Propongo di seguito un capitolo del mio libro: “Astrologia. Perché funziona?” che può essere acquistato su Amazon, in cui ho raccolto in una “pseudo-intervista” le considerazioni ci C. G. Jung sull’Astrologia. (Paolo Quagliarella)

La mia intervista a C. G. Jung

Ho provato a immaginare delle ipotetiche domande che un astrologo avrebbe posto a Jung, a proposito dell’Astrologia, partendo da alcune sue citazioni sull’argomento che diventeranno delle risposte nell’intervista “costruita a tavolino” che propongo di seguito. Ringrazio Enzo Barillà[1] per avermi segnalato le seguenti citazioni a carattere astrologico, tratte dall’opera di C. G. Jung.

 

  • Secondo lei Dott. Jung nascere in un determinato giorno, mese, anno, quindi stagione può, in qualche modo, lasciare un segno nella nostra psiche?

Risposta di C. G. Jung: “Siamo nati in un dato momento, in un dato luogo, e abbiamo – come i vini celebri – le qualità dell’anno e della stagione che ci hanno visti nascere. L’Astrologia non pretende altro.[2]

 

  • L’Astrologia può secondo lei costruire un ordine o almeno dare un significato all’esistenza psichica, alle nostre emozioni?

Risposta di C.G. Jung:Finché non si sa nulla di un’esistenza psichica, questa, quando si manifesta, viene proiettata. Quindi la prima nozione della legge o dell’ordine psichico si trovò proprio nelle stelle, e in seguito nella materia ignota. Dai due campi di esperienza si staccarono le scienze, l’astronomia dall’Astrologia, dall’alchimia la chimica.[3]

chi è C. G. Jung
C. G. Jung, psicoanalista, medico. Ha studiato la correlazione fra Psiche e Materia
  • Che cosa è, secondo lei, il tema natale o oroscopo personale, che cosa simboleggia e qual è la sua utilità?

Risposta di C.G. Jung:Le costellazioni astrologiche raffigurano quelli che noi chiamiamo gli archetipi dell’inconscio collettivo. Sono immagini degli archetipi proiettate nel cielo. L’oroscopo della nascita raffigura una particolare combinazione individuale di elementi archetipici, ossia collettivi, così come sono collettivi i nostri fattori biologici ereditari che però nel singolo determinano una combinazione specifica. La combinazione degli astri nell’oroscopo simboleggia l’essere individuale, e dunque il destino spirituale del singolo.[4]È come se l’anima umana fosse costituita di qualità provenienti dalle stelle; sembra che le stelle abbiano delle qualità che s’inseriscono bene nella nostra psicologia. Ciò accade in ragione del fatto che, originariamente, l’Astrologia era una proiezione sulle stelle della psicologia umana inconscia. In ciò vi è una conoscenza stupefacente, che consciamente non possediamo, del funzionamento inconscio che appare in primo luogo nelle stelle più remote, le stelle delle costellazioni zodiacali. Sembra che ciò che possediamo, come conoscenza più intima e segreta di noi stessi, sia scritto nei cieli. Per conoscere il mio carattere più individuale e più vero devo frugare i cieli, non riesco a vederlo direttamente in me stesso… [Jung procede poi a fare specifici riferimenti alla sua genitura, che dimostra di conoscere assai bene. N.d.A.] Probabilmente, dunque, esiste qualche collegamento, nell’inconscio dell’uomo, con – si potrebbe dire – l’universo. Ci deve essere qualcosa nell’uomo che è universale; in caso contrario egli non avrebbe potuto fare una proiezione simile, non potrebbe leggere stesso nelle costellazioni più remote. Non si può proiettare qualcosa che non si possiede; qualsiasi cosa si proietti in qualcun altro è dentro di , si trattasse pure del diavolo stesso. Il fatto che proiettiamo qualcosa sulle stelle significa quindi che possediamo qualcosa che appartiene anche alle stelle. Facciamo veramente parte dell’universo… Giacché si fa parte del cosmo, qualsiasi cosa si faccia dovrebbe essere in armonia con le leggi del cosmo stesso.[5]

 

  • Se dovesse costruire un parallelo fra i pianeti fisici e astrologici con gli archetipi, cosa affermerebbe?

Risposta di C.G. Jung:[…] la psiche oscura “è” –  verbo aggiunto dall’Autore – come un cielo notturno disseminato di stelle, un cielo in cui i pianeti e le costellazioni di stelle fisse sono rappresentati dagli archetipi in tutta la loro luminosità e numinosità. Il cielo stellato è infatti il libro aperto della proiezione cosmica, del riflesso dei mitologemi, degli archetipi appunto. In questa visione Astrologia e alchimia, le due antiche rappresentazioni della psicologia dell’inconscio collettivo, si danno la mano.”[6]

 

  • Lei utilizza l’Astrologia nelle sua pratica analitica?

Risposta di C.G. Jung:Quando mi riesce difficile classificare un paziente, lo mando a farsi fare l’oroscopo; l’oroscopo corrisponde sempre al carattere del paziente e io poi lo interpreto psicologicamente[7]

 

  • Forse le sembrerò ottuso, ma proverebbe a spiegarmi nuovamente che cos’è l’oroscopo o l’Astrologia per lei?

Risposta di C.G. Jung:Si potrebbe anche dire: l’oroscopo tutto intero – poiché quest’ultimo corrisponde sul piano cronometrico (ossia temporale) al carattere individuale – tutte le componenti della personalità o del carattere. Nella concezione antica, infatti, la specificità individuale è la maledizione o la benedizione che alla nascita gli dèi depongono nella culla del bambino, sotto forma di “aspetti” favorevoli o nefasti. L’oroscopo è il chirographum, di cui si dice: “annullando il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli. Egli (Cristo) lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla Croce. Avendo privato della loro forza i Principati e le Potestà, ne ha fatto pubblico spettacolo dietro al corteo trionfale di Cristo”.

E ancora aggiunge Jung:Il senso fondamentale dell’oroscopo consiste nel fatto che, determinando le posizioni dei pianeti nonché le loro relazioni (aspetti) e assegnando i segni zodiacali ai punti cardinali, esso dà un quadro della costituzione prima psichica e poi fisica dell’individuo. L’oroscopo rappresenta dunque in sostanza un sistema delle qualità originarie e fondamentali del carattere di una persona e può essere considerato un equivalente della psiche individuale.”[8]

 

  • Ma come potrebbe avvenire questo imprinting planetario nell’uomo al momento della nascita, che a questo punto non viene al mondo come tabula rasa?

Risposta di C.G. Jung: Quest’idea, già molto antica, di una sorta di debito chirografario assegnato alla nascita, a cui si riferisce la Lettera ai Colossesi, è la versione occidentale di un karma prenatale. Sono gli arconti, i sette vecchi, che imprimono all’anima il suo destino. Così anche Priscilliano (morto intorno al 385) dice che l’anima, al momento della sua discesa, alla nascita, passa attraverso “certi cerchi” dove viene fatta prigioniera delle potenze malvagie. Secondo la volontà del principe vittorioso viene costretta a