James Hillman, L’Anima del Mondo e il Pensiero del Cuore, Garzanti: ”

Il primo di questi cuori proviene dal folklore, dall’astrologia, dalla medicina simbolica, dalla fisiognomica. Il cuore del leone è come il sole: rotondo, pieno e integro; i suoi classici simboli sono l’oro, il re, il rosso, il sol, lo zolfo, il calore. È il cuore che arde al centro del nostro essere e s’irradia all’esterno, magnanimo, paterno, incoraggiante. Ticino diceva che la natura del cuore è calda e secca, e che il calore è ciò che meglio si accorda con l’universo. Il pensiero del leone è così appassionato della vita, così in armonia con il mondo, da essere un pensiero dotato di volontà; nel mondo si manifesta assiso in trono come un re, giallo come la luce del giorno, possente come un ruggito, fisso come il dogma. Il pensiero si presenta come volizione, come umore, oppure come amore, vitalità, potenza, o ancora come immaginazione; e non riconosce se stesso come pensiero, perché non è raziocinio riflessivo, astratto dalla vita, introspettivo.

Ciò che è decisivo per il cuore del leone è il fatto di credere, ed esso crede di non pensare; per questo il suo pensiero appare nel mondo come progetto, desiderio, interesse, missione. Pensare e insieme agire: è questo il pensiero coraggioso che ci porta in battaglia, perché Marte cavalca un leone rosso, e l’eroe – David, Sansone, Ercole – deve affrontare la brama rabbiosa per quel mondo di imprese che gli balenano in petto. La prima caratteristica essenziale del coeur de lion è dunque che il suo pensiero non appare come pensiero, perché s’irradia nel mondo come il sole, e così resta dissimulato nella conformità al proprio moto. Un secondo tratto fondamentale di questa coscienza cardiaca è quello descritto da D. H. Lawrence nella sua fisiologia simbolica:

Al plesso cardiaco, lì nel centro del petto, abbiamo ora un nuovo grande sole di conoscere ed essere (…). Qui io conosco soltanto la deliziosa rivelazione che tu sei tu. La meraviglia non è più dentro di me, nella mia scura, centrifuga, esultante identità. (…) La meraviglia è fuori di me (…) ora io rivolgo lo sguardo con meraviglia, con tenerezza, con gioioso anelare verso quello che è esterno a me, al di là di me (…).

L’assoluta alterità della sua direzione, questo movimento verso l’esterno e Poltre, produce ciò che Jung ha chiamato il «corpo oscuro» al centro della coscienza dell’io, la cecità nei confronti di se stesso; perché non solo questo cuore non sa di pensare, ma il suo pensiero è completamente coagulato nelle sue oggettivazioni; sono a tal punto tutt’uno il suo amore e la sua volontà – se stesso e un altro, se stesso e un Dio – che la sua visione del cosmo è monistica e monarchica;6 un solo principio, monoteistico, e il cuore sempre integro. L’espansività monarchica caratterizza la tipica psicopatologia del cuore, la psicopatologia dell’intensità: sistole e diastole del cuore, esaltate, diventano da ritmiche radicalmente separate, unilateralmente maniacali oppure depressive, ruggenti oppure pigre. – Per il coeur de lion il compito della coscienza risiede allora nel riconoscere il costrutto archetipico del suo pensiero: che le sue azioni, i suoi desideri, le sue appassionanti convinzioni sono tutte immaginazioni — creazioni deWhimma — e che quanto esso sperimenta come vita, amore e mondo, è la propria enthymesis che all’esterno si manifesta come macrocosmo.

La psicologia alchemica condensa in modo eccezionale i due tratti del «cuor di leone» – la conformità del suo pensiero e la sua oggettivazione – nella sostanza alchemica chiamata sulfur,7 il principio di «combustibilità»,8 la magna fiamma. «Dov’è che si può trovare questo sulfur?», chiede Sendivogius, un benedettino del xiv secolo: «In tutte le sostanze, in tutte le cose del mondo; metalli, erbe, alberi, animali, pietre sono il suo minerale».“ Tutto ciò che s’illumina d’improvviso suscita la nostra gioia, sfolgora di bellezza – ogni roveto è un Dio che brucia: è questo lo zolfo alchemico, il volto infiammabile del mondo, il suo flogisto, la sua aureola di desiderio, Venthymesis ovunque. Quell’abbondanza del divino, alla quale aspiriamo nel consumarla, è l’immagine attiva in ogni cosa, l’immaginazione attiva deWanima mundi, che incendia il cuore e lo fa uscire allo scoperto. Al tempo stesso in cui conflagra, lo zolfo anche si coagula; è il collante, la mucillagine, la «gomma», la vischiosità dell’attaccamento.10 Lo zolfo letteralizza il desiderio del cuore nell’attimo stesso in cui il thymos si entusiasma. Conflagrazione e coagulazione si danno insieme: il desiderio e il suo oggetto diventano indistinguibili. Ciò per cui ardo mi attacca a sé; sono unto con il grasso del mio stesso desiderio, prigioniero del mio stesso entusiasmo, e perciò esiliato dal mio cuore proprio quando sembro possederlo di più. Perdiamo la nostra anima nell’attimo in cui la scopriamo. «Elena», dice il Faust di Marlowe, «rendimi immortale con un bacio. / Le sue labbra succhiano l’anima. Guarda dove vola!».11 Per questo Eraclito dovette opporre il thymos alla psyche: «Contro la brama della passione (thymoi) è arduo combattere: qualsiasi cosa voglia, difatti, essa è disposta a pagarla con Pani- ma».12 La psicologia chiama ora «proiezione compulsiva» questo amore nel cuore del leone. La base alchemica di questo tipo di proiezione è proprio lo zolfo nel cuore, che non si accorge di stare immaginando. L’himma oggettivo è letteralizzato negli oggetti del suo desiderio, e l’immaginazione è gettata all’esterno, davanti a sé; e non si tratta di ritirare proiezioni di questo tipo – chi le ritira, e dove vengono messe? – ma di lanciarsi piuttosto dietro il proiettile, recuperandolo come immaginazione, e quindi riconoscendo che l’himma esige che le immagini siano sempre sperimentate come corpi autonomi dotati di sensibilità. La proiezione ha modi diversi: non è un meccanismo unitario. La proiezione cordiale esige uno stile di coscienza altrettanto leonino: orgoglio, magnanimità, coraggio. Desiderare, e vedere in trasparenza il desiderio: questo è il coraggio che il cuore richiede. Come dice Jung: «Lo zolfo indica la sostanza attiva del sole, ossia il fattore che muove la coscienza, ossia da un lato la volontà, e dall’altro l’impulso che si riceve dall’interno».15 La compulsione diventa volontà attraverso il coraggio; è nel cuore che si compiono le operazioni sullo zolfo. Su queste operazioni torneremo nella seconda parte; per ora ci basta riconoscere che la proiezione compulsiva è un’attività necessaria dello zolfo, il modo di pensare proprio di questo cuore, dove pensiero e desiderio sono tutt’uno. Il pensiero unitario ed espansivo di questo cuore offre alla psicologia uno stile animale di riflessione; e questa riflessione — in cui immaginazione e percezione, pensiero e sentimento, sé e mondo sono tutt’uno – non è un ripiegamento che segue l’evento e se ne allontana. La riflessione invece avviene con la percezione stessa, come sua lucentezza e splendore, è il gioco delle sue luci, e non la luce della coscienza che io volgo su di lei; è ogni cosa che riflette immediatamente la propria immagine nel cuore percettivo; è la riflessione della mente scorciata nel riflesso animale. Il cuore animale intende, sente e risponde direttamente come un tutto unitario. Un tutto nell’atto, come qualità dell’atto. È il cuore che troviamo per primo in Aristotele, che lo descrisse come la parte più calda del corpo, la fonte centrale del sangue e del calore organico.17 Esso sente e risponde direttamente, perché gli organi che sentono il mondo corrono al cuore,18 e special- mente il gusto19 e il tatto stabiliscono questa immediata connessione del cuore con il mondo. La formulazione che Aristotele dà del coeur de lion, nella sua fisiologia della percezione, si accorda con quella dei seguaci di Paracelso; secondo la loro concezione, il cuore microcosmico nei nostri petti è il luogo dell’immaginare, e la sua immaginazione è in armonia con il cuore macrocosmico del mondo, il sole. Quel cuore animale che è qui rivela il sole animale che è là, in un mondo animato. Il mondo è un luogo di immagini viventi, e l’organo che ce lo dice è il nostro cuore. Se il cuore è il luogo delle immagini, un infarto cardiaco riguarda allora un cuore imbottito (farctus – imbottito, stipato, riempito, ingrassato) dei suoi stessi prodotti: le attività immaginative. È un cuore ostruito dalle sue stesse esuberanze sulfuree, che non sono entrate in circolazione o perché rimaste incastrate in strettoie che ne hanno impedito il passaggio, o perché viste soltanto come letterali azioni-nel-mondo e non anche come attività immaginative del cuore, che appartengono alla sua circolazione interna. Questo stesso letteralismo dello zolfo del cuore ritorna proprio nelle teorie dei disturbi cardiaci, dove il grasso, il restringimento delle vie circolatorie, le azioni-nel-mondo, riappaiono come spiegazioni. È proprio il leone nel nostro petto che allora ci assale, il nostro cuore pieno di himma, la cui magna fiamma ribadisce che Venthymesis non cessa mai, che ogni singolo palpito del cuore va riconosciuto come un pensiero del cuore.

 

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Tema natale

Una lettura del tema natale da un
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manifestarsi e dialogare con me, in un
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e alla competenza in materia hanno ridato fiducia e conferme al mio personale cammino verso...
Grazie

Astrologia nel Paese delle Meraviglie

Un viaggio emozionante e istruttivo. Vedere rispecchiata la mia vita nel mito mi ha fatto sentire meno solo, ho capito che i miei processi interiori sono stati condivisi da generazioni prima di me, che hanno provato a spiegarli tramite l'immaginazione.
Complimenti a Paolo per la delicatezza e l'arguzia nello scegliere le tematiche più appropriate.
Gran bel lavoro, complimenti

by Patrizia on Consulenza astrologica
Consulenza affascinante e specifica

Ringrazio Paolo per la bella consulenza che ha sviluppato su mia richiesta rispetto sia al mio tema che sui miei transiti. La lettura simbolica dei miti che accompagnano la vita di ognuno di noi apre a comprensioni nuove ed inattese.
Il nostro scambio è stato sicuramente facilitato dalla comune formazione astrologica che ci ha fornito un linguaggio comune, al di là del linguaggio universale che porta con sè una lettura simbolica junghiana.

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Per sapere cosa ne pensasse Carl Gustav Jung dell’Astrologia t’invito a leggere: l’intervista

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Su questa pagina puoi conoscere il pensiero di M. L. von Franz sulla sincronicità

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