo artefici del nostro mondo e di come l’Astrologia possa entrare a far parte di esso, assieme anche ad altre discipline che possano essere utili, vi riporto altri esempi che fanno certamente riflettere. Paul Watzlawick racconta, in un capitolo del suo libro, delle profezie che si autodeterminano. Siamo abituati a pensare che il presente, le azioni che compiamo oggi, abbiano un ruolo negli accadimenti futuri e non il contrario, così come prevede la legge di causa effetto e invece, in alcuni casi, è vero il contrario, ovvero che il futuro condiziona il presente.

Una profezia che si autodetermina è una supposizione o profezia che per il solo fatto di essere stata pronunciata, fa realizzare l’avvenimento presunto, aspettato o predetto, confermando in tal modo la propria “veridicità” Chi per esempio suppone – per un qualsiasi motivo di essere disprezzato, assumerà nei confronti degli altri un comportamento permaloso, scostante e diffidente che finirà per suscitare proprio quel disprezzo che a sua volta diventerà la ”prova” della fondatezza della sua convinzione. Per quanto questo meccanismo possa essere comune, alla sua base si trovano alcuni fatti che non fanno realmente parte del nostro pensiero quotidiano e che sono di grande importanza per la nostra immagine della realtà.

Nel pensiero causale tradizionale l’avvenimento B viene visto per lo più come l’effetto di un avvenimento causale precedente a esso (A) (che naturalmente avrà avuto le sue proprie cause esattamente come il verificarsi di B avrà a sua volta come conseguenza altri fatti). Nella sequenza A-B, A è perciò la causa e B l’effetto. La causalità è lineare e B segue A in successione temporale. In questo modello di causalità B non può quindi avere un effetto su A poiché questo implicherebbe un’inversione temporale: significherebbe cioè che il presente (B) avrebbe in questo caso un effetto retroattivo sul passato (A). L’esempio seguente propone una situazione diversa: quando nel marzo 1979 i giornali californiani cominciarono a pubblicare servizi sensazionali su un’imminente e drastica riduzione nell’erogazione di benzina, gli automobilisti californiani diedero l’assalto alle pompe per riempire i loro serbatoi e tenerli possibilmente sempre pieni. Fare il pieno di 12 milioni di serbatoi (che fino a quel momento erano mediamente solo a un quarto del livello) esaurì le enormi riserve disponibili, provocando praticamente da un giorno all’altro la scarsità predetta; mentre l’ansia di tenere i serbatoi quanto più pieni possibile (invece di riempirli soltanto quando erano quasi vuotl) creò code interminabili di macchine e lunghissimi tempi di attesa ai distributori aumentando il panico. Quando tornò la calma si venne a sapere che l’erogazione di benzina nello Stato della California era stata ridotta solo di poco.

In questo caso il pensiero causale tradizionale non funziona. La scarsità non si sarebbe mai verificata se i mass media non l’avessero predetta. In altre parole, un avvenimento non ancora verificatosi (quindi futuro) ha prodotto effetti nel presente (1’assalto alle pompe di benzina) che a loro volta hanno fatto sì che quell’avvenimento divenisse realtà. In questa circostanza è quindi stato Il futuro – e non il passato – a determinare il presente” [5]

Watzlawick aggiunge, inoltre, che: “L’esperienza di ogni giorno c’insegna che solo poche profezie si autodeterminano, e gli esempi dati ne possono spiegare il motivo. Solo quando una profezia viene creduta, cioè quando viene vista nel futuro come un fatto per così dire già avvenuto, può avere effetti concreti sul presente e con ciò autodeterminarsi. Laddove manca l’elemento della fede o della convinzione, manca anche l’effetto.” [6]

Karl Popper rileva che: “Anche nella biologia, addirittura nella biologia molecolare, le aspettative hanno un ruolo importante: contribuiscono a far apparire le cose.”

Ancor di più l’Astrologia deve essere utilizzata responsabilmente proprio perché il consultante, avendo nella maggior parte dei casi un atteggiamento fideistico nei confronti della stessa, può davvero subirla e vedere modificato il proprio presente e di conseguenza anche il proprio futuro.

Sulla potenza dell’uomo rispetto al mondo e ciò che può creare, si esprimono certamente meglio di me tre scienziati[7].

Einstein, durante una conversazione con Heisenberg, afferma: “E’ impossibile accogliere in una teoria solo grandezze osservabili. E’ piuttosto la teoria che decide che cosa si possa osservare”, lo stesso Heisenberg nel 1959 scrive:”[…] e dobbiamo ricordare che ciò che noi osserviamo non è la natura in sé, ma la natura esposta al modo in cui noi poniamo le domande”. Feyerabend è ancora più rivoluzionario e radicale: “Non sono le ipotesi conservatrici, ma quelle anticipatrici che guidano la ricerca”.

Le domande sono quelle che ci permettono di vedere la realtà in un certo modo; ponendo la domanda giusta otteniamo la realtà strettamente correlata con la medesima. Per cambiare il nostro mondo o quello del consultante è importante che quest’ultimo formuli la domanda corretta all’Astrologo che interpreta il cielo di nascita, alla stessa maniera quest’ultimo dovrà rispondere con accuratezza e attenzione, come ho espresso in precedenza. Tra i personaggi letterari che hanno in qualche modo pagato lo scotto di non aver posto “la domanda”, troviamo Perceval nel racconto di Chrétien de Troyes [8].

Il protagonista di quest’opera è Perceval, presentato in qualità di figlio della vedova. Il padre e i fratelli di Perceval sono morti in guerra, e per non rischiare di perdere l’unico figlio rimasto, la madre decide di tenerlo lontano dal mestiere della cavalleria.

Un giorno egli, cresciuto in semplicità di spirito e purezza di cuore, incontra alcuni cavalieri e, affascinato dallo splendore delle loro armi, decide di raggiungere la corte di re Artù. Lasciata la madre, Perceval, vestito da boscaiolo, raggiunge la corte del leggendario sovrano. Qui, messosi in luce per coraggio e virtù, viene nominato cavaliere da re Artù prima, e successivamente dal signore Gornemant. La nipote di costui, Biancofiore, se ne innamora, ma Perceval, pur ricambiando, decide di ripartire, perché desideroso di rivedere sua madre e accertarsi che stia bene. Per inseguire il sogno di diventare cavaliere l’aveva infatti lasciata svenuta al di là di un ponte. Scoprirà invece che, nel vederlo partire, era rimasta uccisa dal dolore. Iniziano così le nuove avventure, durante le quali il giovane giunge al castello del Re Pescatore che reca su di sé un’inguaribile ferita: sino a quando non sarà rimarginata regneranno sulla sua terra tristezza e carestia.

In una sala del maniero, durante una cena, appaiono in successione diversi oggetti, tra cui una lancia sanguinante (obiettivo della successiva ricerca di Galvano) e un graal, un piatto che al suo apparire sprigiona una grande luce. Ricordandosi le parole di Gornemant, il quale lo aveva ammonito di parlare il meno possibile e di non fare domande, si risolve a non chiedere al Re Pescatore perché la lancia sanguinasse o a chi serviva il graal, pur provandone l’impulso. Questi oggetti erano stati portati in una stanza celata ai suoi occhi, all’interno della quale stava il padre del Re. Perceval però ignora che la mancata domanda porterà disgrazia al Re Pescatore e alla sua terra: e che solo ponendo quelle semplici domande avrebbe potuto risanarli.

Al suo risveglio tutto è sparito, nessuno a parte lui sembra essere presente nel castello, e ricomincia così le sue peregrinazioni. Durante una lunga serie di nuove avventure, dovrà rendersi degno di ritrovare il graal, ponendo rimedio al suo errore e salvando così la terra malata e il Re Pescatore. Incontra un eremita, fratello del Re Pescatore, che lo confessa durante la Quaresima e rinfocolare il suo sentimento religioso, che aveva perso durante il cammino. Viene a conoscenza inoltre della sua appartenenza alla Famiglia del Graal e del fatto che il Re Pescatore è suo zio.”

Non porre la domanda non offre la possibilità di aprirsi a nuove realtà, a nuovi mondi, ma ci precipita nella quotidianità ripetitiva, addirittura può non permettere la crescita e la risoluzione dei problemi. Come anche nella lettura dell’I-Ching è fondamentale la domanda per interpretare la risposta, allo stesso modo lo è per l’Astrologia e tutte le altre discipline che cercano di riempire una forma che, in questo caso, è il senso della vita di un individuo.

[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Dissonanza_cognitiva

[2]    Paul Watzlawick, La realtà inventata, Feltrinelli Editore, 2006 Milano

[3] Paul Watzlawick, La realtà della realtà, Astrolabio, 1976 Roma, p. 57

[4] Paul Watzlawick, La realtà inventata, Feltrinelli Editore, 2006 Milano, pag. 20

[5] Ibidem, pagg. 87-88

[6] Ibidem, pagg. 90-91.

[7] Ivi, pag. 92

[8]    https://it.wikipedia.org/wiki/Perceval_o_il_racconto_del_Graal

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