L’Ariete dal Vello d’Oro era figlio di Poseidone, quando era una divinità tellurica e non ancora quella dei mari, e la dea Teofane che “era corteggiata da diversi pretendenti, ma Poseidone la rapì e la portò in un’isola il cui nome forse significava «l’isola dell’ariete». Ad ogni modo, il racconto continua dicendo che Poseidone trasformò la sposa in una pecora e se stesso in un ariete, anzi trasformò in pecore anche gli abitanti dell’isola. Così la coppia poté restare nascosta ai pretendenti sopraggiunti e Poseidone celebrò le sue nozze d’ariete dalle quali nacque”.

 

Proprio del Vello d’Oro si racconta nel mito di Frisso e Elle figli di Atamante e Nefele.

Kerényi ricorda che “In Tessaglia […] una dea di nome Nefele, la «nuvola», era andata dal re Atamante e lo aveva scelto per marito. Secondo questa storia, Nefele diede ad Atamante due figli: Frisso, il «ricciuto», ed Elle, nome che si potrebbe dare anche a un giovane cervo o a una cerbiatta. Il re però si allontanò dalla dea e prese una moglie terrena. Allora Nefele ritornò in cielo e castigò tutto il paese provocando la siccità. Atamante mandò dei messi all’oracolo d’Apollo per sapere cosa si poteva fare contro tale decisione. La storia però veniva raccontata anche in altro modo: era stata la regina Ino, [N. d. A.] seconda moglie di Atamante, che aveva spinto le donne del paese a far seccare segretamente il grano destinato alla semente e a provocare così la sterilità dei campi. Secondo questa versione essa aveva corrotto anche i messi che erano stati invitati a Delfi, affinché essi dicessero che l’oracolo ordinava di sacrificare i figli di Nefele.”

In altri racconti si afferma che Frisso stesso si fosse offerto per essere sacrificato. Proprio il tema del sacrificio è uno tra i più importanti in relazione con il segno dell’Ariete. Artefice della richiesta di sacrificio fu loro padre Atamante.

Zeus allora mandò il vello d’oro a salvare i due fratelli forse perché Frisso essendosi offerto spontaneamente non era più adatto al sacrificio e quindi anche sua sorella avrebbe dovuto essere immolata. Il Vello d’Oro, comunque, spiegò la volontà di Atamante e Frisso ed Elle poterono fuggire.

Un’ulteriore narrazione descrive che la loro madre Nefele “aveva ricevuto in dono da Era l’ariete dal vello d’oro e l’aveva mandato in aiuto dei figli. Essi salirono in groppa all’astuto animale, che volò con loro verso il lontano paese orientale della Colchide. Il destino della ragazza era quello di arrivare soltanto fino allo stretto che separa il nostro continente dall’Asia Minore, e che oggi, dall’antica città di Dardano, si chiama Dardanelli. Nell’antichità si chiamava Ellesponto, «mare di Elle», perché la sorella di Frisso cadde nelle sue acque. Questo era il suo matrimonio con Poseidone, a quanto indicavano alcune pitture.” Ritroviamo ancora Poseidone che è in qualche modo legato al mito del segno dell’Ariete.

L’ariete parlò al fratello spaventato per la perdita della sorella e gli infuse coraggio, in tal modo raggiunse la Colchide. Frisso diede in sacrifico a Zeus Fixos (salvatore dei fuggitivi) l’ariete ma ra fin da principio destinato al sacrificio.  Donò il Vello d’Oro al re della Colchide fu appeso ad una quercia nel santuario di Ares: fu per esso che Giasone intraprese coi suoi Argonauti l’avventuroso viaggio in quelle terre. Atamante e Ino che avevano volute la morte dei propri figli erano poi stati puniti con la pazzia.

Energia tellurica esplosiva, in relazione a Poseidone/Nettuno; senso del sacrificio, come portare il sacro in sé da offrire alle divinità; femminile disperso (Elle) nell’immaginario nettuniano da ritrovare, Marte protettore del Vello d’Oro. Immolare un parte di sé paurosa e vendicativa, incolpare gli altri per le proprie azioni, quello che fa Atamante, altra parte maschile di Frisso, il padre, conduce alla pazzia.