di Paolo Quagliarella

Kerényi  raccontando di Elio che: “Ma anche Elio, il dio «Sole», era fuso con l’esistenza umana più intimamente di quanto non fosse il corpo celeste «Sole» al di fuori della mitologia. Non soltanto perché anche lui, involontariamente, veniva considerato su scala umana e rappresentato in forma umana! Secondo questa scala umana egli appariva «infaticabile», un instancabile auriga, guidatore, originariamente, di un carro tirato da tori e “soltanto più tardi da «cavalli vomitanti fuoco». Egli aveva parte nella nostra vita anche come sorgente della luce dei nostri occhi, come «padre generatore dei raggi del sole», in senso esteriore, ma nello stesso tempo anche in un senso interiore e più profondo, come se i nostri stessi occhi discendessero dal sole, «occhio instancabile». «O raggio di sole, multiveggente padre degli occhi» – con queste parole iniziava il nostro grande poeta Pindaro un suo peana, canto in onore di Apollo.” Il Toro era uno degli animali sacri di Poseidone (Nettuno) e in relazione con il mare, con Oceano, dove Elio, dio del sole, tornava per riposare al tramonto. Il più infaticabile tra i segni zodiacali, il Toro è necessario alla vita e alla prosperità. Lo stesso culto mitraico pone l’accento sul toro sacrificale e rileggendo ciò che scrive Jung ispirandosi a Cumont, non possiamo non notare la necessità di comunione con la natura. Lo psichiatra svizzero scrive: “Franz Cumont, l’eminente specialista del culto di Mithra, descrive come segue l’attaccamento dell’antichità alla natura: Gli dèi erano dappertutto e si mescolavano in tutti gli atti della vita quotidiana. Il fuoco che cuoceva ai fedeli gli alimenti e li riscaldava, l’acqua che li dissetava e li purificava, l’aria stessa che respiravano e il giorno che li illuminava erano oggetto dei loro omaggi. Forse nessuna religione ha al pari del Mithraismo dato ai suoi seguaci tante occasioni di preghiera e tanti motivi di venerazione. Quando l’iniziato si recava la sera nella grotta sacra nascosta nella solitudine delle foreste, sensazioni nuove destavano in lui a ogni passo un’emozione mistica. Le stelle che brillavano nel cielo, il vento che agitava le fronde, la sorgente о il torrente che scorrevano dalla montagna, la stessa terra ch’egli calpestava, tutto era divino ai suoi occhi e tutta la natura che lo circondava provocava in lui il timore rispettoso per le forze infinite che operano nell’universo